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giovedì 21 novembre 2019

That is the question

Pilchards or not pilchards? That is the question. Se sia più nobile sopportare le percosse e le ingiurie di un fascio di merda oppure prendere le armi dell’ironia contro un mare di guai che ci siamo procurati da soli e risalire la china.
Scrivo senza certezze, confusa e infelice, perché a me questa cosa di una manifestazione spontanea magari poco politicizzata (o, per essere precisi, poco “partitizzata”) e però consapevole che il problema è questo nuovo fascismo, questa piazza che cantava Bella ciao ben sapendo che significa proprio Resistenza al fascismo e ai fascismi, beh, a me questa cosa piaceva. Mi piacciono moltissimo le piazze dove si canta Bella ciao, dalla Francia alla Grecia al Cile, perché sono quanto di più politico e consapevole possa esserci. Come succedeva fino a qualche anno fa anche da noi, in Italia. Io me lo ricordo bene quando uscivamo in macchina a fare speakeraggio durante le campagne elettorali e, appena partiva Bella ciao, c’era un mondo che cantava con noi: dai marciapiedi qualcuno – pochi – salutava a pugno chiuso, ma tutti, proprio tutti, cantavano. E dal labiale si capiva che conoscevano a memoria tutte le parole, come si conviene a un “inno nazionale”. Era un segnale che ci autorizzava ad aumentare il volume e credo che nessuno (a parte i fascisti, che borbottavano e ci guardavano torvi) di quelli che cantavano o battevano le mani a tempo pensasse che quel canto partigiano potesse dividere o dubitasse del fatto che si trattava di un’ode alla democrazia.
Ho avuto – e credo di avere ancora – alcune riserve sulla piazza delle sardine. Intanto il timore che poi si ripeta la storia dei girotondi, svaniti nell’aria come bolle di sapone. Poi che si tratti soltanto di un piccolissimo segnale di ripresa di un corpo in coma, che alimenta la speranza e al tempo stesso fa temere che si tratti del miglioramento di un attimo prima che il cuore si fermi. Ma soprattutto: ci sono quelli del Pd in mezzo o addirittura dietro? È possibile e non mi rende felice, perché il Pd – per quanto derenzizzato – continua a essere il partito di Minniti che fa accordi con la Libia sulla pelle dei migranti o che troppo spesso è stato dalla parte dei padroni e non da quella dei lavoratori, come la definizione di “sinistra” richiederebbe. E quindi, no: se hanno intenzione di metterci il cappello non mi piace. Ci sono quelli dei 5Stelle in mezzo, che pensano o sperano di ricostruire il loro imene politico? Grazie, no. Qualcuno ha obiettato che forse ci sono, ma sono quelli “di sinistra”. Di sinistra? E se erano di sinistra perché non si sono (metaforicamente) fatti esplodere sotto casa di Di Maio quando il Movimento ha deciso di andare al governo con Salvini?
C’è qualcosa che non torna. E però, c’è anche qualcos’altro che non torna, che per di più mi fa essere incerta, confusa e infelice. Parlo della mia parte; parlo a voi, compagni, e vorrei che qualcuno mi aiutasse a capire: perché da qualche giorno sembra che la vostra principale occupazione sia quella di denigrare e affossare questo nuovo movimento? Sono confusa perché ho visto post di compagni che stimo molto vomitare disprezzo verso le sardine e quindi mi chiedo e vi chiedo: cos’è che non ho capito? Ma non posso fare a meno anche di pensare che forse tutto questo rancore è il segno della nostra frustrazione: perché noi non riusciamo più a parlare con tanta gente e a mobilitare tanta gente; perché noi siamo quelli che ai cortei i volantini ce li diamo fra di noi e ai sit-in rivolgiamo il megafono verso noi stessi invece che verso la strada e la gente che passa. Siamo sicuri, compagni, che invece di essere così manifestamente ostili non dovremmo con umiltà cercare di capire dov’è che abbiamo sbagliato, perché non riusciamo più a parlare né fisicamente né virtualmente con il nostro popolo? Siamo sicuri che il nostro popolo non sia anche là, in mezzo a tutte quelle sardine, a mobilitarsi contro un pericolo reale, pratico, mentre noi facciamo teoria? E che magari vorrebbe che ci fossimo anche noi a fare le sardine, a stringerci tutti insieme contro i nuovi fascismi? Siete sicuri che non siamo pieni di rabbia perché non riusciamo più a “fare egemonia” e perché magari anche noi – come quegli altri – avremmo voluto metterci il cappello?









mercoledì 11 maggio 2016

Sono tornati i cucchiai d'oro


La prima cosa che ti colpisce guardando una foto è la collezione di crocifissi che campeggia sul petto - come da copione villoso - e il suo patetico aspetto da play-boy di provincia. Il piissimo Giovanni Cocivera, dirigente del reparto di Ginecologia dell'Ospedale Piemonte-Papardo di Messina, nonché ex consigliere comunale del Pdl allegramente transitato al Pd che lo ha candidato alle ultime elezioni amministrative perché i voti della Sanità in Sicilia sono tanti e non puzzano (e, anzi, se non puzzano non se li prendono), è uno dei due medici arrestati oggi con l'accusa di avere praticato aborti clandestini. L'altro è Giuseppe Luppino, primario di Anestesia nella stessa struttura ospedaliera. Secondo la procura, con l'abusato stratagemma dei tempi lunghi delle strutture pubbliche, i due convincevano le donne che avevano bisogno di abortire a farlo in uno studio privato, quindi a pagamento, che - come se non bastasse - faceva schifo ("in ambienti privi dei requisiti igienici", scrivono i giornali) e per di più usando farmaci che venivano dall'ospedale.
Cucchiai d'oro li chiamavamo ai nostri tempi questi medici da strapazzo facevano i soldi sulla pelle delle donne (che spesso la pelle ce la lasciavano in seguito ad un aborto praticato da qualche macellaio in qualche letamaio) e noi rivendicavamo una legge sull'interruzione volontaria di gravidanza, arrivata poco meno di quarant'anni fa.
Ecco, la prima cosa che ti viene in mente è che abbiamo fatto un triplo salto mortale all'indietro di quarant'anni e per un attimo pensi che le nostre battaglie sono state inutili. Perché poi hanno trovato il trucchetto dell'obiezione di coscienza: medici tutti casa e chiesa in pubblico; tutti soldi a palate (sporchi di sangue) in privato e chi se ne fotte della coscienza. A Messina, a quanto sembra, su venti medici diciotto sono obiettori; in quasi tutte le regioni italiane gli obiettori superano l'80%, con rarissime eccezioni. I cucchiai d'oro sono tornati, o forse non se n'erano mai andati.
L'ho pensato anch'io, l'ho pensato ed è perfino legittimo con questi numeri pensare per un attimo che le nostre battaglie siano state inutili. Ma solo per un attimo, perché una sana incazzatura è molto meglio della rassegnazione. È solo che, in questo caso come in quelli dei politici che ci rubano la vita (e spesso, come si vede, coincidono), preferiresti che non fossero i giudici a cacciarli via ma un popolo consapevole.

giovedì 1 ottobre 2015

L'università porca

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Sono migliaia. Migliaia, capite? Altro che numero chiuso, test d'ingresso a Medicina, estate passata a studiare nella speranza di essere presi. Migliaia che si sono fatti il culo pur sapendo che ad essere scelti sarebbero stati soltanto in quindici. Migliaia trepidanti dietro una porta in attesa del risultato. Migliaia con irriducibile spinta motivazionale.
E per accedere a quale prestigiosissimo corso accademico? Ma a quello di Rocco Siffredi, naturalmente. Praticamente un corso di minchia. Come i tanti, del resto, che fioriscono negli atenei italiani pur di assicurare una cattedra ai figli dei baroni.
Questo si chiama Siffredi Hard Academy (emmecojoni), volendo tradurre approssimativamente "l'università porca": un corso (privato) di due settimane - praticamente una sveltina - per insegnare a ragazze e ragazzi come si fa l'attore porno, preceduto dallo slogan "i talenti vanno formati" e pubblicizzato con un video di una trentina di secondi in cui i maschi stanno seduti in cerchio con le gambe incrociate e sono vestitissimi in jeans e maglietta, mentre le ragazze - come da tradizione berlusconiana - sono al centro in abbigliamento da zoccole e gambe rigorosamente divaricate o a culo a ponte, giusto per farci intendere che nessuna delle sessantaquattro posizioni verrà trascurata.
Che poi, se ci pensate, non è tutta colpa di Siffredi. E' che il settore tira. Basta guardare i dati forniti da Pornhub, secondo cui gli italiani rientrano fra le prime dieci popolazioni che usufruiscono dei suoi servizi e servizietti.
La ricerca del sito di video pornografici svela anche che gli italiani cliccano meno la domenica (salvo poi scatenarsi il lunedì), si astengono ad agosto e "prendono una rispettosa pausa" il giorno di natale. La famiglia tradizionale prima di tutto. Preferibilmente accompagnata da indignazione per l'esistenza dei gay e per l'educazione di genere nelle scuole. Così il teatrino è perfetto. Roba da (porno)attori e da politici consumati. Tipo quello del Pd, quel tale Nicola Cucinotta che proclama senza vergogna "meglio omofobo che sodomita". Ragazzi, d'ora in poi se volete sfondare nella vita pubblica non iscrivetevi a Scienze politiche: andate all'università porca. Magari vi ritrovate consiglieri comunali o persino presidenti di regione.

venerdì 21 agosto 2015

Licenziate il portiere

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Ve lo dico sinceramente: a me che il pezzo di merda mafioso Vittorio Casamonica sia stato fatto entrare in chiesa da morto (e presumibilmente soprattutto da vivo) non importa e non mi stupisce. Non m'importa, perché non è casa mia e anzi mi fa un tale schifo da tenermene il più lontano possibile; e non mi stupisce perché il fatto che all'interno di quella comunità ci siano tre mosche bianche controcorrente, e il fatto che i vertici abbiano assunto uno per inventarsi gli slogan che piacciono alla gente e rilanciare il business non sposta di una virgola e non rende meno grave che la chiesa abbia sempre intrattenuto amicizie più che affettuose (e continui a farlo) con boss, potenti e prepotenti. C'è bisogno di ricordare Pio XII e il fascismo, i rapporti del Vaticano con il bastardo assassino Pinochet o, scendendo più in giù, don Stilo prete ndranghetista o "padre" Agostino Coppola, celebrante delle nozze fra Totò Riina e Ninetta Bagarella? E il "non sapevo chi fosse" del parroco, traduzione simultanea dell'omertoso "nenti sacciu", ne fa di diritto un prete di mafia.
Quello che mi importa, invece, è sapere perché questi possano girare impunemente e fare i gradassi nelle strade di una qualunque città del mio Paese, cioè a casa mia. Voglio sapere perché i vigili urbani gli hanno fatto il servizio d'ordine, voglio sapere perché prefetto e questore non hanno fatto niente per impedire che le strade di Roma di riempissero di merda mafiosa (eppure dovevano immaginare qualcosa, visto che al figlio di Casamonica, agli arresti domiciliari, era stato dato il permesso di partecipare al funerale), voglio sapere chi ha autorizzato l'elicottero a sorvolare il nostro spazio aereo. Nei condomìni dove ancora ci sono i portieri, se il portiere si gira dall'altra parte e fa finta di non vedere quando passa un ladro (figuriamoci un assassino), quindi è complice, si fa una cosa semplicissima: si licenzia. E qui i portieri da licenziare sono tantissimi a quanto pare. A partire da quella  sottospecie di ministro che dovrebbe dare le direttive e invece si limita a fare una parodia di voce grossa dopo che i buoi sono scappati e i boss sono stati sepolti con tutti gli onori. Ha l'indignazione postuma lui.
Tornando alla chiesa cattolica (che è un po' come il Pd: pochissime persone per bene e molti delinquenti, che siano criminali comuni o politici), mi aspetto che i pochi onesti che stanno lì dentro, di fronte a questa goccia che dovrebbe far tracimare la diga, decidano di uscire dal partito.
Importante, comunque, che tutti questi baciapile non si arroghino il diritto di spiegare l'etica agli altri. Chi tollera quanto accaduto ieri a Roma è complice e se non s'indigna e non reagisce di fronte alla totale subalternità dello Stato alla mafia, moralmente è colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa.

lunedì 6 luglio 2015

Fatti un partito tuo


Io sono di quelli che hanno aspettato i risultati con l'ansia da parto e hanno gioito mischiando riso e lacrime per la vittoria del No al referendum in Grecia.
Perché noi in Italia siamo bravissimi a fare la rivoluzione con il culo degli altri, in mancanza di un culo tutto nostro. E questo non a causa del fato avverso, ma a causa del fatto che siamo stronzi. Mi riferisco alla miriade di partiti e partitelli comunisti e di sinistra.
In Grecia pure sono innumerevoli, ma quello che li distingue da noi è che loro pensano prima di tutto all'interesse del loro Paese e in nome di questo interesse hanno deciso di mettere da parte le differenze e puntare sulle cose che uniscono. E' così che è nata Syriza, la coalizione della sinistra radicale, che a gennaio ha vinto le elezioni politiche e domenica ha fatto il botto con il referendum. Circa il doppio dei voti di sei mesi fa e, a parte quelli degli antieuropeisti e degli incazzati a prescindere, mi piace pensare che siano anche il riconoscimento del lavoro fatto da Tsipras.
Dentro Syriza c'è una quindicina di partiti, più o meno quanti sono quelli italiani che si iscrivono nell'area della sinistra, ma là hanno capito che unirsi era l'unica cosa da fare per mettere fine alle politiche neoliberiste che hanno affossato la Grecia. Non sono così ingenua da pensare che non ci siano screzi al loro interno, ma da loro ha prevalso il buon senso.
Noi no. Giornalmente mi arrivano mail di presunti leader comunisti che sollecitano l'unione dei comunisti attraverso un "movimento dal basso" - di cui ovviamente si autonominano guide - che però è sempre un movimento verticale e mai orizzontale: a parole predicano unità, ma mai che nessuno di questi presunti e sedicenti e patetici leader del nulla faccia un passo indietro o si muova verso gli altri. Sempre contro. Anzi, sempre ad alimentare il settarismo e sempre a coltivare il loro piccolissimo giardino. Per non parlare dei miserevoli fuoriusciti o dissidenti del Partito Nazional Fascista 2.0, i Fassina, i Civati, i D'Attorre: fuoriusciti col contagocce, a singhiozzo, a rate, o con un piede dentro e uno fuori; sicuramente fuoriusciti alla spicciolata senza nessun peso politico. Ciascuno dei quali, con sprezzo del ridicolo, annuncia di voler fondare un partito tutto suo.
Sembra quasi che a dare la linea a sinistra e persino fra i comunisti sia Razzi/Crozza: Amico caro, fatti un partito tutto tuo, fai il presidente, il segretario, il vicesegretario, il tesoriere, l'organizzatore, il deputato, il senatore, fatti un partito tutto tuo e nun mi rumpiri u cazz. Sì, dai, continuate così e a vincere saranno i Razzi. Ma senza Crozza. E non ci sarà niente da ridere.

sabato 25 aprile 2015

Corso avanzato di pippologia


A Reggio Calabria c'è un consigliere comunale - tal Massimo Ripepi, di Forza Italia - secondo il quale l'adozione nelle scuole italiane del Documento standard europeo per l'educazione sessuale significherebbe introdurre alla "masturbazione infantile precoce" i bambini fra i 4 e i 6 anni.
Insomma, stando alle affermazioni di Ripepi, che finge di ignorare le reali finalità del Documento, sembrerebbe che a breve negli asili e nelle scuole elementari possa essere istituita una specie di corso avanzato di pippologia.
Da qui la stesura di una mozione (peraltro, ma la cosa non ci stupisce, benedetta da quasi tutti i consiglieri del Pd) con la quale lo scandalizzato cattotalebano si oppone "a qualunque tentativo di introdurre nell’ordinamento giuridico disposizioni normative tali da alterare la stessa struttura della famiglia", dove per famiglia intende quella presunta "naturale" fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, che per Ripepi sarebbe "una comunità di affetti e di solidarietà in grado di insegnare e trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi".
Io non vorrei fare la guastafeste, ma vorrei ricordare al devotissimo Ripepi che a volte la famiglia "naturale" è il luogo dove si commettono le peggiori nefandezze. Tanto per dirne una, una delle centinaia che ho sentito e letto negli ultimi mesi, nel mio lavoro preparatorio di un libro sulla violenza contro le donne, mi hanno riferito di un marito che non soltanto ammazzava sistematicamente di botte la moglie, cosa peraltro alquanto diffusa, ma che - parlando della figlia di appena sette anni - annunciava: "Questa la devo sverginare io". Affetti e solidarietà? Valori etici?
Per sostenere i quali valori etici il consigliere forzista nella sua mozione accusa la scuola di "aperta propaganda contro la famiglia naturale" e afferma che "le istituzioni devono provvedere allo stanziamento di pubblici sussidi al fine di garantire ai genitori un’effettiva libertà nella scelta della scuola per i propri figli, senza essere costretti a sostenere, direttamente o indirettamente, spese supplementari che impediscano o limitino di fatto tale libertà". In pratica, vorrebbe più soldi per le scuole dei preti. Come se non bastassero quelli già scippati alla scuola pubblica. Che, stando al pio Ripepi, sembrerebbe voler fare diventare tutti omosessuali, "con il pretesto di combattere 'inutili' stereotipi" e per far questo si sarebbe macchiata di un altro grave delitto: al liceo Giulio Cesare di Roma "i professori hanno imposto ad allievi minorenni la lettura di un romanzo, a forte impronta omosessualista, dal titolo 'Sei come sei' della scrittrice Melania Mazzucco (ed. Einaudi), alcuni passi del quale rivelano, in realtà, un chiaro contenuto pornografico descrivendo fra l’altro, nei dettagli, un rapporto di sesso orale fra due maschi". Mi chiedo: il cattotalebano sarebbe così scandalizzato se il sesso orale fosse avvenuto fra un maschio e una femmina? E poi davvero crede che senza la lettura di quel romanzo i ragazzi non avrebbero mai conosciuto questa pratica? Non vorrei darle un dispiacere, devotissimo consigliere, ma la informo che da qualche anno esiste una cosa che si chiama Internet. E che, non so se gliel'hanno detto (ma sì che gliel'hanno detto: a giudicare dal suo livore, lei dev'essere uno di quelli che predicano bene e smanettano male), da questa si può accedere a un'altra cosa che si chiama Youporn.
E senza nemmeno il filtro di un insegnante che - è questo, credo, il senso del Documento europeo - potrebbe aiutarli a capire e a fare le loro scelte consapevolmente.

venerdì 3 aprile 2015

Solo non si vedono i due liocorni


Quando vai su Google e cerchi Casavatore, comune della città metropolitana di Napoli, nonché "comune europeo", la prima cosa che appare è un'immagine del cartello di ingresso con le stelline europee e un cumulo di immondizia che ci si arrampica sopra come fosse edera. Praticamente metafora e rappresentazione plastica della molto più di una "grosse koalition", direi piuttosto una "grosse" ammucchiata, che si appresta ad andare al governo del comune.
A parte i due liocorni, che anche in questo caso saggiamente preferiscono starsene per i fatti loro, ci sono tutti, a partire da Forza Italia, passando per l'Ncd, fino ad arrivare a Rifondazione comunista e Sel: ben dieci liste a sostegno del candidato sindaco alle elezioni di maggio, Salvatore Silvestri, del Pd. Roba da far impallidire perfino uno scarabeo stercorario o il Pd siciliano per la capacità di mandare giù qualunque cosa. Dove per qualunque cosa si intende proprio quella cosa. E già con l'ingresso di mafiosi e le candidature di amici dei mafiosi ci sembrava di avere visto tutto e pure troppo.
Naturalmente ci diranno che è per il bene della città, il cui ex sindaco, Salvatore Sannino, anche lui del Pd (toh, e chi l'avrebbe mai detto), è stato recentemente arrestato per mazzette e truffa, quindi perfettamente fedele alla linea nazionale del partito. Naturalmente ce lo spacceranno come una sorta di Comitato di salute pubblica per rimettere in piedi la città, così come ci hanno raccontato negli ultimi anni quando le ammucchiate hanno cominciato a farle a livello nazionale per il bene del Paese e perché ce lo chiedeva l'Europa, raggiungendo l'apoteosi con il governo di destra-destra del rottamatore e moralizzatore riuscito solo a ritirare fuori dagli armadi tutto il vecchio repertorio e i vecchi figuri impregnati di naftalina e impegnati nella perpetuazione di pratiche corruttive decennali. Senza le quali è difficile raggiungere e conservare il potere.
Comunque, non ne dovesse restare nessuno, come nei Dieci piccoli indiani, loro si sono premuniti: il manifesto elettorale infatti è stato stampato grazie a uno sponsor, quasi undicesima lista a chiusura dell'elenco delle altre. Onoranze funebri Strano, si chiama. Per dire che la Politica, quella seria e con la P maiuscola, è morta e sepolta.

martedì 24 febbraio 2015

Usati e gettati


Io quella scena me la sono vista. E' uguale a quelle che vedi ai convegni quando partecipa uno che conta poco più di un cazzo (ma un cazzo piccolo piccolo, mica quello di Rocco Siffredi) e, appena finisce di parlare, tutti si affollano e sgomitano come ai buffet di matrimonio, per accaparrarsi una piccola fetta di gloria e devi chiamare la Protezione civile se non vuoi che tutti finiscano schiacciati sotto una valanga di provincialismo. Devi stringergli la mano e farti vedere mentre gli stringi la mano, magari farti una foto a futura memoria. Domani potrai dire: "Io lo conosco: ci parlo io". E convincerti di contare un cazzo e mezzo.
La scena, pietosa, è quella dei partecipanti a Roma al convegno Pd sulla "buona scuola", propaganda di regime per il ducetto fiorentino con tanto di spettacolo per rendere completa l'atmosfera idilliaca. Ancora più idiliaca se a suonare sono dei ragazzini: serve a smuovere i buoni sentimenti, a suscitare la rima cuore/amore. Peccato che i ragazzini - non ragazzini "qualunque" armati di piffero, ma gli allievi dell'Accademia di Santa Cecilia - non se li è filati nessuno, a partire da Renzi in giù (ammesso che esista un "in giù" rispetto a Renzi): loro suonavano, alle spalle il simbolo di quel partito che gli sta negando il futuro, mentre i partecipanti li urtavano e li travolgevano (facendogli pure cadere gli strumenti e in qualche caso danneggiandoli) per andare a stringere qualche mano potente. Usati e gettati. Non hanno fatto nemmeno finta di ascoltarli, né per cortesia né per propaganda.
Ma Renzi non aveva detto che avrebbe ascoltato tutti?

domenica 4 gennaio 2015

Se va, va

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Ora tutti lì a smentire. Ministero contro governo, governo contro ministero; ping pong, gioco delle parti. Non c'ero e se c'ero dormivo. Non l'ha scritta nessuno, sarà stata generata automaticamente da un computer programmato per l'inciucio la norma contenuta nella riforma fiscale che cancellerebbe la condanna di Berlusconi nel processo Mediaset restituendogli la verginità elettorale passiva.
Insomma, non proprio passiva. Qua se c'è qualcuno passivo, nel senso erotico del termine, è l'elettore non l'eletturo: tutti gli elettori (non solo quelli già pagati o quelli legati a un pagherò), affetti da una sorta di sindrome di Stoccolma collettiva, collettivamente e irrazionalmente innamorati dei due artefici del Patto del Nazareno, cioè la condanna a morte dell'Italia. Nel quale patto - c'è da scommetterci - forse era contenuto anche il gioco di prestigio di ricostruzione del berlusconiano imene politico.
E siccome gli italiani non reagiscono, Renzi lo ha detto chiaro nel suo discorso a rete unificata sul sito del Pd: "Abbiamo la certezza che gli italiani da noi vogliono che continuiamo a fare quello che abbiamo fatto nel 2014 con ancora maggiore determinazione". Cioè incularci?
Comunque, per il sì e per il no, i furbetti del governino nella norma ad Berlusconem dovevano aver messo una clausola, corpo 5 come nei contratti delle assicurazioni così non si vede. Tre piccole lettere, come nella barzelletta sul conto portato al cliente dal ristoratore truffaldino: S. V. V. Non è andata, li hanno sgamati e ora il grande statista che ci governa annuncia correzioni. Come un piccolo truffatore qualunque.

domenica 26 ottobre 2014

Una famiglia allargata


Sapete che vi dico? In questo momento non parlo come dirigente di partito e scrivo mentre è in corso il Comitato centrale del mio partito a cui non ho potuto partecipare e che non so cosa deciderà; non fraintendetemi, però: non smetto dopo più di quarant'anni di essere comunista, ma - sapete che vi dico? - mi iscrivo al partito nato il 25 ottobre. A San Giovanni c'era un milione di persone e per ognuna che è partita ce n'erano almeno altre cinque che per varie ragioni (soprattutto economiche, perché a questo è servito anche lo smantellamento di tutti i diritti: ridurci alla fame per toglierci pure la possibilità di protestare) non hanno potuto esserci: almeno cinque milioni di persone, più del doppio di quelle che (destri compresi, cioè i più) hanno votato Pd alle ultime elezioni europee.
Cinque milioni di persone sono un partito grosso. Sì, lo so: là in mezzo c'erano tanti che hanno votato Pd e che ora la devono smettere di fare i pesci in barile, perché non basta una manifestazione a cancellare la responsabilità di avere dato il Paese in mano a un avventuriero. Ma adesso abbiamo tutti un dovere: farlo vivere quel partito nato il 25 ottobre senza che nemmeno ce ne accorgessimo. E' come quei bambini nati senza essere stati programmati ma che, dal momento in cui esistono, si amano con tutti se stessi, perché sono belli, intelligenti, allegri, socievoli e hanno una gran voglia di vivere. Diamogli un nome: chiamiamolo partito del lavoro, partito per il lavoro, partito per la Costituzione (non era questo, forse, che rivendicavamo - lavoro e rispetto della Costituzione -, tutti noi, precari, pensionati, lavoratori a tempo indeterminato e a tempo determinato, disoccupati, due giorni fa a Roma?), chiamiamolo come cazzo vogliamo, ma nutriamolo e facciamolo crescere. Tutti insieme, come se avesse milioni di mamme e di papà, come se fosse una famiglia allargata, di quelle dove ci si vuole più bene che in quelle tradizionali e ipocrite che piacciono a Giovanardi.
Io se c'è un partito comunista sono contenta, ma se ce n'è uno di tutta la sinistra lo sono ancora di più: perché non è normale, in nessuna parte del mondo, che ci sia un partito di destra e non ce ne sia uno di sinistra. E non è normale che un partito di destra si definisca di sinistra. Io voglio un partito di sinistra. E chi preferisce che il bambino sia nato morto perché pensa di essere più a sinistra degli altri o pensa di avere il copyright e pretende di annettersi gli altri in nome di una sorta di purezza della razza è solo un criminale politico. Esattamente come Renzi e il suo partito dei padroni, degli evasori fiscali, dei mazzettari e dei cementificatori.
Qualcuno ha detto che Renzi non potrà non tenere conto di quel milione di manifestanti, pur sapendo che lui - da arrogante e sbruffone fascista quale è - non ne terrà conto: adesso il punto è che noi non possiamo non tenerne conto. Altrimenti ci mandiamo affanculo da soli, senza bisogno che lo faccia Grillo.

sabato 4 ottobre 2014

Uguali


Qualche giorno fa ho visto la foto di un militante (?) del Pd siciliano intervenire a un incontro del suo partito. Oddio, "militante": non smetto di usare categorie démodées. Sembra che nel Pd, oltre a non essere rimasto nemmeno un briciolo di sinistra, non ci siano più militanti e tesserati (che poi le due cose sono collegate).
Diciamo che quella foto ritraeva un burocrate, uno destinato a diventare qualcuno, con il piglio di chi dà lezione, pantaloni blu con le pinces e stretti sotto, camicia bianca d'ordinanza.
Dovremmo esserci abituati, no, a vedere questi neoberluschini in divisa? E poi adesso anche i dati sul tesseramento ci confermano che il Pd è un partito di plastica, senz'anima, senza idee di sinistra e con molte idee di destra, senza passione e con molto calcolo. Eppure, no: fa impressione, ti suscita lo stesso raccapriccio che provoca la vista di uno di quegli enormi scarafaggi marrone di ultima generazione che hanno invaso le città prediligendo gli scarichi e hanno soppiantato quelli - rossi e molto più piccoli - che invadevano le case piene di libri. Lo stesso raccapriccio che provocava nei suoi familiari la vista di Gregor Samsa.
A rovistare, metaforicamente, nella merda c'è il rischio di una metamorfosi. Roba da vecchi rincoglioniti la militanza in un partito, le scuole quadri, gli scioperi per il lavoro, i volantinaggi nelle fabbriche e nei quartieri popolari, le riunioni di collettivo, i turni per la pulizia del cesso in sedi dove spesso non c'era l'acqua corrente. Meglio, molto meglio, per voi, i pantaloni blu e la triste camicina bianca, il partito come pollaio dove allevare clientes in batteria. I voti si prendono con i favori, i diritti si buttano nel cesso.
Me la rigiro mentalmente fra le mani quella foto e fra le mani vorrei avere lui, quel "militante" piddino, per assestargli un paio di ceffoni. Non sarà esattamente il metodo Montessori, ma a volte servono le terapie d'urto per aggredire malattie gravi come la carrierite. E ogni tanto uno schiaffo a un bambino può essere salutare. Già, perché quello che ho omesso di dirvi è che quel cosiddetto militante così tristemente bardato da yuppie renziano quarantenne era un ragazzo di appena diciassette anni. Anormale. Perché non è normale un ragazzino vestito in quel modo, a meno che non stia andando a fare la prima comunione (che già di per sé non è una cosa normale).
Se lo avessi fra le mani, gli direi: levati questa merda che hai addosso (e nel cervello) e vatti a mettere una maglietta ciancicata e un paio di jeans! Altrimenti, per te e per quelli come te è meglio una fine alla Gregor Samsa. Con una differenza rispetto a lui: che voi non siete dei diversi emarginati; voi siete drammaticamente degli uguali. Uguali a quelli dei club "Forza Silvio".

mercoledì 1 ottobre 2014

Lamette


Molti anni fa scrissi il classico romanzetto d'esordio - due terzi di autobiografia e un terzo di invenzione, violentemente shakerati nell'inutile tentativo di depistare quanti si sarebbero dedicati allo sport voyeristico dell'individuare i personaggi -: di quelli che si scrivono quando si ha bisogno di curare qualche malattia interiore.
Romanzetto che sarebbe rimasto nient'altro che il diario di un essere semplicemente complicato se io non avessi tentato di ingraziarmi protagonisti e lettori. Insomma, ho scritto quello che gli altri volevano sentirsi dire e che il comune sentire vuole sentire: ho espresso amore per una casa di cui odio l'impianto ideologico; ho riconosciuto saggezza a una persona che disprezzo; non ho sputtanato come avrebbe meritato un padre di merda; mi sono etichettata calcolatrice, su suggerimento di una scrittrice vera, perché sembra che una buona dose di cinismo non guasti e se sei stronza vendi di più.
Quindi il diario - in quanto tale autoconfessione e autocoscienza, e in quanto tale sincero - è andato a farsi fottere e il romanzetto è rimasto un animale ibrido con tutti i presupposti per essere sterile. Confesso che ogni volta che ci ripenso m'incazzo: magari nessun editore avrebbe pubblicato un diario che era soltanto tale, ma forse lo avrei preferito al non essere io.
Poi mi sono imbattuta in un libro di Michela Marzano, filosofa, parlamentare Pd (e questo è già un problema), quarantenne renziana (e questo è un grosso problema): "Il diritto di essere io", s'intitola ed è una raccolta di saggi prevalentemente sulle questioni di genere, pubblicati in precedenza su Repubblica. Tesine da liceali o da laurea triennale, in realtà: ben scritte, ma niente di più, sul piano dei contenuti, di quanto io e le altre (intendo le mie coetanee e coeve) non avessimo già appurato da anni con metodo empirico e cioè sulla nostra pelle.
Insomma, sono stata attratta dal titolo - perché è esattamente quello che rivendico da quel romanzetto in poi, quando scrivo qualcosa -, ma man mano che leggevo mi sono resa conto che non mi diceva niente di nuovo. Beh, però - ho pensato - forse potrà essere utile (ammesso che leggano) per le ventenni. Forse persino per le trentenni e le quarantenni berlusconianrenziane, convinte che per fare politica non servano le idee ma avere la figa ed essere delle strafighe da défilé di moda.
Poi ho capito che era una causa persa quando ho visto la Boschi a Ballarò, che ride quando parla di disoccupati e dell'Italia dice che è un Paese "molto bello", come una turista americana di passaggio. Very nice. E allora rivendico il diritto di essere io e di definire oca una che considero niente di più che un'oca; mentre come testo di riferimento più che la Marzano mi viene in mente Donatella Rettore: dammi una lametta che ti taglio le vene.

domenica 10 agosto 2014

Il Partito dei baci e delle brioches

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Ho letto stamattina su Facebook alcune considerazioni di un caro amico e compagno, avvocato che - come molti suoi colleghi - coltiva un atavico e viscerale odio nei confronti dei magistrati.
Il compagno, della cui compagnitudine non dubito sebbene sia da tempo in fase di avvicinamento al Pd, scriveva in estrema sintesi che a frenare la sua marcia verso quel partito è stato il tentativo di designazione del magistrato antimafia Nicola Gratteri a Ministro della Giustizia del governo Renzi. Designazione peraltro prontamente bloccata dal garante solo di se stesso e dunque mai andata in porto.
Solita storia di contrapposizione fra garantisti e giustizialisti: il mio caro amico se la prende con Gratteri, presunto giustizialista, che se la prende con il neonato giornale di Piero Sansonetti, "Il garantista", presunto garantista. Sansonetti, allegramente transitato da sinistra a destra passando attraverso buchi di bilancio e licenziamenti di giornalisti antimafia (evidentemente fa curriculum), sembra sia solito prendersela con i magistrati impegnati in inchieste sulla 'ndrangheta e Gratteri sembra abbia messo in guardia gli altri giornalisti che invece sostengono il lavoro della magistratura contro quegli attacchi che li delegittimano e li isolano.
Ebbene, il mio caro amico con sarcasmo sostiene che Gratteri sarebbe stato un "ottimo Ministro della giustizia sommaria" e aggiunge che il Pd sarebbe "il megafono delle procure".
Ohibò! Il Pd megafono delle procure? E da quando? Le foto ci mostrano piuttosto un partito dei baci schifosi, quegli stessi baci che hanno un precedente tristemente noto e "autorevole" in Sicilia. Baci con trasporto degno di uno scatto di Alfred Eisenstaedt, elargiti da una signora che ha la stessa puzza sotto il naso, lo stesso rapporto con la realtà e la stessa fratellanza con il popolo che aveva la signora delle brioches.
Ecco, io che non sono necessariamente giustizialista, ma preferisco sicuramente i magistrati ai mafiosi, in casi come questi proporrei di ripristinare la ghigliottina. Non quella parlamentare: quella vera.

mercoledì 9 aprile 2014

Disordine nuovo


Avete presente quelli che sposano una donna ricca e potente, ma non troncano mai il rapporto con l'ex fidanzata? Un'amante fa sempre comodo in un matrimonio d'interesse: quando la riccona comincia a schiavizzarti, hai sempre quell'altra fra le cui braccia rifugiarti. E non devi nemmeno fare la fatica di ricominciare ogni volta con una nuova, corteggiare, imparare gusti, assecondare capricci inediti.
E' esattamente quello che mi è venuto in mente guardando i simboli depositati per le prossime elezioni europee. Già, perché, distratti tutti (contagiati, come spesso avviene, da una certa comunicazione letteralmente del cazzo) dal simbolo del partito del bunga bunga, probabilmente in pochi si sono accorti che fra gli altri c'era pure quello con la quercia e la rosa che aveva già sostituito la piccola falce e martello nelle radici. I segni del tradimento c'erano già.
Sono a distanza di sicurezza, appena tre posti fra l'uno e l'altro: prima c'è quello nato da madre incerta e padre democristiano (affettuosamente chiamato Pd) e poi quello dei Ds.
No, tranquilli, alla fine non la presenteranno la lista. E' messa lì come deterrente, per evitare che qualche altra amante pretenziosa prenda il posto della prima. Ma non torneranno dalla fidanzata e non lasceranno la moglie: quella è una tradizionale famiglia cattolica basata sull'ipocrisia, con amante compresa nel prezzo. Al massimo, qualche volta lui porterà in giro la sua ex per farsi bello con gli amici. Oppure si ritroveranno a Torino, per una due giorni scopa e fuggi, nella casa di Gramsci trasformata in albergo di lusso: l'apoteosi del tradimento. Per sua fortuna Gramsci è morto e non dovrà patire l'ulteriore pena del disordine nuovo.

venerdì 14 febbraio 2014

Ci siete o civate?

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Certo che Pippochecazzofai è davvero un personaggio. A completamento di mesi di performance da barricadero stanco, quello che fa la guerra ma solo finché non trova la poltrona su cui riposarsi, oggi ha davvero superato se stesso. Roba che comunque, se la cosa fosse considerata seria, non basterebbe richiamare in vita i padri della psicoanalisi per spiegarla.
Insomma Civati (che in siciliano è il participio passato del verbo "civari", imbeccare, cibare, usato indifferentemente per uccellini e bambini molto piccoli e in alcuni casi, ironicamente, per bamboccioni: tout se tient), all'indomani della direzione del Pd stravinta da Berluschino & his band, dal suo blog lancia la provocazione "Quasi quasi fondo il Nuovo Centro Sinistra" e ci spiega: "Recupero una dozzina di senatori. Poi vado da Renzi e gli dico il contrario di quello che propongono Formigoni e Sacconi, oggi sui giornali. Nuovo Centro Destra contro Nuovo Centro Sinistra (anche Sinistra e basta, che il Centro e dappertutto). Chiedo matrimoni egualitari, stop agli F-35, stop al consumo di suolo (magari anche NoTav), reddito minimo, progressività fiscale, conflitto d’interessi, ius soli, legalizzazione delle droghe leggere. Saranno contenti rispettivamente Formigoni, Lupi, Mauro, Sacconi, Alfano e Giovanardi (sono proposte ad personas, tanto loro di solito le votano). E vediamo come va a finire".
Pippo, non vorrei infierire, ma va a finire che ci fai una figura di merda perché tu tutte le puttanate che hanno fatto finora in un modo o nell'altro le hai sempre avallate. Do you remember Cancellieri?
Ma siccome Pippo non lo sa, chiede spiegazioni. E lo fa con un post scriptum debordante di interrogativi esistenziali: "P.S.: mi spiegate perché, davvero, stiamo facendo un altro governo con questi signori, preoccupati solo di non discutere di unioni civili e di ius soli? Perché stiamo facendo un altro governo che non solo non ha il mandato degli elettori ma non rappresenta nemmeno il 50% dei suffragi dello scorso febbraio? Perché stiamo facendo un altro governo frutto di un ribaltamento della linea, poi di una scissione, poi di un ribaltoni e infine di una staffetta “sul posto”? Perché stiamo facendo un altro governo dopo avere escluso di farlo, preoccupati soltanto di fare una velocissima legge elettorale di cui ora tutti dicono che non è poi così veloce, che bisogna completarla con le riforme e che poi non siamo mica sicuri che passa, dopo aver giurato che passava nel giro di due settimane e che era una mossa geniale perché tutti avrebbero dovuto farla passare così senza fare una piega? Mi spiegate perché abbiamo celebrato l’uscita di scena di Berlusconi e poi abbiamo celebrato il suo ritorno? Mi spiegate perché ci siamo detti ufficialmente contrari alle larghe intese (era ora) e per tutta risposta ne facciamo delle altre, che sono solo più lunghe delle precedenti? Me lo spiegate voi, perché io non ce la faccio? Da ultimo, per fatto personale: ma perché nessuno è coerente con quello che dice e fa il contrario di quello che dichiara? Perché così è un po’ difficile, rimanere coerenti mentre tutti fanno giravolte e testacoda".
Ecco, Pippo, mi spieghi perché (da mesi, non da un giorno) non sei coerente con quello che dici e fai il contrario di quello che dichiari? O la strategia è quella di chi, per non ammettere di ambire a un porto (e a un posto) sicuro, sostiene la necessità di "combattere da dentro"?
No perché, a meno che non restiate "dentro" per somministrare piccole quotidiane dosi di arsenico al Napoleone che avanza (e sarebbe l'unico vostro intento lodevole), la domanda sorge lubranianamente spontanea: ma ci siete o civate?

A proposito di P.S.:
P.S.: NCS è l'acronimo del National Clandestine Service, cioè i servizi segreti USA. Forse è il caso di cercare un altro nome.

sabato 1 febbraio 2014

Condanna senza appello

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Vogliamo provare a fare il punto della situazione? Comincerei con degli esempi, se siete d'accordo, così ci capiamo meglio.
Dunque: se uno vuole fare il giornalista, comincia facendo il "biondino" (cioè fa il cane), diventa redattore, caposervizio, caporedattore, vicedirettore e - se è bravo oppure leccaculo (anche questo richiede una certa abilità) - c'è il caso che, dopo lunga e sofferta trafila, diventi direttore.
Così se vuoi intraprendere la carriera universitaria: per quanto michelmartone figlio di papà e raccomandato tu possa essere, puoi non aver fatto l'asilo a causa di genitori iperapprensivi, ma scuole elementari, medie, liceo e università da studente e poi da assistente o ricercatore li devi avere frequentati prima che ti diano la cattedra. Sia pure con un concorso-vestito della tua taglia.
Stessa storia se ambisci a fare il primario ospedaliero: asilo, elementari, medie, liceo, università, reparto a fare lo zerbino e a prenderti responsabilità che non ti spettano, pratica post-laurea, specializzazione e alla fine se sei molto, ma molto bravo diventi primario. Lo diventi anche se sei molto, ma molto raccomandato, ma lo "sconto" sui circa vent'anni che passano dall'asilo alla laurea non te lo fa nessuno.
Ora io vorrei capire per quale ragione uno che ha in mano il destino di sessanta milioni di italiani, prima di arrivare in Parlamento non debba essere passato dal consiglio di quartiere, dal consiglio comunale, da quello regionale, eccetera, magari mettendoci in mezzo anche un po' di scuola di partito. Perché poi il rischio - come è sotto gli occhi di tutti ultimamente - è che finisca a frittatona di cipolla, Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero, con contorno di pompini e boia chi molla (peraltro al maschilista 2.0 bisognerebbe spiegare che le deputate del Pd - con qualche eccezione  - sono lì non perché si siano cimentate nell'arte prevalentemente femminile della fellatio, ma perché hanno praticato quella totalmente maschile dell'esercizio del potere fine a se stesso). Li hanno scelti immacolati come la madonna - primo caso nella storia di insaputismo coeundi -, mettendo come pregiudiziale il non essersi mai candidati con alcun partito, perché i partiti sono tutti uguali e fanno tutti ugualmente schifo, e si sono ritrovati come un astemio che si è appena scolato una bottiglia di whisky o come un gatto a cui abbiano tagliato le vibrisse.
Il problema vero, però, è che ormai il grillismo è diventato di moda e il vaffanculo riflesso condizionato verso tutto ciò che attiene ai partiti. Anche a quelli che hanno fatto tante cazzate (pagate solo da noi, militanti, dirigenti ed elettori di quei partiti ridotti allo zerovirgola), ma mai porcate (pagate da tutti gli italiani). E dunque mi preoccupa non poco, ora che si sta tentando faticosamente ma sinceramente di farci adulti e ricostruire ciò che si era distrutto, che ci sia chi - dall'alto del suo ruolo di intellettuale che ha passato gli ultimi anni seduto comodamente a scrivere di ciò che accadeva ma mai a sporcarsi le mani o, peggio, a votare Pd pur essendo chiara la deriva che stava prendendo - ponga delle condizioni: ci spiegano che alle prossime europee nella futura lista di sinistra dovranno essere candidate "persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio". Più che un appello, messa così, mi sembra una condanna sommaria (sono tutti uguali, fanno tutti schifo) e senza appello.

sabato 25 gennaio 2014

Elpidio?


- Nonno, ti ricordi Enrico?
- Chi, Erminio?
- No, Enrico.
- Ah, Elpidio.
- No, nonno: Enrico, E N R I C O.
- Ah, Enrico! Certo, e non c'è bisogno che strilli: CI SENTO BENISSIMO!

Bilancio di una mattinata, a Catania, passata a raccogliere firme per chiedere l'intitolazione di una strada ad Enrico Berlinguer. A parte i soliti che vedono la bandiera rossa e scappano a gambe levate e gli altri soliti che ritengono il Pd sinonimo di sinistra (e quindi, doverosamente, ci insultano), il risultato è che i giovani non sanno di chi stiamo parlando - mai sentito, mai "coverto" - e gli "anziani", infinita generazione che va dai cinquantenni ai novantenni, fanno fatica a ricordarsene. Ma come è stato possibile che in un ventennio si sia cancellato quasi un secolo di storia? Come se qualcuno avesse fatto a questo Paese un'operazione chirurgica per asportare un tumore. Però hanno tolto la parte sbagliata, quella sana.
Enrico Berlinguer. Glielo devi ripetere tre volte, un po' perché non sentono e un po' perché fingono di non sentire per prendere tempo. Si estraniano, strizzano gli occhi per mettere a fuoco, frugano nella memoria e alla fine lo tirano fuori: Enrico Berlinguer, sì, certo! E alla fine firmano. "Persona onesta" è la motivazione ricorrente (e consolatoria: vuol dire che c'è ancora chi conosce la parola onestà). Qualcuno, scavando nelle macerie dei suoi ricordi, lo rimpiange insieme a una schiera di politici della stessa generazione, praticamente una squadra di calcio, senza distinguere un brocco da un cavallo: comincia con Togliatti, Pertini, Moro, prosegue con De Gasperi, rotola giù nel precipizio fino a Scelba e Craxi. Almeno ha inquadrato il periodo storico. E comunque fa riflettere sul fatto che i politici di oggi facciano rimpiangere i politici di ieri, persino i peggiori.
Firmano gli intellettuali, firmano i compagni che non fanno più politica perché si sono rotti i coglioni della nostra litigiosità, passa qualche grillino e firma senza esitazioni. La prima a firmare, però, è una ragazza con un cognome pieno di X e di Y: giovane, "straniera", italiana nata a Sassuolo e residente a Catania. Forse a salvare l'Italia saranno quelli che ne conoscono la storia: gli italiani di seconda generazione.

domenica 19 gennaio 2014

"U spertu", il bullo e la profonda sintonia


In Sicilia c'è una parola con due diversi significati. No, certo che non è una cosa strana, ma è che in questo caso non si tratta di piccole sfumature, di nuances semantiche, ma della distinzione fra bene e male, fra bello e brutto, fra bianco e nero, fra freddo e caldo.
A fare la differenza sono la direzione che prendono gli occhi, i movimenti del capo e l'intonazione nel momento in cui viene pronunciata.
Prendete due studenti: uno capisce le spiegazioni al volo, coglie anche i dettagli, fa domande profonde da essere persino imbarazzanti se l'insegnante non è all'altezza; l'altro è di quelli che basano le interrogazioni esclusivamente sui suggerimenti dei compagni e sono convinti che stanno fregando il professore. Il primo con gli insegnanti preparati è in sintonia e instaura un rapporto di sincero affetto; l'altro ha come unico obiettivo quello di (metaforicamente) inchiappettarseli: è il tipo che ti tende un filo di nylon da una parte all'altra per il gusto di farti finire a gambe per aria. Uno è intelligente, l'altro è furbo, ma in dialetto siciliano, per l'uno e per l'altro si dice: è "spertu". Assentendo con la testa e guardando soddisfatti l'interlocutore dritto negli occhi per il primo; con la testa e gli occhi che sfuggono in obliquo per il secondo, quasi a voler indicare qualcosa di nascosto.
La cosa pazzesca è che spesso i professori, pur amando molto il primo, sono irresistibilmente attratti dal secondo: quello che se li vuole inchiappettare. Di solito l'intelligente (che spesso è pure timido) fa fatica a rapportarsi ai compagni; il furbo invece è in profonda sintonia con il gruppo di bulli che tagliano le ruote ai prof, toccano il culo alle ragazze, fregano la merenda al compagno di classe non per fame ma per il gusto di uno sfregio. E però i prof continuano a seguirlo e coccolarlo, non rassegnati al fallimento, all'ambizione di "redimerlo". Lo fanno pure mentre lui, insieme al suo clan, prende a calci e pugni il ragazzino magrolino e con gli occhiali da miope. Rivendicando per sé la patente di "spirtizza", prepotenza e arroganza.
Lo interrogano, non sa un cazzo, gli racconta un sacco di balle sviando il discorso, è ignorante, prepotente, arrogante, sempre con quel sorriso di sprezzante sfottò nei confronti degli insegnanti, culo e camicia con il bullo del rione e loro gli danno un bel voto. Anzi, lo votano.
E poi vi lamentate che la scuola non funziona.

mercoledì 15 gennaio 2014

Pene alternative


Quando questa storia sarà finita e - come si dice - accertate le responsabilità, i giudici che dovranno emettere una sentenza di condanna dovrebbero prevedere delle pene alternative: alternative alle pene alternative già previste dal codice.
Dunque: la storia è quella della scuola di Sulmona ricostruita dopo il terremoto in Abruzzo. E' costata un quinto di quanto non sia stata effettivamente pagata e i lavori di consolidamento delle fondazioni sono stati fatti risparmiando sui "micropali", insomma quei pali di fondazione che - se non ho capito male - dovrebbero servire a consolidare una struttura e sarebbero una soluzione meno ingombrante dei normali pali: ce ne volevano 80, ne hanno usati appena una cinquantina. Come nella famosa barzelletta sui socialisti che girava negli anni Novanta sull'autostrada.
Qui il politico coinvolto è del Pdl. Verrebbe da dire "come sempre", se non fosse che ormai quelli del Pd ci hanno costretti a convertirci al principio della relatività: come quasi sempre. E soprattutto, se nella barzelletta l'autostrada non veniva neppure costruita, in questa tragedia la scuola esiste già e vuol dire centinaia di ragazzi che ogni giorno per almeno cinque ore al giorno stanno seduti su una sedia a tre gambe.
E allora, quando questa storia sarà finita, non mandateli in carcere (e quando mai qualcuno di questi c'è rimasto più di qualche settimana); non metteteli agli arresti domiciliari nelle loro lussuose case costruite solidamente con i soldi delle mazzette e dove certamente troverebbero il modo di comunicare e condurre in porto i loro affari lerci; non affidateli ai servizi sociali: è tempo perso. Condannateli, invece, a trasferire in quella scuola di Sulmona i loro studi professionali e le loro segreterie politiche e a frequentarli obbligatoriamente almeno cinque ore al giorno, sei giorni alla settimana, per nove mesi l'anno, come fanno centinaia di studenti, professori e dipendenti.
Se non muoiono d'infarto per la strizza, al pensiero del Titanic su cui ballano, forse capiscono.

lunedì 6 gennaio 2014

L'aneurisma


La malattia di Pierluigi Bersani mi sembra metafora della vita del suo partito: un corpo appesantito, cuore e cervello in sofferenza, la nausea (e non c'è bisogno di scriverlo con la maiuscola per capire che si tratta di malessere esistenziale), l'aneurisma.
A Bersani - non per buonismo, ma perché mi ostino a volerlo considerare nonostante tutto, per quanto annacquato, un compagno (appellativo che non mi sentirei di attribuire ad altri suoi coevi politici, tipo Miss Appalto coniugale, venuti dal Pci e approdati alla peggior Dc) - auguro che tutto vada per il meglio, che si riprenda e che non abbia conseguenze. L'aneurisma gliel'hanno tolto, ha già visto la moglie e le figlie, ci ha parlato e sembrano tutti segnali positivi.
Impossibile mi sembra per il suo partito: lì l'aneurisma l'hanno fatto segretario. E l'aneurisma è così, ti cova dentro e colpisce alla cieca: dopo il "Fassina chi?", "Avanti il prossimo". Eccolo accontentato. A questo punto, impossibile rimuoverlo, impossibile che si riassorba da solo. Quello che posso augurare al Pd è che esploda presto. Che quelli che lì dentro si sentono ancora di sinistra ma non sono riusciti a liberarsi dall'incantesimo - per abitudine, per ignavia, per convenienza, per vigliaccheria - abbiano un sussulto di dignità. Vuole restare un uomo solo al comando? Che lo accontentino: se l'aneurisma non si può rimuovere, siano loro a rimuoversi dall'aneurisma, per il bene del Paese.