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lunedì 21 aprile 2014

vaiacagare@

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Stamattina nella mia casella di posta elettronica ho trovato la mail di un berlusconide che mi faceva gli auguri per la "principale festività del Cristianesimo". Ecco, appunto, a parte che non so per quale ragione hai il mio indirizzo privato ma - riappunto - hai sbagliato indirizzo.
"E' da qualche tempo che non comunico con Voi". Ah, sì? Strano, non me n'ero accorta. Sarà perché non ho affatto sentito la tua mancanza?
Comunque, il berlusconide in questione infila tutta una serie di minchiate che non so da quale cominciare. Del genere: "È meraviglioso il sostegno che mi avete dato nelle ultime elezioni amministrative di Roma Capitale che ha visto più che raddoppiare il mio consenso elettorale". A parte che non sono residente e non avrei potuto anche volendo, ti do una notizia: non avrei votato per te neanche sotto tortura.
Dopo di che prende spunto dalle parole chiave di questa strana giornata internazionale dei prestigiatori, in cui la gente appare e scompare e poi riappare con una facilità tale che non c'è nemmeno bisogno di chiamare Chi l'ha visto, "per augurare a tutti che si possa presto arrivare alla risurrezione etica e morale che serve all'Italia ed ai cittadini per programmare in modo sereno la propria vita e iniziare nuovamente a sognare per i nostri figli". Ah, e perché lo racconti a me e non al tuo capo? Hai presente il vecchio porco che fotte le minorenni e lo Stato? Ecco, lui. Perché non lo racconti a lui?

In un crescendo di stucchevoli notizie e con tanti ringraziamenti da parte dei diabetologi, il consigliere comunale stravotato ma mancato ("a causa", scrive lui, dell'elezione di Marino) spiega il prolungato silenzio postelettorale con una "profonda riflessione politica" che lo ha spinto a "credere più di prima nell'Italia, nella nostra storia, negli italiani ed ho deciso, per questo, di continuare, attraverso il partito di sempre, a dare il mio contributo politico come cittadino a tutti gli italiani, a chi crede ed ha creduto in me in questi anni". Certo, tenuto conto che non vi arrestano nemmeno se vi mettete a sparare con i bazooka correndo per le vie del centro, perché mai smettere? Non fa una piega.


Il fiume di miele continua con tutto un mettersi a disposizione e uno starci vicino e un reiterare auguri di qua e auguri di là. Ma è quando sono sul punto di vomitare che sono colpita da un particolare: l'indirizzo mail da cui è partita la lettera a un numero indeterminato di inconsapevoli e incolpevoli destinatari è buonapasqua@nomeecognome.it. Cioè tu mi vuoi dire che sei così ben organizzato, tu o il tuo "staff" (immagino che per te sia disdicevole chiamarli collaboratori), da avere un indirizzo mail per ogni occasione e ogni circostanza? Di solito, gli uomini "normali" ne hanno uno per ogni amante (e lo sanno solo loro come fanno a non confondersi), e tu mi vuoi dire che ne hai uno per natale, uno per ferragosto, uno per le elezioni amministrative, uno per quelle europee, uno per le politiche, uno per i compleanni, eccetera?
Per caso, ne hai una anche per quando lasci la fidanzata? Tipo: vaiacagare@nomeecognome.it


lunedì 28 ottobre 2013

Vfncl


Qlc gr f h rcvt n msg schzztssm. Traduco: qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio schizzatissimo.
A parte il solito po', scritto con l'accento invece che con l'apostrofo (e qui non c'è abbreviazione che tenga: è ignoranza!), conteneva una serie di suoni tipo Celentano in Bingo Bongo: nn, dp, cn, tt, mlt... Dunque, vediamo: nn... trovatello? Dp, dp, dp... ah, sì, ci sono: sigla di un partito della sinistra extraparlamentare degli anni Settanta. Cn: targa automobilistica della città dove Totò ha fatto tre anni di militare. Tt... tennis tavolo? tempo terrestre? Trieste trasporti? Boh! E poi mlt: Che sia memoria a lungo termine?
Ibt. Incazzatura a brevissimo termine. Giusto il tempo di capire che tempo da perdere per scrivere a me non ne hai.
Ora, io sarò esagerata all'incontrario perché ogni volta riscrivo la Divina Commedia, con tutta la punteggiatura e gli spazi al posto giusto, ma se sto parlando con una persona - anche tramite sms - non mi va di darle la sensazione che voglio liquidarla al più presto e vfncl. E se proprio la voglio mandare affanculo, voglio prendermi la soddisfazione di dirglielo per esteso: V-A-F-F-A-N-C-U-L-O-! Punto esclamativo compreso.
Serve a risparmiare, si giustificano alcuni. Cioè tu mi vuoi dire che per parlare con me non puoi spendere qualche millesimo di centesimo in più per aggiungere qualche vocale? Se è così, non abbiamo niente da dirci. Ma non nt: proprio N-I-E-N-T-E. Sì, certo, io sono antica, troppo antica, troppo legata al rito della lettera: la scrivi in brutta, cancelli, tagli, riscrivi, poi la copi in bella con la grafia migliore che ti viene, che è un atto di cortesia e a volte anche di amore verso il destinatario, come se gli confezionassi una bella torta tutta guarnita o un dipinto con tutti i colori al posto giusto; poi ci metti il francobollo, la vai a imbucare. E' una cosa impegnativa scrivere una lettera; lo sarebbe se anche fosse una mail: anche in questo caso scrivi, rileggi, correggi. E se non lo fai, se anche nella mail o persino in una lettera lanci alla rinfusa come fossero dadi una serie di sigle, mi viene il sospetto che la tua non sia fretta né indigenza, ma pochezza mentale, incapacità di elaborare un pensiero, cara tst d czz.