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lunedì 6 luglio 2015

Fatti un partito tuo


Io sono di quelli che hanno aspettato i risultati con l'ansia da parto e hanno gioito mischiando riso e lacrime per la vittoria del No al referendum in Grecia.
Perché noi in Italia siamo bravissimi a fare la rivoluzione con il culo degli altri, in mancanza di un culo tutto nostro. E questo non a causa del fato avverso, ma a causa del fatto che siamo stronzi. Mi riferisco alla miriade di partiti e partitelli comunisti e di sinistra.
In Grecia pure sono innumerevoli, ma quello che li distingue da noi è che loro pensano prima di tutto all'interesse del loro Paese e in nome di questo interesse hanno deciso di mettere da parte le differenze e puntare sulle cose che uniscono. E' così che è nata Syriza, la coalizione della sinistra radicale, che a gennaio ha vinto le elezioni politiche e domenica ha fatto il botto con il referendum. Circa il doppio dei voti di sei mesi fa e, a parte quelli degli antieuropeisti e degli incazzati a prescindere, mi piace pensare che siano anche il riconoscimento del lavoro fatto da Tsipras.
Dentro Syriza c'è una quindicina di partiti, più o meno quanti sono quelli italiani che si iscrivono nell'area della sinistra, ma là hanno capito che unirsi era l'unica cosa da fare per mettere fine alle politiche neoliberiste che hanno affossato la Grecia. Non sono così ingenua da pensare che non ci siano screzi al loro interno, ma da loro ha prevalso il buon senso.
Noi no. Giornalmente mi arrivano mail di presunti leader comunisti che sollecitano l'unione dei comunisti attraverso un "movimento dal basso" - di cui ovviamente si autonominano guide - che però è sempre un movimento verticale e mai orizzontale: a parole predicano unità, ma mai che nessuno di questi presunti e sedicenti e patetici leader del nulla faccia un passo indietro o si muova verso gli altri. Sempre contro. Anzi, sempre ad alimentare il settarismo e sempre a coltivare il loro piccolissimo giardino. Per non parlare dei miserevoli fuoriusciti o dissidenti del Partito Nazional Fascista 2.0, i Fassina, i Civati, i D'Attorre: fuoriusciti col contagocce, a singhiozzo, a rate, o con un piede dentro e uno fuori; sicuramente fuoriusciti alla spicciolata senza nessun peso politico. Ciascuno dei quali, con sprezzo del ridicolo, annuncia di voler fondare un partito tutto suo.
Sembra quasi che a dare la linea a sinistra e persino fra i comunisti sia Razzi/Crozza: Amico caro, fatti un partito tutto tuo, fai il presidente, il segretario, il vicesegretario, il tesoriere, l'organizzatore, il deputato, il senatore, fatti un partito tutto tuo e nun mi rumpiri u cazz. Sì, dai, continuate così e a vincere saranno i Razzi. Ma senza Crozza. E non ci sarà niente da ridere.

sabato 27 dicembre 2014

Cerchio vizioso

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Io mi facevo due coglioni così. Quando da bambina vedevo mia nonna e le prozie in cerchio a recitare il rosario, ad ogni loro lamentosa giaculatoria mi facevo due coglioni così e mi veniva voglia di cominciare ad urlare e a correre per la strada come un'assatanata con istinti assassini. O di fare le capriole pur di squarciare quell'atmosfera lugubre, nebbiosa e oppressiva.
Devo ringraziare i vari Fassina, Civati e compagnia arlecchinando, cioè la pattuglia acrobatica della cosiddetta sinistra Pd, per avermi restituito questa immagine dimenticata della mia lontanissima infanzia. E' esattamente quello che provo ad ogni loro ora pro nobis: "è inammissibile, va contro i lavoratori", "non è di sinistra", "Renzi segue la troika". Ma restano in cerchio e ad andarsene non ci pensano nemmeno, al massimo si astengono, amoreggiano con una sinistra annacquata e rosée, ma restano incollati alla poltrona nel cerchio vizioso del potere per il potere.
Quello sta lì con le mani insanguinate, che accoltella l'articolo 18, e loro lo guardano restando seduti e chiusi in cerchio, lanciando di tanto in tanto il loro ora pro nobis circolare, ossessivo e noioso: "è inammissibile, va contro i lavoratori", "non è di sinistra", "Renzi segue la troika".
Ovviamente anche oggi i giornali sono pieni delle loro dichiarazioni di sdegno, alle quali dall'altra parte si risponde con l'accusa di "prese di posizioni ideologiche": come da canovaccio di quella Commedia dell'Arte che è la politica italiana. Però non fa ridere. Anzi: ti vengono due coglioni così.

venerdì 14 febbraio 2014

Ci siete o civate?

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Certo che Pippochecazzofai è davvero un personaggio. A completamento di mesi di performance da barricadero stanco, quello che fa la guerra ma solo finché non trova la poltrona su cui riposarsi, oggi ha davvero superato se stesso. Roba che comunque, se la cosa fosse considerata seria, non basterebbe richiamare in vita i padri della psicoanalisi per spiegarla.
Insomma Civati (che in siciliano è il participio passato del verbo "civari", imbeccare, cibare, usato indifferentemente per uccellini e bambini molto piccoli e in alcuni casi, ironicamente, per bamboccioni: tout se tient), all'indomani della direzione del Pd stravinta da Berluschino & his band, dal suo blog lancia la provocazione "Quasi quasi fondo il Nuovo Centro Sinistra" e ci spiega: "Recupero una dozzina di senatori. Poi vado da Renzi e gli dico il contrario di quello che propongono Formigoni e Sacconi, oggi sui giornali. Nuovo Centro Destra contro Nuovo Centro Sinistra (anche Sinistra e basta, che il Centro e dappertutto). Chiedo matrimoni egualitari, stop agli F-35, stop al consumo di suolo (magari anche NoTav), reddito minimo, progressività fiscale, conflitto d’interessi, ius soli, legalizzazione delle droghe leggere. Saranno contenti rispettivamente Formigoni, Lupi, Mauro, Sacconi, Alfano e Giovanardi (sono proposte ad personas, tanto loro di solito le votano). E vediamo come va a finire".
Pippo, non vorrei infierire, ma va a finire che ci fai una figura di merda perché tu tutte le puttanate che hanno fatto finora in un modo o nell'altro le hai sempre avallate. Do you remember Cancellieri?
Ma siccome Pippo non lo sa, chiede spiegazioni. E lo fa con un post scriptum debordante di interrogativi esistenziali: "P.S.: mi spiegate perché, davvero, stiamo facendo un altro governo con questi signori, preoccupati solo di non discutere di unioni civili e di ius soli? Perché stiamo facendo un altro governo che non solo non ha il mandato degli elettori ma non rappresenta nemmeno il 50% dei suffragi dello scorso febbraio? Perché stiamo facendo un altro governo frutto di un ribaltamento della linea, poi di una scissione, poi di un ribaltoni e infine di una staffetta “sul posto”? Perché stiamo facendo un altro governo dopo avere escluso di farlo, preoccupati soltanto di fare una velocissima legge elettorale di cui ora tutti dicono che non è poi così veloce, che bisogna completarla con le riforme e che poi non siamo mica sicuri che passa, dopo aver giurato che passava nel giro di due settimane e che era una mossa geniale perché tutti avrebbero dovuto farla passare così senza fare una piega? Mi spiegate perché abbiamo celebrato l’uscita di scena di Berlusconi e poi abbiamo celebrato il suo ritorno? Mi spiegate perché ci siamo detti ufficialmente contrari alle larghe intese (era ora) e per tutta risposta ne facciamo delle altre, che sono solo più lunghe delle precedenti? Me lo spiegate voi, perché io non ce la faccio? Da ultimo, per fatto personale: ma perché nessuno è coerente con quello che dice e fa il contrario di quello che dichiara? Perché così è un po’ difficile, rimanere coerenti mentre tutti fanno giravolte e testacoda".
Ecco, Pippo, mi spieghi perché (da mesi, non da un giorno) non sei coerente con quello che dici e fai il contrario di quello che dichiari? O la strategia è quella di chi, per non ammettere di ambire a un porto (e a un posto) sicuro, sostiene la necessità di "combattere da dentro"?
No perché, a meno che non restiate "dentro" per somministrare piccole quotidiane dosi di arsenico al Napoleone che avanza (e sarebbe l'unico vostro intento lodevole), la domanda sorge lubranianamente spontanea: ma ci siete o civate?

A proposito di P.S.:
P.S.: NCS è l'acronimo del National Clandestine Service, cioè i servizi segreti USA. Forse è il caso di cercare un altro nome.

lunedì 9 dicembre 2013

Erika e Omar alle primarie


Ma voi ce lo vedete un sedicenne che vota alle primarie del Pd? Dev'essere del tipo che non mi piace: di quelli che non hanno mai contestato i genitori nemmeno se per cena c'era minestrone; la cui unica forma di protesta è sputare dentro il caffè del padre un attimo prima di portarglielo; segaioli da qui all'eternità; di quelli che a un certo punto fanno il "salto di qualità" sterminando la famiglia o trasformandosi in serial-killer. Genere Erika&Omar, per capirci. E però, ci dirà il parroco, "era una famiglia molto unita, venivano tutte le domeniche insieme a messa". Appunto.  Orate pro iis. Ma pure cernie e saraghi, aragoste e caviale.
Oppure, ma è una variazione sul tema, quelli allevati a Big Mac e Mediaset, tutti ciccia e brufoli, telefonini di ultima generazione, musica tunz tunz, gommina nei capelli e sfumatura alta, cori fascisti allo stadio, di quelli che "come ti immagini fra dieci anni?" "mi immagino sposato con una moglie che sappia fare la moglie, lavare stirare cucinare". Roba che se gli spari un colpo in fronte ti danno le attenuanti generiche.
A un certo punto s'era sparsa la voce (poi smentita) che per votare dovessero andare accompagnati dai genitori, come quando fai sega a scuola troppe volte, e forse è stato questo che ha limitato il danno: sembra che siano andati davvero in pochi. E sempre troppi sono dal momento che avrebbero dovuto scegliere fra il figlio di Berlusconi, il figlio di papà con la erre moscia sedicente di sinistra sostenuto da quelli che hanno ammazzato la sinistra (compresi, in Sicilia, la signora degli appalti coniugali e l'amico dei boss) e una specie di fratello maggiore che ogni tanto pianta qualche grana ma giusto per farsi aumentare la paghetta. E che infatti non ha perso tempo per esultare: "Con questo Pd possiamo vincere". E vincerete. Più fascisti di così è difficile.
Attendiamo con ansia di conoscere i nomi dei 12 componenti della segreteria dei quarantenni.

P.S.: Qualcuno spieghi al Vendola gongolante che lui non ha più quarant'anni da un pezzo e che Renzi con la sinistra non c'entra una beata minchia.

mercoledì 20 novembre 2013

Ad aequus o ad equus?


E così, Pippo, non ti adegui, eh? Ci hai scritto pure un libro per convincerci (e forse pure per fare soldi) che eri diverso da quelli del tuo partito. Pensa, io ci avevo quasi creduto: ho letto il tuo programma e mi era sembrato di sinistra; avevo apprezzato l'impegno, il fatto di averci perso del tempo; un bel programma di settanta pagine, non aequus a quello dei tuoi contendenti che sembrano avere scritto quelle poche paginette a tirar via, persino con contenuti condivisibili: la difesa della Costituzione, il richiamo alla Resistenza, il lavoro, le donne, le coppie gay, i diritti, perfino la felicità, fino a quel mai più alle larghe intese (che per la verità, a parole, era anche nei programmi degli altri tre). Roba che sembravi quasi uno statista al confronto di quell'altro che vuole cambiare verso all'Italia (dal missionario alla pecorina?). Hai fatto il coup de théâtre congressuale, annunciando la tua mozione di sfiducia alla centralinista di Letta, ti sei incazzato con i tuoi compagni (!) di partito, li hai accusati di non essere democratici, hai parlato di ricatti. Poi però hai votato come loro, per "disciplina di partito".
Salvo poi comunicarci attraverso il tuo blog: "Non mi ritrovo più in questo Pd. Per questo voglio cambiarlo: basta con le larghe intese, basta con il ricatto continuo sulla tenuta del governo. Che devono pensare gli italiani di gente che dice: "penso una cosa, ma ne voto un'altra?"
Ecco, appunto: che devono pensare gli italiani di gente che dice "penso una cosa, ma ne voto un'altra?". Fatti una domanda e datti una risposta, Pippo. Scoprirai che gli italiani di te pensano che ti sei adeguato, cioè che sei diventato uguale agli altri del tuo partito: aequus e anche un po' equus (asinus). Dici che non ti ritrovi più in questo Pd? Allora non cambiare il partito (ché, tanto, è una causa persa): cambia partito. Altrimenti vuol dire che è a te che hanno già cambiato verso. E inclinazione: a novanta gradi.

P.S.: Perdonatemi per il titolo: ad vuole l'accusativo, ma il gioco di parole con il significato etimologico (ad + aequus) non veniva.

venerdì 20 settembre 2013

Ciccio, Pippo e il marketing

Certo che devono essere disperati: i clienti spariscono, ma stavolta non è colpa della crisi economica. Prodotti scadenti che manco quelli dei cinesi. Di migliorare la qualità non se ne parla - gli manca il know-how, come si dice -, meglio puntare sul marketing. Si sono rivolti a due esperti: Ciccio e Pippo. Ciccio fa lo "sciorto", il tipo "iosonounocomevoi": si porta la valigia da sé, sale su un'auto normale, quand'è ora di pranzo - pensa te - augura buon pranzo. Pippo è il piacione che in negozio ti dice sempre quello che tu vuoi sentirti dire. Con quel vestito a fiori sembri una balena? E lui: "Ma come la sfila!". Oppure ti fa tutto un discorso sulla bellezza di indossare un capo in cotone o in lino, salvo poi vendertene uno del genere sintetico radioattivo. Grafico delle vendite in lievissima ascesa, ma non è bastato. Ciccio e Pippo ora si sono inventati due cose nuove: il primo ha fatto togliere le barriere architettoniche dal supermercato, così ci possono entrare anche quelli che finora non avevano accesso. Beh, qualcuno - tipo i gay - entrava pure prima, ma di nascosto, quando serviva a loro. E pure le donne che avevano abortito: se si erano rivolte al devotissimo ginecologo, obiettore in ospedale e avanzatissimo per effetto dell'odore dei soldi in clinica privata intitolata a qualche madonna, non erano scomunicate. Sante donne. Insomma ora lì possono entrare dalla porta principale gli omosessuali, le donne che hanno abortito ma si sono "pentite", e persino quelli che si sono macchiati del grave reato/peccato di fare sciogliere quasi gratis il loro matrimonio da un tribunale civile anziché farsi "solare" un pacco di soldi da giudici benedetti nel nome di dio. Anche Pippo vorrebbe rendere più accessibile il suo supermercato ormai ridotto a una catapecchia cadente. Forse sarebbe stato meglio chiamare una ruspa e dargli il colpo di grazia, ma Pippo - in arte Civati Giuseppe, parlamentare Pd, che predica bene ma razzola sempre nello stesso pollaio dove la crusca è assicurata - oggi, insieme ad altri "compagni" (gulp!) di partito, ha deciso di scrivere alla clientela in fuga. Per chiederle di partecipare al congresso e iscriversi in massa al partito per cambiarlo dall'interno. Con capolavoro finale di retorica: "Ne vale la pena. Non per noi, non per chi sarà il prossimo segretario, ma per il Partito Democratico. Che è un po' come dire per l'Italia". Minchiata per minchiata, forse sul piano del marketing era più convincente quella di Ciccio: non sono mai stato di destra. Del resto, è la balla che il Pd da quando esiste cerca di propinare ai suoi iscritti. Ma, ora che ci penso: non è che Ciccio si sta candidando alla guida del Pd?