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venerdì 6 settembre 2013
Arrotondare o arrotolare?
Da bambina ho conosciuto un'insegnante il cui marito (per fortuna, da decenni ex marito e ormai anche ex vivo) era un uomo assolutamente inutile. Lei si sbatteva dalla mattina alla sera: cattedra completa in un istituto superiore, alcune ore in una scuola parificata, lezioni private a casa (e in mezzo, naturalmente, la cura della famiglia, i compiti da correggere, lo studio e l'aggiornamento costante, la lezione da preparare per l'indomani fino all'ultimo giorno di insegnamento).
Doveva arrotondare. Lo Stato italiano è sempre stato patrigno con gli insegnanti. Non so se ci fosse un disegno, perché ad insegnanti scontenti corrispondono studenti scadenti e dunque potenziali schiavi, ma certo è che in questo Paese gli insegnanti sono sempre stati presi a calci nelle gengive. E hanno sempre dovuto arrotondare.
Ma almeno lo facevano con le loro competenze: arrotondavano continuando a fare gli insegnanti.
Oggi invece, durante una trasmissione radiofonica, ho sentito un professore presentarsi così: "Insegno latino e greco nei licei e arrotondo con il videopoker". E scusate se non ce la faccio ad incazzarmi con lui: lo so che un educatore certe cose non dovrebbe farle né dirle, ma quando lo Stato ti paga male e per di più non fa girare l'economia (e dunque la gente si guarda bene dal mandare i figli a ripetizione) fargli la morale mi sembrerebbe un po' come spostare l'obiettivo, il fulcro del discorso, il problema.
Che invece è uno Stato azionista della joint-venture "gioco d'azzardo", dove a mettere il know-how è il più esperto e solido dei soci - quella società con il più alto fatturato in Italia, non so se avete presente - e i profitti vengono dalle tasche dei disperati (stupidi, illusi, incoscienti, tutto quello che volete voi) che tentano di sbarcare il lunario, professori compresi. Sì, il professore di latino e greco non dovrebbe dare il cattivo esempio, ma lo Stato dovrebbe almeno provare un brivido di un istante nel sapere che uno dei suoi dipendenti - e fra quelli più qualificati - è costretto a darsi al vizio per arrotondare.
E forse, a questo punto, farebbe meglio ad arrotolare quel suo ormai inutile diploma di laurea e metterlo dove di solito sta l'ombrello di Altan. Tanto è uguale.
venerdì 23 marzo 2012
I narcotrafficanti ci faranno causa
E' proprio il mondo all'incontrario: per una volta che un sindaco in Italia si comporta come un buon padre di famiglia, oltre che come un bravo educatore - a fronte di uno Stato biscazziere, che reclamizza il gioco d'azzardo e si monda la coscienza raccomandando di giocare "senza esagerare" - si becca una multa.
E' successo a Claudio Zanotti, del Pd, ex primo cittadino di Verbania, eletto nel 2005 con il sostegno di una coalizione di centrosinistra comecristocomanda (Ds, Margherita, Prc, Pdci, Verdi, IdV e Sdi), che qualche anno fa - allarmato dal bisogno compulsivo dei suoi concittadini di tentare di fare fronte alla crisi economica sputtanandosi i pochi soldi residui nella speranza di guadagnarne altri con una botta di culo - aveva emesso un'ordinanza per limitare l'uso delle slot-machine: funzionamento autorizzato soltanto dalle tre del pomeriggio alle dieci di sera. Da insegnante, Zanotti ha pensato principalmente ai ragazzini che facevano sega a scuola per andare a giocare e rischiavano seriamente di diventare schiavi delle macchinette mangiasoldi.
Ebbene, ai vampiri che succhiavano il sangue di studenti e anziani (la società Euromatic e il gestore di un bar) la cosa non è andata giù, tanto da decidere di presentare un ricorso al Tar di Torino. Che oggi ha dato ragione ai ricorrenti facendosi forte di una legge del fascismo: il codice Rocco, secondo il quale le bische sarebbero soltanto un problema di ordine pubblico. Risultato: il comune (non il sindaco in persona, che nel frattempo è cambiato) dovrà revocare l'ordinanza e pagare alla società danneggiata un milione e trecentomila euro.
Adesso aspettiamo soltanto che i narcotrafficanti facciano causa a sindaci e insegnanti che promuovono campagne di sensibilizzazione contro l'uso delle droghe pesanti.
E' successo a Claudio Zanotti, del Pd, ex primo cittadino di Verbania, eletto nel 2005 con il sostegno di una coalizione di centrosinistra comecristocomanda (Ds, Margherita, Prc, Pdci, Verdi, IdV e Sdi), che qualche anno fa - allarmato dal bisogno compulsivo dei suoi concittadini di tentare di fare fronte alla crisi economica sputtanandosi i pochi soldi residui nella speranza di guadagnarne altri con una botta di culo - aveva emesso un'ordinanza per limitare l'uso delle slot-machine: funzionamento autorizzato soltanto dalle tre del pomeriggio alle dieci di sera. Da insegnante, Zanotti ha pensato principalmente ai ragazzini che facevano sega a scuola per andare a giocare e rischiavano seriamente di diventare schiavi delle macchinette mangiasoldi.
Ebbene, ai vampiri che succhiavano il sangue di studenti e anziani (la società Euromatic e il gestore di un bar) la cosa non è andata giù, tanto da decidere di presentare un ricorso al Tar di Torino. Che oggi ha dato ragione ai ricorrenti facendosi forte di una legge del fascismo: il codice Rocco, secondo il quale le bische sarebbero soltanto un problema di ordine pubblico. Risultato: il comune (non il sindaco in persona, che nel frattempo è cambiato) dovrà revocare l'ordinanza e pagare alla società danneggiata un milione e trecentomila euro.
Adesso aspettiamo soltanto che i narcotrafficanti facciano causa a sindaci e insegnanti che promuovono campagne di sensibilizzazione contro l'uso delle droghe pesanti.
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