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lunedì 12 gennaio 2015

Il ballo del qua qua


Per fortuna Joan Baez sta anni luce (anche intellettualmente) lontano e Freddy Mercury e Janis Joplin e molti altri sono morti, altrimenti si incazzerebbero sul serio.
Ma che minchia vuol dire "saranno anni rock", pronunciato dalla renzista Raffaella Paita dopo il risultato delle primarie (taroccate?) del Pd per la candidatura alla presidenza della regione Liguria? Hard rock? Progressive rock ? Rock and roll con annessi sesso e droga?
A me già stava sui coglioni Celentano quando applicava quella musica alle categorie della politica e dell'economia, figuriamoci se lo fa l'ennesima valletta di Renzi, rottamatrice come il suo capo con metodiche democristiane, sostenuta da un Ncd (ex An) indagato per voto di scambio che a quanto pare avrebbe portato i suoi a votare alle primarie di un altro partito per fare vincere la Paita.
Con la differenza che Celentano una qualche legittimità sul rock ce l'aveva e che Celentano appartiene alla categoria del qualunquista ingenuo al quale qualche cazzata si può anche perdonare, perché poi - dopo averceli fatti a peperini con le sue prediche - canta e passa la paura. Qui, nelle metodiche democristiane, di ingenuo non vedo proprio niente e non vedo niente di rock in femmine tutte tailleur e tacco 12 in stile berlusconiano.
Più che di rock, parlerei di ballo del qua qua.

lunedì 28 ottobre 2013

Vfncl


Qlc gr f h rcvt n msg schzztssm. Traduco: qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio schizzatissimo.
A parte il solito po', scritto con l'accento invece che con l'apostrofo (e qui non c'è abbreviazione che tenga: è ignoranza!), conteneva una serie di suoni tipo Celentano in Bingo Bongo: nn, dp, cn, tt, mlt... Dunque, vediamo: nn... trovatello? Dp, dp, dp... ah, sì, ci sono: sigla di un partito della sinistra extraparlamentare degli anni Settanta. Cn: targa automobilistica della città dove Totò ha fatto tre anni di militare. Tt... tennis tavolo? tempo terrestre? Trieste trasporti? Boh! E poi mlt: Che sia memoria a lungo termine?
Ibt. Incazzatura a brevissimo termine. Giusto il tempo di capire che tempo da perdere per scrivere a me non ne hai.
Ora, io sarò esagerata all'incontrario perché ogni volta riscrivo la Divina Commedia, con tutta la punteggiatura e gli spazi al posto giusto, ma se sto parlando con una persona - anche tramite sms - non mi va di darle la sensazione che voglio liquidarla al più presto e vfncl. E se proprio la voglio mandare affanculo, voglio prendermi la soddisfazione di dirglielo per esteso: V-A-F-F-A-N-C-U-L-O-! Punto esclamativo compreso.
Serve a risparmiare, si giustificano alcuni. Cioè tu mi vuoi dire che per parlare con me non puoi spendere qualche millesimo di centesimo in più per aggiungere qualche vocale? Se è così, non abbiamo niente da dirci. Ma non nt: proprio N-I-E-N-T-E. Sì, certo, io sono antica, troppo antica, troppo legata al rito della lettera: la scrivi in brutta, cancelli, tagli, riscrivi, poi la copi in bella con la grafia migliore che ti viene, che è un atto di cortesia e a volte anche di amore verso il destinatario, come se gli confezionassi una bella torta tutta guarnita o un dipinto con tutti i colori al posto giusto; poi ci metti il francobollo, la vai a imbucare. E' una cosa impegnativa scrivere una lettera; lo sarebbe se anche fosse una mail: anche in questo caso scrivi, rileggi, correggi. E se non lo fai, se anche nella mail o persino in una lettera lanci alla rinfusa come fossero dadi una serie di sigle, mi viene il sospetto che la tua non sia fretta né indigenza, ma pochezza mentale, incapacità di elaborare un pensiero, cara tst d czz.

mercoledì 15 febbraio 2012

Editto sanremese

Sanremo non l'ho visto. Il martedì sera guardo Ballarò, che non è una trasmissione che mi fa impazzire, ma la guardo per Crozza che è l'unico che dice cose intelligenti. Ieri sera, poi, avevo una ragione in più per seguirla; una ragione - diciamo così - di campanilismo politico: c'era il segretario nazionale del mio partito. E siccome Diliberto in prima serata su una rete Rai è un evento come la neve a Roma e - per dirla con Crozza - succede una volta ogni morte di papa, era un evento da non perdere (anche se ho il forte sospetto che lo abbiano invitato proprio perché sapevano che i più sarebbero stati sintonizzati sulla prima rete, a farsi rincretinire da superminchiate supermolleggiate).
Non l'ho visto ma ho avuto un sussulto, un brivido di orrore quando, stamattina, ho sentito dai giornali-radio la frase di Celentano su Avvenire e Famiglia cristiana che andrebbero chiusi solo perché lo hanno criticato per il suo compenso stratosferico (e solo dopo le polemiche ha annunciato che lo avrebbe devoluto a Emergency). Sicché adesso io - atea e anticlericale, che coltiva un sacrosanto odio verso le gerarchie cattoliche - mi ritrovo a dover difendere quei giornali. Perché comunque difendo la libertà di espressione, pilastro portante della democrazia.
Dove sarebbe, di grazia, la differenza fra i berlusconiani editti bulgari contro Biagi, Santoro, Luttazzi e Travaglio e l'editto sanremese del guru del qualunquismo che - dopo essersi commosso fra le bombe - ha cominciato a bombardare la democrazia? E dove sarebbe la differenza con le trame di Palazzo e con i fascisti di destra e di centro che hanno inciuciato per far fuori i comunisti dal Parlamento costringendoli così anche a chiudere i loro giornali e a mandare a casa chi ci lavorava?
Sarà perché io ci ho lavorato per uno di quei giornali, ma per me ogni volta che ne chiude uno è come se morisse una persona cara. Che è non tanto o non solo quel giornale, ma è la democrazia stessa. E' come se dal corpo della democrazia venisse amputato un pezzo.
Pensate, io non sarei contenta nemmeno se chiudesse quel giornale di merda che si fa dalle mie parti. Perché dietro a un editore bastardo (che il modo di fare soldi lo troverà comunque) ci sono delle persone in carne ed ossa che rischiano di perdere il lavoro. Ma questo uno che per sparare minchiate per un'ora al giorno per cinque giorni guadagna centinaia di milioni di euro non lo può capire.

lunedì 30 gennaio 2012

Un sermone da 750.000 euro

Io non sono pregiudizialmente contraria al fatto che gli artisti guadagnino un pacco di soldi. Soprattutto se sono artisti che ci fanno riflettere, che veicolano idee o stimolano lo spirito critico, meglio ancora se lo fanno con parole e strumenti semplici. Metti Celentano: siamo diventati ambientalisti e oppositori della speculazione edilizia più con il suo ragazzo della via Gluck che con mille trattati o convegni.
Però tutto ha un limite e soprattutto va inserito nel contesto, rapportato al momento. E questo è un momento di merda, lunghissimo momento di merda per gli italiani, nel quale sulla crisi globale si innesta il ventennio fascioberlusconiano e ancora il trimestre finanziarmontiano. Crisi al cubo (non solo economica, ma politica e di valori), che le destre - che indossino il loden o il perizoma - fanno pagare tutta a chi non ha più nemmeno gli occhi per piangere. Ora Celentano, che di politica capisce poco - ma ha il merito di aver detto due o tre cose giuste sull'ambiente e sulla guerra e in più con quegli strumenti semplici che raggiungono tutti -, che è figlio di povera gente emigrata dal sud al nord, che da ragazzo ha cominciato facendo lavori umili, che però sono cinquant'anni che guadagna quanto vuole lui, almeno adesso che annaspiamo tutti come in un dopoguerra un minimo di pudore avrebbe dovuto averlo nel chiedere alla Rai quella cifra stratosferica di 750.000 euro per partecipare al Festival di Sanremo.
Ma un modo per riscattarsi ce l'ha e in quel caso io sarei molto contenta di dargli i miei soldi (miei, se ne ricordi, perché i soldi che la Rai gli darà sono miei e di quelli che pagano il canone) ed è stato lui stesso a suggerirmelo con la sua giusta battaglia per esprimersi liberamente. Bene, c'è un ragazzo di 29 anni che si chiama Giovanni Tizian, fa il giornalista free-lance (cioè uno di quelli che vengono pagati quattro euro al pezzo e non vengono assunti) e vive sotto scorta per avere scritto di mafia: Celentano scelga di farsi pagare come lui - quattro euro al pezzo, un pezzo per ogni giorno del Festival, e fa venti euro in tutto - oppure prenda i soldi che gli daranno a Sanremo (pari allo stipendio annuo di 57 persone a mille euro al mese per tredici mensilità), ce ne aggiunga un po' di quelli che ha guadagnato durante tutta una vita e dimostri di avere veramente a cuore la libertà di espressione aprendo un giornale, una tv o una radio in cui assumere non i grossi nomi pronti a trasmigrare di qua e di là solo sulla base di un compenso da capogiro, ma appunto questi giornalisti che hanno deciso di vivere la loro vita e la loro professione con serietà e dignità e che, se non hanno un referente politico che li faccia assumere alla Rai, è solo perché hanno scelto di non averlo e non certo perché non ne abbiano trovato uno: l'Italia è piena di politici ai quali farsi leccare il culo piace talmente tanto che si farebbero fare le extention alla lingua per leccarselo da soli in momenti di penuria di leccatori.
Ecco: l'antipolitico Celentano la smetta di fare il politico arraffone e si dimostri un libero pensatore. Si accontenti di un compenso "equo" e rapportato al momento di crisi: altrimenti, faccia una lunga pausa, lunga cinque giorni, ché la gente non sa che farsene dei sermoni di un riccone.