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venerdì 17 giugno 2016

Terra bruciata


È impressionante l'elenco dei luoghi - boschi, alberghi, case, complessi residenziali, fabbriche, autostrade, tratti ferroviari, asili nido - devastati dai roghi di ieri in Sicilia. Sembra la lunga lista di nomi dopo una strage. Non sono "solo" alberi e macchia mediterranea (e comunque sarebbe già troppo): sono settori produttivi, sono lavoratori, sono camerieri, portieri, operai, casellanti, sono maestre, sono bambini che almeno per il momento non potranno più crescere confrontandosi con altri bambini, sono mamme e papà che dovranno assentarsi dal lavoro perché magari non hanno nessuno a cui affidare i loro bimbi adesso che si è scoperto che anche un asilo nido può non essere risparmiato dal fuoco. E chissà quanti sono quelli che verranno licenziati o messi in cassa integrazione perché il posto di lavoro è andato letteralmente in fumo.
È così che fanno i terroristi, è così che fanno i mafiosi o i killer di professione: loro devono uccidere, seminare il terrore, mandare messaggi inequivocabili, fare terra bruciata, sparare nel mucchio senza stare troppo a preoccuparsi di controllare prima l'elenco delle potenziali vittime, se hanno tre anni o tre foglie, se avevano appena conquistato il primo lavoro part-time e malpagato il giorno prima che l'hotel fosse costretto a chiudere per fiamme o se avevano caparbiamente deciso di non emigrare, se era la prima volta dopo anni che quel ristorantino là sul mare cominciava ad avere clienti e finalmente poteva finire di pagare le rate del prestito o se in quel momento insieme alle fiamme lungo la ferrovia correva un treno pieno di turisti.
Dovevano ammazzare la Sicilia e lo hanno fatto da terroristi di professione, facendole prendere fuoco in più punti contemporaneamente, secondo quello che sembra un piano ben studiato, lasciando una ferita nella carne di ciascuno di noi e negli occhi una foto tanto simbolica quanto spaventosa: quella delle fiamme che sembrano arrivare dal mare e lo avvolgono, creandogli tutto intorno un innaturale e invalicabile orizzonte di fuoco.

sabato 14 novembre 2015

Guerra


Se avessi soldi prenderei un aereo per Parigi in questo stesso momento. No, mamma, tranquilla, in questo momento non è pericoloso andare a Parigi: perché è già successo tutto e perché in questo momento è pericoloso in qualunque posto persino starsene chiusi dentro casa.
Stanotte mi ronzava sulla testa un aereo militare, hanno un rumore particolare gli aerei militari, e da queste parti ci abbiamo fatto quasi l'abitudine, noi che siamo colonia dell'impero e da qui facciamo guerra al mondo intero. Io no, io non ci ho fatto l'abitudine: io ho paura persino dei film sulla guerra e ho paura ogni volta che li sento passare quegli uccellacci neri, resto in apnea per tutto il tempo in cui volteggiano qui su, tendo l'orecchio ad accompagnarli mentre si allontanano, resto vigile per essere sicura che non ritornino. Vigile e impotente di fronte a una guerra senza data di inizio e di fine, senza territori delimitati, come un fiume che scorre sotterraneo e all'improvviso esplode travolgendo tutto. Non so quando succederà di nuovo e dove succederà.
So solo che succederà. E ancora una volta ci rimetteremo a pensare al nipote, all'amico di tuo figlio, al cugino, ai tanti ragazzi che da qui se ne sono andati per cercare il futuro o anche soltanto per respirare il fascino di quella città; e penseremo all'ospite di tre giorni di cui non ricordi più nemmeno il nome ma di cui ti chiedi se si è salvato.
Vorrei andare a cercarli tutti, mannaggia ai soldi. Se avessi soldi partirei subito per Parigi e mi metterei a girare per le strade, per abbracciarli tutti uno ad uno quelli che sono rimasti, e ad ognuno chiedere se conoscono il tizio o la tizia che ho conosciuto una volta per due o tre giorni qui nella mia città. Chissà dove sono adesso. Ne sono passati tanti da qui, da questa città dove la gente vive come se non sapesse che di notte nei suoi cieli si fa la guerra. Loro qui ci sono venuti per turismo, soprattutto coppie giovani: francesi sciovinisti che non dicevano una parola di italiano, francesi che credevano di dire qualche parola in italiano e invece la dicevano in spagnolo, spagnoli che vivevano in Francia, una ragazza nera e un ragazzo bianco bellissimi, australiani trapiantati a Parigi. Dove sono adesso?
Vorrei andare a bussare ad ogni porta, infilarmi in ogni vicolo, citofonare a casaccio. E abbracciarli, abbracciarli tutti forte quelli che incontro, talmente forte da non riuscire a respirare: così potrei pensare che a farmi male e a scricchiolare siano soltanto le mie ossa e non il pensiero che in qualunque posto e in qualunque luogo può succedere a una persona a cui vuoi bene e tu non ci sei a tenerle la mano.

venerdì 9 gennaio 2015

Concime stallatico


Ieri una giovanissima compagna mi ha chiesto se avessi scritto qualcosa sulla strage di Parigi: avrebbe voluto usarla come spunto per parlarne in classe con i suoi compagni (nutre nei miei confronti un'eccessiva considerazione, che non merito). "No, non me la sono sentita francamente - le ho risposto -: avrei dovuto avventurarmi in ipotesi sulla matrice di quest'atto su cui non mi sento di pronunciarmi a rischio di dire cazzate". So bene di non essere ferrata in politica internazionale, anche se due o tre idee su quelli a cui era stato fatto un favore ce le avevo già fin dal momento del massacro: intolleranti e razzisti, superpotenze in cerca di alibi per una nuova guerra di conquista, fascisti di ogni risma, tutti pronti ad innaffiare abbondantemente la pianta di odio che curano amorevolmente.
Poi sono uscita e naturalmente ho incontrato una gran quantità di immigrati dei quali non so se siano musulmani, cattolici o atei: ho visto anche un ragazzino a spasso con la sua mamma attenta e amorevole, con la stessa espressione da cucciolo che ha ad ogni latitudine ogni ragazzino a spasso con una mamma attenta e amorevole. E perché dovrei averne paura? Sarebbe un potenziale terrorista? A crescere nella mia città, è più probabile che diventi un mafioso. E, in quel caso, sì che ci sarebbe da fare una crociata. Mi dispiace, ma io la vostra pianta non la innaffio: io ci piscio sopra alla vostra pianta di odio.
Per convincerci hanno anche ricicciato la Fallaci, che in questi frangenti è sempre un ottimo concime (stallatico). Tessendone le lodi, ovviamente, perché il suo fanatismo fa comodo a fascisti vecchi e nuovi e perché anche questa ipocrisia la nostra (vostra) religione, non meno terrorista delle altre, ci ha lasciato: che dei morti non si parla male; che i morti, dopo morti, erano delle brave persone ed erano soprattutto detentori della verità assoluta. Oriana Fallaci era (era diventata?) una stronza intollerante, un'integralista al pari di quegli altri che hanno ucciso i lavoratori di Charlie Hebdo, e non sarà il fatto che è morta (per fortuna, così ha smesso di dire cazzate) a convincermi che aveva ragione.
La ragione sta dalla parte di chi usa la Ragione e non la religione. Per questo io sono Charlie, che faceva satira su tutti gli integralismi (compreso quello cattolico, ovviamente). Anzi, come hanno scritto i ragazzi in presidio oggi a Catania, su iniziativa di Pierre, studente Erasmus: "Iu sugnu Charlie". E scommetto che la redazione dell'ebdomadario, che pure ha scritto quella frase in tutte le lingue, a questo non ci aveva pensato.

domenica 28 dicembre 2014

Love intelligence


Ma come, le corna non erano una questione privata? Capisco che la gelosia possa fare più danni del terrorismo, ma non è troppo usare l'intelligence della prima superpotenza mondiale, pagata dai contribuenti, per scoprire se tua moglie o tuo marito s'è fatto l'amante?
A quanto pare quelli che guardano dal buco della serratura del mondo intero, ritenendo ciascuno di noi un potenziale terrorista, per oltre dieci anni avrebbero fatto anche altro: gli agenti della National Security Agency americana spiavano mogli e mariti, non solo le/i loro, ma anche quelli degli altri. Non si sa per voyerismo o per volontà ricattatorie, diciamo così per "arrotondare" lo stipendio, ma lo facevano. Come un Tom Ponzi o un Fabrizio Corona qualunque.
L'avevano soprannominata Loveint, love intelligence, facendo un torto all'intelligenza e un torto all'amore.
Sarebbe carino sapere che qualcuno di loro, mentre teneva d'occhio e d'orecchio l'amico, ha scoperto per caso che l'amico era l'amichetto della propria moglie, insospettabile come la moglie di Cesare.
Anche se ho il timore che, trattandosi di americani, non si accontenterebbe di una semplice scenata, ma scatenerebbe la terza guerra mondiale. Con la scusa - ça va sans dire - di esportare la democrazia a casa dell'infedele.  

mercoledì 21 marzo 2012

Moderare i toni

Leggo le dichiarazioni di esponenti politici e sindacali all'agguato in cui è rimasto gravemente ferito questa mattina a Torino il capogruppo dell'Udc in consiglio comunale e candidato sindaco del Terzo polo alle amministrative del 2011, Adriano Musy, e non so se essere stupita, esterrefatta o terrorizzata.
Intanto per il tempismo: Musy non aveva fatto in tempo a cadere a terra e già arrivava il fiume di parole, tutte uguali, preconfezionate: prima di tutti i vertici nazionali e locali di Udc e Fli, poi quelli di tutti gli altri, senza sosta. E poi, soprattutto, perché hai la sensazione che qualcuno quasi ci sperasse.
Tutte le notizie riguardanti le indagini subito aperte sul ferimento, infatti, parlano di due piste: quella professionale (Musy fa l'avvocato), forse privilegiata, e quella genericamente personale che vuol dire tutto e niente.
Ma allora perché (a parte la coincidenza temporale con la strage terroristica di cui è appena rimasto vittima il mondo del lavoro), immediatamente, in coro tutti hanno fatto intravvedere lo spettro del terrorismo?
Sarà sufficiente riportare alcune di queste dichiarazioni.
Il primo, al quale comunque si può forse concedere l'attenuante del dramma personale, è stato il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato negli anni di piombo: "...un professore colpito sotto casa è il film peggiore del Paese e fa grande angoscia".
Poi è stata una slavina. Il segretario regionale dell'Udc, Alberto Goffi, ha parlato di "tensioni sociali" in aumento; il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti (Pd), ha retoricheggiato con "uno sforzo di unità per combattere e isolare ogni forma di violenza"; il deputato piemontese del Pdl, Enrico Pianetta, ha sancito "il pericolo di un ritorno agli anni bui della violenza terroristica e criminale" senza dimenticare, pancia in dentro e petto in fuori, di precisare che "siamo determinati a salvaguardare l'assetto democratico della città di Torino e di questo paese"; l'immancabile sindacalista di governo, Raffaele Bonanni, leader della Cisl, ha messo in guardia contro "il clima che può diventare arroventato" e lanciato un appello a "moderare i toni"...
Mi fermo qui, più o meno a mezzogiorno, e riprendo l'ultima che mi capita sott'occhio, quella di Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, secondo il quale "questi gesti sono comunque la spia di un deterioramento politico e sociale che alimenta la vile follia di chi vuole approfittare delle difficoltà italiane per seminare violenza.
Dal momento dell'agguato al primo pomeriggio le notizie sull'argomento sono state circa settecento e la proporzione fra chi esprimeva soltanto solidarietà e auguri di pronta guarigione e chi invece soffiava sul fuoco è stata, a occhio, di uno a quattro.
Nel frattempo le agenzie ogni due per tre ribadivano che "a quanto si apprende da fonti investigative, quella del terrorismo al momento non sarebbe la pista privilegiata", ma quelli - volutamente sordi - non demordevano.
Spero con tutto il cuore che Musy non riporti conseguenze serie da questa storia. Per l'umana solidarietà che si deve a (quasi) tutti, ma soprattutto perché invece a qualcuno forse avrebbe fatto comodo una vittima - come D'Antona o Biagi e tutti gli altri prima di loro -, da usare come uno scudo acuminato e avvelenato contro i lavoratori.
E, quanto al "moderare i toni" auspicato dal sindacalista giallo, se c'è qualcuno che usa toni aggressivi e arroganti - tipici di chi vuol avere ragione a tutti i costi - è questo governo che quotidianamente insulta i lavoratori e i pochi rimasti a difenderli e sembra davvero voler fare di tutto per inasprire gli animi e trovare un modo per ridurre ulteriormente diritti e libertà.