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domenica 4 settembre 2011

Vi odio, ladri di futuro

Una volta qualcuno gli diceva: "Disegna la tua casa". E loro, i bambini, prendevano tutti i colori che potevano e disegnavano una casetta sgangherata, un prato con dei fiori giganti, un albero sproporzionato, uno sgorbietto su quattro zampe che poteva essere indifferentemente un cane o un gatto, il cielo era azzurro e c'erano il sole e gli uccellini. E poi ci mettevano se stessi, tenuti per mano da mamma e papà.
Oggi Alessandro ha disegnato una specie di "casa" e il suo papà. Alessandro ha sei anni ed è il figlio di Calogero Fantauzzo, uno dei tre bidelli precari che da sei giorni a Palermo fanno lo sciopero della fame accampati sotto una tenda davanti alla presidenza della Regione per protestare contro i tagli alla scuola pubblica decisi dal governo dei padroni. Perché Calogero e i suoi tre colleghi una casa non ce l'hanno più: l'hanno venduta, insieme a tutto ciò che avevano, pur di dar da mangiare ai loro figli.
Alessandro ha disegnato il suo papà e ci ha messo pure l'albero, ma la "casa" è quella tenda sotto la quale l'uomo è costretto a dormire da sei giorni per rivendicare il proprio sacrosanto diritto al lavoro, mentre in queste ore la Commissione Bilancio del Senato - ancora nell'ambito di una manovra finanziaria che vuol fare pagare la crisi solo ai più deboli - dà l'ennesimo colpo di grazia alla classe lavoratrice approvando l'emendamento che consente di licenziare in deroga alla legge e che apre la strada all'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Quattro anni fa il poeta Eduardo Sanguineti - in quel momento candidato sindaco a Genova con la sinistra - fece scandalo in questo Paese ipocrita per avere invitato all'odio di classe: "Bisogna restaurare l' odio di classe - disse -. Bisogna promuovere la coscienza del proletariato: i padroni ci odiano e non lo nascondono". Spiegò anche che la sua non era un'incitazione all'odio, parlò di proletariato, di uomini venduti come merce, della necessità di "aiutare i proletari ad avere coscienza della propria classe". Parole antiche, per un Paese tornato indietro di secoli in materia di diritti; parole che indignarono una certa "sinistra" light che ama frequentare mercati (finanziari) e mercanti più che difendere i lavoratori.
Oggi che un bambino di sei anni disegna non una casa ma una tenda che serve al suo papà per rivendicare il diritto fondamentale, quello dell'articolo 1 della Costituzione, ho bisogno di quelle parole di Sanguineti e ho bisogno di manipolarle un po'. Per dire ai padroni, a questo governo di padroni e mercanti: Io vi odio. Vi odio perché ci avete tolto la dignità del lavoro, vi odio perché ci avete tolto la dignità dell'istruzione, vi odio perché avete rubato alle giovani coppie la fantasia di fare figli ai quali non potranno dare da mangiare, vi odio perché avete strappato il sorriso a un bambino di sei anni e il futuro a migliaia di giovani brillanti costretti ad andare a cercare lavoro altrove perché voi, e solo voi, avete ridotto questo Paese in un paese di merda.

sabato 3 settembre 2011

Piselli in fuga

Il fatto è che a Berlusconi, prima di uscire definitivamente di scena, dalla sua galleria di macchiette ne mancava una. Dal presidente benefattore che si commuove (finge di commuoversi, a beneficio delle telecamere) di fronte all'ennesimo sbarco di albanesi e annuncia l'intenzione di assumerne alcuni al suo servizio (in realtà al suo servizio aveva assunto Vittorio Mangano e più probabilmente era Vittorio Mangano che aveva assunto lui), al presidente ferroviere, al presidente odontotecnico che fa sostituire la dentiera a un'anziana terremotata dell'Abruzzo, al presidente minatore, al presidente pompiere, al presidente tipo da spiaggia con bandana a proteggere il cuoio capelluto appena concimato...finora i ruoli li aveva interpretati tutti, non disdegnando in prevalenza di travestirsi da lavoratore in quell'infinita carnevalata che è stato il suo quasi ventennio. Ora, per l'ultima performance alla Fregoli, avendo provato inutilmente con il viagra e chissà quali altre diavolerie a riportare agli antichi splendori ciò che inevitabilmente corre verso il precipizio del tempo, per sentirsi giovane si traveste da cervello in fuga. Sì, esattamente come i giovani italiani, plurilaureati e plurispecializzati, bravissimi, alcuni addirittura geni, che a un certo punto depongono le armi e sbottano: "Me ne vado da questo Paese di merda!" Anche lui, parlando al telefono con il suo compare Valter Lavitola, si sfoga: "Me ne vado da questo Paese di merda!". Con qualche piccola differenza: che i giovani se ne vanno perché lui ha fatto diventare il nostro un Paese di merda e non certo perché i magistrati svolgono indagini sui fuorilegge.
Dopo di che, mentre trema per l'arresto di Tarantini che - abituato a un tenore di vita elevato - potrebbe non reggere il carcere e vuotare il sacco definitivamente, ne fa un'altra delle sue, un'altra offesa a questo Paese fatto in fondo anche di persone per bene, quelle che ancora pensano che per vivere si debba lavorare onestamente, quelle che si fanno un culo così per mandare i figli a scuola e possibilmente anche all'università, quelle che si levano il pane di bocca per garantire l'istruzione (e, dunque, il futuro) ai loro ragazzi. Ebbene Berlusconi, per giustificare la cifra stratosferica di cinquecentomila euro (pari a 35 anni di lavoro di una persona normale il cui stipendio si aggira intorno ai 1.200 euro mensili) versati al pappone in capo, Giampaolo Tarantini - perché non svelasse ai giudici che le ragazze che gli portava in casa per soddisfare le sue voglie di vecchio bavoso erano pagate, cioè prostitute -, ancora una volta si è inventato la storia del benefattore che aiuta una famiglia in stato di bisogno. Ma forse, della sua dichiarazione ai tg mentre ringhiava contro i giudici, a qualcuno è sfuggito il seguito della frase: che quella famiglia non era più in grado di mantenere il proprio tenore di vita. Tenore di vita che lo stesso Tarantini definiva esagerato. Insomma se, facciamo il caso, Tarantini aveva sei fuoriserie, dodici camerieri, sedici rolex (due per tentacolo), eccetera, senza i soldi del benefattore il piccolo fiammiferaio avrebbe dovuto ridurre le fuoriserie a tre, gli inservienti a sei e accontentarsi soltanto di un orologio a tentacolo.
Vorrei sommessamente ricordare a Berlusconi, a Tarantini e a tutti quelli come loro che in questo momento a Palermo ci sono tre persone - che ne incarnano troppe - che davvero non possono più permettersi il tenore (e nemmeno un Farinelli) di vita precedente. Si chiamano Pietro Musso, Calogero Fantauzzo e Filippo La Spisa e sono tre precari di quella scuola fatta a pezzi da Berlusconi e dalla Gelmini, da giorni in sciopero della fame dopo che si sono venduti di tutto, dalla casa fino alle fedi nuziali, per non privare i loro figli non del superfluo ma del cibo. E questo mentre Berlusconi si traveste da pisello in fuga, preparandosi un esilio dorato forse in qualche paese nordafricano dove circondarsi indisturbato di puttane e di papponi.