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venerdì 13 marzo 2015

Tutorial per il perfetto stalker


Non meriterebbe nemmeno parlarne, tale è il concentrato di squallore, ma scriverne può funzionare forse come antiemetico.
La vicenda è quella della lettera a pagamento (pubblicata oggi dal Corriere della Sera che evidentemente non si è preoccupato del messaggio che passava fra la gente quanto dei soldi che passavano nelle sue casse) di un presunto marito tradito alla moglie: una trovata pubblicitaria - si è scoperto dopo - per promuovere uno show di Sky che andrà in onda prossimamente con il titolo significativo di "Alta infedeltà". Storiacce di corna, insomma.
Ma di più in realtà: forse una sorta di tutorial, un corso universitario a distanza per il perfetto stalker. Perché questo presunto marito presunto tradito infarcisce la sua lettera di una serie di insulti, minacce e recriminazioni, ovviamente facendo la parte della vittima, tanto da suscitare i commenti solidali non soltanto degli uomini ma anche da parte di alcune donne.
Comincia chiamandola "amore mio", appellativo da cui trasuda odio à go-go, poi la accusa di essersi "fatta" una quantità infinita di uomini, parla delle "ombre" della moglie, del "buio" in cui lei lo ha fatto precipitare, dice di voler far conoscere a tutta Italia il suo "spregevole tradimento" (ma com'è che quando è una donna a farlo è "spregevole tradimento" e quando è un uomo "l'uomo è cacciatore"?) e poi confessa i suoi movimenti degli ultimi tempi - dando così una serie di indicazioni ai propri possibili seguaci -: di avere spiato la moglie, averla seguita, avere controllato il suo profilo Facebook, essersi intrufolato nella sua chat.
Solo un assaggio - immagino - delle indicazioni che verranno date in trasmissione. Mancavano solo gli sms per dirle che gli ha rovinato la vita, le telefonate ad amici e parenti per denigrarla, le minacce di suicidio per alimentare i suoi sensi di colpa. Ma sono fiduciosa: Enzo (così si chiama giocando sull'assonanza l'ormai ex marito di Lucia), il promesso separato, avrà largo spazio nel programma per spiegare agli uomini come si odiano le donne.

lunedì 5 agosto 2013

L'ombra

"Mi segue sempre dalle vetrine dei negozi, sparisce nei muri, riappare, mi perseguita, mi bracca, ma non so chi sia. Non so di chi siano quegli occhi al buio. Non so di chi siano quelle labbra spioventi. Non so cosa voglia dirmi e se veramente vuole dirmi qualcosa o soltanto darmi il tormento. Non so cosa voglia da me. Se solo bastasse un sasso per mandarla in frantumi!" La sconosciuta era lì, sempre più spesso. Le camminava accanto, un passo lei e un passo l'altra; lei si riavviava i capelli con la mano, l'altra si riavviava i capelli con la mano; lei abbassava leggermente gli occhiali per leggere qualcosa, quell'altra le faceva il verso. Una stalker. Insopportabile, fastidiosa, irritante e terrificante. Non riuscire a liberarsene le provocava un senso di smarrimento. C'era solo una differenza fra loro due: lei non aveva ancora quarant'anni e aveva un gran voglia di amare, baciare, ballare, partire; quell'altra era una novantenne che puzzava di morto. E, malgrado ciò, la seguiva tenendosi al passo con l'andatura veloce della più giovane. Un'ombra con occhi, naso e labbra. "Forse dovrei ignorarla", pensò, "magari si stufa e se ne va". Cominciò a camminare guardando dritto davanti a sé, senza mai voltarsi verso le vetrine. Ma sapeva che era lì, avvertiva il suo sguardo ossessivo, riusciva a sentirne quell'orribile puzzo di cadavere. La nausea montava come una marea e stava per travolgerla. A un certo punto, aveva pensato persino di non uscire più di casa, barricarsi dentro pur di non vederla più. Ma non voleva dargliela vinta. Dentro si sentiva in trappola, fuori si sentiva braccata. Stavano rifacendo la pavimentazione nella strada che percorreva ogni giorno e per terra c'era una montagna di sanpietrini. Si sforzava di concentrarsi su quei lavori quando si girò verso una vetrina e la rivide, si spostò all'altra vetrina e lei era sempre lì e così davanti ad ogni vetrina: un passo lei e un passo l'altra; lei si riavviava i capelli con la mano, l'altra si riavviava i capelli con la mano; lei abbassava leggermente gli occhiali per leggere qualcosa, quell'altra le faceva il verso. Denunciarla? Nessuno le avrebbe dato retta. D'un tratto si mise a correre, raccolse tutti i cubetti di porfido che poteva e spaccò le vetrine una per una. Era finita. Non c'erano vetrine in quel posto dove la portarono, ma soltanto sbarre. E le sembrò un sollievo.