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venerdì 21 luglio 2017

La Lista Ossimoro

Dunque Rosario Crocetta – convinto del suo ruolo taumaturgico (sembra che nel film che si è fatto nella sua testa la Sicilia, grazie a lui, sia diventata il migliore dei mondi possibili: niente disoccupazione, niente illegalità) – si ricandida alla guida della Regione sventolando la bandiera dell’autonomismo al grido (più o meno) di «Raffaele Lombardo c’est moi». E siccome le minchiate sono come le ciliegie, ecco spuntare - non sappiamo se con l’intenzione di sostenerlo ma più probabilmente per fare a chi ce l’ha più autonomista – i nuovi rivoluzionari indipendentisti pronti a fare una lista tutta loro e a candidarsi alle elezioni regionali del prossimo novembre.
Si richiamano espressamente ai Vespri e si chiamano sfrontatamente “Abusivi onesti Siciliani”. Onesti, sì, avete letto bene. Potevano chiamarla direttamente “Lista ossimoro” e sarebbe stato tutto più semplice.
I suddetti abusivi onesti sono quelli che hanno costruito per anni in spregio alle leggi (e al buon senso), magari anche pagando mazzette per le sanatorie, e ora annunciano: «Dopo più di trent’anni di false promesse, dopo averci addossato tutte le responsabilità della distruzione del territorio siciliano, dopo averci definito mafiosi ed illegali, adesso è arrivato il momento di agire». Quindi l’appello: «Se sei abusivo, se hai un’età compresa tra i 35 e i 55 anni, se hai una laurea in materie tecniche, economico o giuridiche, se hai esperienza amministrativa e soprattutto se vuoi che la Sicilia rimanga dei Siciliani, CANDIDATI!!!». A parte che non si capisce perché questa discriminazione verso quelli che hanno meno di 35 anni o più di 55; a parte che no, la distruzione del territorio siciliano non è solo colpa degli abusivi, ma anche dei politici votati a mani basse dagli abusivi; adesso mi aspetto che il prossimo passo sia la revisione dell’articolo 1 dello Statuto siciliano: «La Sicilia, con le Isole Eolie, Egadi, Pelagie, Ustica e Pantelleria, è costituita in Regione abusiva, fornita di personalità giuridica, entro l’unità politica dello Stato Italiano, sulla base dei principi democratici che ispirano la vita della Nazione». Tutto il potere al popolo (degli abusivi)!
Attendiamo con ansia ora che si faccia avanti la lista dei parcheggiatori abusivi. E quelli, è sicuro, faranno il botto.


martedì 17 febbraio 2015

Nasino alla francese


Il problema è sempre lo stesso: u cumannari è megghiu du futtiri, e in Sicilia ancora di più. Chissà quali e quanti orgasmi al minuto raggiungete nell'usare l'elicottero dell'elisoccorso per farvi scarrozzare senza motivo come farebbe una frivola diva di Hollywood con il suo autista personale per andare a fare shopping. Con la differenza che la diva di Hollywood l'autista se lo paga da sé, mentre voi siete dei pezzenti e degli accattoni, che fanno i signori con i soldi dei siciliani.
Stamattina ho sentito a Radio Capital Angelo Collodoro, segretario siciliano del Cimo, il sindacato dei medici ospedalieri: si parlava di Nicole e di tutto il verminaio saltato fuori dopo la morte (l'infanticidio) della bambina che non ha avuto il "privilegio" di salire sull'elicottero dell'elisoccorso e a Ragusa è dovuta andarci praticamente a dorso di mulo. Si parlava, anche, dell'altra porcata saltata fuori dopo la morte della bimba: l'elicottero partito dalla Sicilia per andare in Sardegna a prendere Gaetano Marchese, direttore della centrale operativa del 118 di Palermo, che ha rifiutato di farsi curare negli ospedali di Sassari e Cagliari, ha fatto un fischio e si è fatto portare fino a casa con la sua carrozza personale trainata dai suoi schiavi.
Ma qui Collodoro ha riferito un altro episodio, se possibile più grave: quello di uno stronzo (come lo vorreste definire uno che non si vergogna di godere di un privilegio senza essere in pericolo di vita e senza essersi nemmeno rotta una gamba?) caduto dalla moto, che si frattura il setto nasale a Messina e si fa venire a prendere dall'elisoccorso per andare a Palermo nel reparto del chirurgo plastico - parole del sindacalista - "del Presidente della Regione". Il setto nasale, capite? Che te lo puoi rompere giocando a pallone o sbattendo di notte contro lo stipite di una porta e non ti sogneresti mai di scomodare i vertici dell'amministrazione regionale per farti raccomandare e provare l'ebbrezza di salire sull'elicottero come fosse la giostra, solo per il gusto di una polluzione da esercizio distorto del potere. Sì, perché Collodoro ha spiegato anche un altro paio di cose, che del tutto insignificanti non sono: la prima è che a Messina ci sono almeno due centri qualificati di chirurgia plastica e quindi non c'era nessun bisogno di andare dal chirurgo di fiducia del Presidente della Regione e la seconda è che l'elicottero non si leva in volo se l'ordine non arriva direttamente dall'assessorato regionale. Cioè da quell'assessorato che Crocetta ha ricoperto con una bella foglia di fico antimafiosa perché non si vedesse che i privilegi e le clientele e le nomine di servi politici sono tali e quali a quando alla presidenza della Regione c'erano due che si intrattenevano piacevolmente con i mafiosi e che della Sanità hanno fatto il loro centro di potere e il loro raccoglitore di voti.
E io, quando sento l'ipocrisia delle "inchieste interne" per individuare e punire i colpevoli, francamente mi sento prudere le mani e avrei tanta voglia di cambiargli i connotati. Tanto poi vanno a farseli risistemare dal chirurgo plastico del Presidente della Regione. E magari ci scappa pure un bel nasino alla francese.

mercoledì 11 luglio 2012

Freedom

Ma ve l'immaginate Raffaele Lombardo a Woodstock, magari col pisello al vento, che canta "Freedom" e si fa le canne? No, perché l'ha detto lui: dice che appena si dimette (il 31 luglio prossimo, ma non ci credo finché non lo vedo) da presidente della regione Sicilia si ritira in campagna, si dà all'agricoltura e si mette a coltivare la marijuana così finalmente prova l'ebbrezza di farsi una canna ché non l'ha mai fatto. E sarebbe "uno dei tanti piaceri che potrei concedermi quando non sarò più governatore". Dice: lo so che è illegale, ma pazienza. Certo: anche la mafia è illegale, ma pazienza. Anche se lui si dà al "più uno" e rilancia rispetto al suo predecessore: la mafia non mi fa schifo, mi fa schifissimo. Dopo di che ci comunica (e ribadisce per l'ennesima volta) che non si candiderà più a niente e non farà più politica. Dia retta, non si sbilanci. Perché ricorda tanto il tossico che dice "posso smettere quando voglio". Non ha bisogno di farsi le canne, presidente: la sua droga si chiama potere. E magari, chissà, quando sarà finito il processo che la vede imputato per reati di mafia, e se la condanneranno, forse la sentiremo cantare "Freedom": in duetto con il suo coinquilino di Rebibbia.

lunedì 30 aprile 2012

La zia ha messo il sale nel caffè

Pierluigi Bersani deve essere molto stanco. Del resto, si sa, i tempi della politica, le riunioni infinite ed estenuanti, i viaggi da una parte all'altra del Paese, ammazzerebbero anche un cavallo. E così si ritrova a fare (e a dire) quelle cose che equivalgono alle azioni delle vecchie zie un po' rinco. Tipo: mettere il sale nel caffè, partire per mettere su un disco di vinile sul piatto del giradischi e infilarlo nel frigorifero, lavarsi le mani e dimenticare di chiudere l'acqua facendo allagare la casa, chiamare i nipoti con i nomi dei figli e i cognati con i nomi dei fratelli, e così via. Sicché lui oggi se n'è andato a Palermo per la campagna elettorale e ha fatto (e detto) una serie di cazzate. Tipo: ha incontrato uno che si chiama Cetto e lo ha chiamato Fabrizio, ha attaccato l'andamento della spesa nazionale "sbarellata" dal centrodestra dimenticando che lui in questo momento sta governando con il centrodestra e con quel centrodestra sta sostenendo un governo di destra che più destra non si può nemmeno col destreggio, ha commemorato Pio La Torre ucciso dalla mafia e ha detto che per dare prospettive alla Sicilia "la strada tracciata è chiara" e vuol dire alleanza con le forze moderate e autonomiste, cioè con l'Mpa, cioè con Raffaele Lombardo indagato per mafia, e così via. Dia retta, onorevole (mi dispiace, ma ho qualche difficoltà a chiamare compagno uno che dice certe cose), lo diciamo per lei, perché ci dispiace vederla in questo stato confusionale: si prenda una pausa, vada in uno di quei centri dove ti rimettono in piedi dopo un esaurimento nervoso, magari le danno pure in mano una bambola da pettinare che serve a scaricare la tensione, e ripassi quando si sarà rilassato. Magari avrà le idee un po' meno confuse.

venerdì 6 aprile 2012

Il consigliori

E dunque l'imputato coatto andrà a lezione dal coatto di Rebibbia, con il quale già in passato ha condiviso scuole, partiti e frequentazioni.
Già, la notizia è questa: Raffaele Lombardo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per il quale il gip ha respinto la richiesta di archiviazione disponendone anzi l'imputazione coatta e per il quale in conseguenza la procura di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio, sentendo avvicinare il momento del redde rationem comincia a pensare a cosa potrebbe fare da grande, una volta costretto a lasciare la presidenza della Regione.
E siccome uno per fare qualcosa da grande prima deve studiare, il medico presidente della Regione Sicilia sta pensando di rimettersi sui libri universitari e - come prima di lui il suo collega medico e presidente della Regione, Totò Cuffaro, che inganna il tempo nella sua residenza di Rebibbia studiando da leguleio, oltre che invocando la madonna da mane a sera - si è già fatto fare il conteggio dei crediti per iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza.
Al giornalista che gli faceva notare il percorso analogo del suo predecessore, ha detto: "Mi farò dare consigli da lui su come studiare, non ci vedo nulla di male". E che male c'è, se uno di mestiere fa il consigliori?
Non ha chiarito, però, se i consigli intende farseli dare in loco, al domicilio dell'insegnante.

lunedì 5 marzo 2012

Brogli e 'mpidugghi

Non so se alle primarie del centrosinistra di Palermo ci siano stati brogli o peggio (e certo quando c'è di mezzo la lombarditudine e il mantenimento di un potere clientelare o di briciole di esso, il dubbio ci sta tutto), ma posso affermare quasi senza tema di smentita che ci sono stati 'mpidugghi.
Mi spiego con qualche esempio.
Antonella Monastra, tanto per cominciare dalla fine, arrivata ultima in questa consultazione a quattro per la scelta del candidato sindaco, quand'è arrivata in consiglio comunale era candidata di Rifondazione comunista. Da indipendente, certo, ma il partito grazie al quale era stata eletta consigliera comunale era inequivocabilmente il Prc. Alle regionali del 2008 Monastra era candidata con la Sinistra arcobaleno (cioè, più o meno sempre con i comunisti, per quanto spennellati in technicolor), poi passò a "Un'altra storia" (il movimento di Rita Borsellino), stavolta si è candidata con il sostegno di movimenti e società civile e fuori dai partiti. Ha preso 1.750 voti.
Davide Faraone, penultimo e unico con tessera Pd, viene dai Ds dei quali è stato segretario cittadino e consigliere comunale, poi deputato regionale con l'ultima mutazione genetica. Ha preso 7.975 voti.
Rita Borsellino, a lungo impegnata con l'associazionismo, passata anche lei per la Sinistra arcobaleno ma approdata dall'altra parte rispetto alla Monastra facendosi eleggere europarlamentare con il Pd. Ha preso 9.878 voti.
Fabizio Ferrandelli, the winner, ormai molto ex Idv eletto consigliere comunale nella lista che sosteneva Leoluca Orlando e oggi candidato dell'area Lombardo del Pd. Ha preso 9.945 voti.
Ora, a prescindere dal fatto che proprio di quest'ultima tipologia (la quintessenza dell'arroganza che a Palermo prende le sembianze di Cracolici e Lumia, quest'ultimo subito pronto a minacciare richieste di dimissioni per Bersani) penso tutto il male possibile accompagnato da conati di vomito, mi viene un pensiero terra terra: Monastra durante la sua carriera politica - come spesso accade - avrà distrutto solide amicizie e in cambio ne avrà create altre e altrettanto importanti con i suoi compagni di avventure ideali; lo stesso avrà fatto Faraone, ugualmente Borsellino e Ferrandelli. E dunque, per fare un esempio, degli ex compagni di Rifondazione che oggi sostenevano la Borsellino, qualcuno avrà votato per Monastra essendole rimasto amico e qualcun altro per Borsellino perché con quell'altra aveva litigato o per scelta di partito condivisa; così dei compagni della Federazione della Sinistra che ai tempi erano nella Sinistra arcobaleno qualcuno avrà votato per Rita Borsellino mentre qualcun altro potrebbe non averle perdonato il "tradimento" di qualche anno fa; qualcuno di "Un'altra storia" potrebbe avere votato Borsellino, qualcun altro Monastra; all'interno di IdV forse c'è chi - pur essendo in linea con il partito nazionale - magari non sopporta Leoluca Orlando e quindi per dispetto e antipatia personale potrebbe avergli preferito Ferrandelli; nel Pd qualcuno - pur non essendo lombardiano né sostenitore di un centrosinistra classico - potrebbe non aver scelto Faraone magari soltanto perché dieci anni prima avrebbe voluto essere candidato al suo posto; e così via di scomposizione in scomposizione, di ricomposizione in ricomposizione, d'impidugghiu a impidugghiu. Senza riuscire a trovare il bandolo della matassa, mentre il clan compatto assesta la sua prova di forza.
Sono sempre più convinta che le primarie siano un'assurdità, buone per gli americani: soltanto un'illusione di democrazia, soprattutto quando l'ingenuità (molesta) di sovrapporre candidati omologhi si innesta sul "sistema Sicilia", quello dei galoppini in nero agli angoli delle strade o degli sms con la coppola.

mercoledì 1 febbraio 2012

E ci voleva una Commissione?

Alcuni mesi fa la Corte dei conti richiamò la regione Sicilia per i costi della formazione professionale, il governatore Raffaele Lombardo - e questa fu la cosa più divertente - cadde dal pero, si affrettò a precisare che questo non era dovuto alla gestione dell'assessore Centorrino (cosiddetto tecnico di area Pd), aggiunse che questa situazione era stata ereditata dalle passate gestioni e istituì un'apposita commissione incaricata di indagare sulla gestione del settore, presieduta da Filippo Panarello (un altro Pd).
Ora, a parte che Lombardo, notoriamente, non è che non ci fosse anche prima, quando era culo e camicia con il suo predecessore Totò Cuffaro, e a parte che comunque ormai è al governo della Sicilia da oltre tre anni e quindi avrebbe anche potuto accorgersene senza aspettare i rilievi dei giudici contabili, comunque adesso la Commissione ha finito il suo lavoro, che...no, non ha riservato alcuna sorpresa, almeno a quelli che non si sono foderati occhi, orecchie e cervello di prosciutto.
E allora vediamo: la spesa per la formazione, fra il 2004 e il 2011 (cioè fra Cuffaro e Lombardo) è aumentata notevolmente e oggi è di circa quattrocento milioni di euro, senza contare i soldi arrivati dai fondi europei. Le persone che ruotano intorno a questa macchina da soldi e da voti (l'indagine - ma va?! - parla di assunzioni pilotate da politici e burocrati soprattutto in prossimità di consultazioni elettorali) sono poco meno di novemila, cioè il 46% del totale - secondo quanto riferisce l'agenzia Ansa - "dei dipendenti attivi nel resto del Paese" e il triplo della regione Lombardia, che però ha il doppio degli abitanti della Sicilia e in percentuale circa la metà di giovani disoccupati. Fra gli "insegnanti" dei corsi di formazione c'è gente che ha fatto soltanto le scuole elementari (e, dunque, non escluderei che fosse già nel vortice dell'analfabetismo di ritorno) o al massimo si è spinto fino alla terza media (soltanto il 34% dei formatori ha un diploma di laurea). Per finire, spesso i fondi pubblici vengono assegnati ad enti fantasma o quasi, dal momento che non hanno una sede, e non vengono effettuati controlli sull'efficacia dei corsi.
Se non fosse chiaro, i commissari spiegano che "E' stato costruito un sistema fondato sulla crescita esponenziale della spesa pubblica indirizzato a creare posti di lavoro, a prescindere dalle esigenze effettive dell'utenza e dalla qualità del servizio". E ci voleva una commissione speciale per dirci che in Sicilia vige il clientelismo?
Comunque sia, adesso, per rispetto alla trasparenza e a tutti i siciliani costretti ancora ad emigrare perché qui non vale la laurea ma la capacità di mettersi ad angolo retto, sarebbe carino se i commissari ci dicessero anche se il loro lavoro ha avuto un costo e perché la Commissione - istituita all'Assemblea regionale siciliana nel giugno scorso "per la durata di mesi tre al fine di consentire al Parlamento di acquisire gli elementi necessari di conoscenza delle attività connesse alla formazione professionale" - di mesi ne abbia impiegati quasi il triplo. E che stilassero un elenco completo degli enti che hanno avuto contributi senza averne diritto, degli ignoranti chiamati a insegnare senza titolo e soprattutto dei politici che su questo sistema hanno costruito grattacieli di fortune elettorali.

lunedì 12 dicembre 2011

Un sindaco a vocazione agricola

Lo sapevate che il sindaco di Catania coltiva dirigenti per la sua "tecnostruttura"? Ebbene sì, li coltiva, nel senso agricolo del termine: li mette a dimora, li innaffia, li ara, li trebbia, li concima (eccome, se li concima!).
E però, siccome lui le cose le fa bene e non lascia nulla al caso, Raffaele Stancanelli ha deciso di affidarsi ad un esperto, tal Marcello Pulvirenti, perito agrario, già segretario particolare dell'uomo di Regalbuto (centro a vocazione agricola della provincia di Enna) quando era assessore regionale. Ebbene il P. A. Marcello Pulvirenti già un anno e mezzo fa aveva ottenuto l'incarico di collaborazione a titolo gratuito "con l'ufficio di Staff del Sindaco, per svolgere funzioni di assistenza all'attività di indirizzo, di controllo e di raccordo con la tecnostruttura rappresentata dall'insieme dei Dirigenti, propria del Sindaco stesso". Ma dev'essere stato particolarmente bravo perché il cosiddetto primo cittadino di Catania lo scorso 11 ottobre e a decorrere dal primo novembre ha deciso di modificare l'incarico "da titolo gratuito a titolo oneroso, considerato sia il rilevante contributo da lui apportato che il crescente carico di lavoro affidato al medesimo". E vuoi mettere: zappare, arare, concimare, sotto il sole cocente e sotto l'acqua.
Insomma, dal primo novembre scorso il signor Pulvirenti, perito agrario, per indirizzare, controllare e raccordare i dirigenti dello Staff del sindaco ha (a tempo determinato, finché Stancanelli sarà in carica) uno stipendio, tredicesima compresa, secondo il Contratto collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti degli Enti locali, mentre - tanto per fare un esempio - da mesi non ci sono soldi per pagare gli operatori dei servizi sociali, che ovviamente sono in rivolta e minacciano di interrompere il servizio perché non sentono nemmeno l'odore dello stipendio e ancor meno della tredicesima che a occhio e croce arriverà in estate inoltrata, tanto che un'operatrice ha fatto notare come a casa sua il panettone si mangerà a ferragosto.
C'è da chiedersi a cosa serva, oltre che a "coltivare" le amicizie, un perito agrario in quella struttura. Così come sarebbe interessante sapere quali sarebbero i meriti, i requisiti e le competenze che gli sono valsi questo bel terno al lotto. Già perché a leggere il curriculum di Pulvirenti si scopre che - avendo studiato enologia, entomologia, zootecnia ("disciplina - secondo la definizione di Wikipedia - che si occupa della produzione, dell'allevamento e dello sfruttamento degli animali domestici" o addomesticati) e agronomia - si è diplomato perito tecnico agrario all'Istituto Eredia di Catania; che ha una conoscenza sufficiente, cioè scolastica, cioè pari a zero, della lingua inglese (ma, effettivamente, per comunicare con gli animali ci si può esprimere riproducendo i loro versi); che - come quasi tutti - gli piacciono disegno, sport e musica; che - come quasi tutti - ha la patente di guida; che gli piace "vivere e lavorare con altre persone, in ambiente multiculturale, occupando posti in cui la comunicazione è importante e in situazioni in cui è essenziale lavorare in squadra" (di calcio, immagino); che ha avuto diversi incarichi - compreso quello di animatore di villaggio turistico - in enti di formazione (quelli, per intenderci, dove si "coltivano" le clientele); e che, infine, dal 2001 al 2006 è stato componente o addirittura capo - come esterno, quindi consulente - nella segreteria particolare dell'ex assessore regionale Raffaele Stancanelli. E proprio da questo posto privilegiato - secondo quanto dichiarato ai magistrati da Ubaldo Camerini, ex direttore dei Servizi sociali di Catania e uno fra i principali imputati nell'inchiesta (in cui sono coinvolti numerosi esponenti dell'Mpa di Raffaele Lombardo e lo stesso Stancanelli è imputato "coatto") sulla "cricca del sociosanitario" che si spartiva gli appalti - avrebbe fatto da portavoce presso l'attuale sindaco di Catania dei desiderata dell'ex assessore comunale Giuseppe Zappalà (arrestato nell'ambito della stessa inchiesta) relativamente ai nomi da inserire nelle commissioni aggiudicatrici dei bandi di gara.
Alla fine del curriculum, fra i titoli in possesso del superesperto, risulta anche il patentino A2 Equitazione. Allora le do un consiglio, signor Sindaco: si faccia fare un corso accelerato dal suo ex consulente ora dipendente e si dia all'ippica.

martedì 8 novembre 2011

Legalità formale e illegalità sostanziale


Alcune settimane fa a Catania ho visto una famigliola tradizionale - padre, madre e due bambini - su uno scooter: rigorosamente senza casco, i quattro passavano sotto il naso poco vigile di un vigile che si guardava bene dal far notare loro che stavano commettendo un grappolo di infrazioni. E in realtà è una scena che si ripete quotidianamente a Catania quella degli scooteristi farciti di bambini e dei vigili romantici che - quando ci sono - guardano le stelle.
Qualche giorno dopo, sempre a Catania, ho visto un ragazzo e una ragazza sfrecciare allegramente con la loro Vespa senza arrestarsi per far passare i pedoni sulle strisce pedonali: con loro c'era anche il cane e nessuno dei tre, naturalmente, aveva il casco né si vedeva un vigile urbano nel raggio di un chilometro.
Ieri - ancora a Catania - percorrevo a piedi, con il carrellino della spesa, il tratto (un trattino tipografico, più che altro, date le dimensioni) di pista ciclabile e pedonale che collega piazza Spirito Santo a via Paternò. Arrivata alla fine, la scivola era bloccata da due auto in sosta che lasciavano appena lo spazio per il passaggio di un bambino di circa nove anni che non si nutra da MacDonald. E per fortuna le mie misure sono più o meno quelle: mi sono messa un po' in obliquo, ho sollevato il carrellino e, alla meno peggio, sono riuscita a passare. Dopo di che mi sono messa à la recherche du flic perdu. Ricerca assolutamente vana.
Tutti i giorni, costretta a scendere dal marciapiede per una ragione qualunque - il più delle volte perché sul marciapiede c'è un'auto posteggiata oppure perché ho fretta e non posso reggere il ritmo da "vara di Sant'Aita", cioè ondulatorio e sussultorio ma con calma e sur place, connaturato nei miei fancazzisti concittadini - mi ritrovo a camminare esattamente al centro della carreggiata, sentendomi come il protagonista di un videogioco che deve attraversare l'autostrada senza ridursi a un sammarzano maturo, perché ci sono almeno tre file di vetture parcheggiate e questo spesso sotto l'occhio amorevole dei rarissimi vigili e dei cosiddetti ausiliari del traffico.
Dopo di che, mi imbatto nella risposta sul giornale locale data dall'assessore comunale alla Polizia municipale, Massimo Pesce, alla lettera di un lettore che segnalava proprio il fenomeno dei genitori che vanno in moto senza casco e non si curano di metterlo ai loro figli piccoli. Secondo una linea condivisa con il suo sindaco visionario, che continua a parlare di una città perfetta che vede solo lui, anche Pesce parla d'altro. E svia il discorso svolgendo un temino preconfezionato in cui riferisce il dato nazionale di incidenti stradali, dettagliato per morti e feriti, scende nel particolare chiarendo quanti sono stati a Catania, fa una lezioncina sulla "assoluta necessità di coltivare ed incentivare la cultura della sicurezza e della legalità" e sull'educazione "all'uso di questo importante strumento di protezione personale" (il casco), racconta di "numerose" pattuglie di Polizia municipale (che ha visto solo lui), distingue fra repressione e prevenzione e, quanto a quest'ultima, si profonde in una mezza paginetta da depliant elettorale e, come Svicolone, svicola tutto a mancina favoleggiando di "interventi formativi" nelle scuole e in particolare del progetto "A scuola col casco", "rivolto agli studenti dai 13 ai 17 anni con il quale si costituirà presso l'Assessorato alla P.M. un Osservatorio per l'educazione stradale e la sicurezza e si svolgeranno nelle scuole dei corsi mirati alla informazione e alla trasmissione delle regole". Ora, a parte che l'assessore - come si può notare facilmente - usa il tempo futuro, tipico delle campagne elettorali, forse sarebbe il caso di fargli notare che è andato fuori tema perché va bene educare gli adolescenti all'uso del casco, ma il lettore poneva un'altra questione: cioè quella dei bambini vittime dei loro genitori arroganti e impuniti (e, in quanto tali, realisticamente elettori di destra) e dei vigili "impunenti" e, anzi, direi proprio strafottenti.
Per finire, stamattina ho fotografato un tombino. Direte: e che c'entra? C'entra. Perché Catania è piena di tombini che non si puliscono da tanto di quel tempo da essere cementati e molti lo sono perché le varie autofficine disseminate nel centro della città non trovano di meglio che scaricare olii proprio nei tombini. Con il risultato che questo impasto di acqua, olio, polvere, sporcizia di ogni tipo e cenere vulcanica li rende assolutamente impermeabili alla pioggia. Ovviamente nessuno si prende la briga di spiegare ai meccanici che quello che fanno è illegale e nessuno si cura di fargli capire che c'è un nesso fra quei tombini cementati e il fatto che loro sono costretti a chiudere e quindi a non guadagnare quando la strada diventa un fiume e le loro officine si allagano. Per non parlare del fatto che ci vuole niente che finisca come a Genova o come al Villaggio Santa Maria Goretti.
Però il quarto di sindaco, Raffaele Stancanelli, nella sua surreale campagna elettorale - dal comizio davanti al consiglio comunale convocato per comunicare che non si dimetteva da primo cittadino, perché non ha ancora completato la devastazione di Catania e lui quando intraprende un compito vuole portarlo fino in fondo (al baratro), ai continui proclami attraverso i fogli di regime o il suo autarchico blog - non fa che ripetere quasi ossessivamente il racconto delle sue presunte azioni contro l'illegalità.
Non so com'è, ma se penso al sindaco Stancanelli imputato coatto dell'inchiesta sulla cricca dei Servizi sociali; se penso all'ex assessore regionale alle Politiche sociali Stancanelli indagato per abuso d'ufficio per nomine irregolari in commissioni aggiudicatrici di gare d'appalto; se penso al primo cittadino di Catania Stancanelli coinvolto con tutta la sua giunta nell'inchiesta per falso ideologico e abuso d'ufficio per un aumento illegale di ore di lavoro riguardante circa quattrocento dipendenti comunali; se penso all'ex assessore regionale agli Enti locali Stancanelli che non vigilò sull'operato dell'allora sindaco di Catania Scapagnini lasciando che venissero svuotate le casse comunali e raschiato ben oltre il fondo del barile; se penso all'ex cognato ma sempre fedele dipendente di Raffaele Lombardo (il datore di lavoro di molti, che si fa dare voti dai mafiosi ma secondo l'ormai formalmente ex procuratore capo di Catania non va processato per mafia) Stancanelli; se penso al borgomastro Stancanelli che si riempie la bocca di legalità, magari per aver fatto cacciare a pedate qualche immigrato e la sua bancarella di cianfrusaglie, non so com'è ma mi ronza in testa una frase letta nel libro "Globalmafia" di Giuseppe Carlo Marino: "...l'appello enfatico alla legalità formale è spesso uno specchietto per le allodole usato...da regimi intrisi di illegalità sostanziale".

giovedì 20 ottobre 2011

Sanità siciliana: la parola è fallimento

A Catania c'è il rischio che gli ambulatori della Asp cadano nelle mani dei soliti palazzinari per le loro solite speculazioni. La voce si rincorreva già da qualche anno - da quando, cioè, con la scusa di razionalizzare e tagliare gli sprechi, era stato chiuso il poliambulatorio di Santa Maria La Grande per il quale erano appena stati spesi e, dunque, "sprecati" chissà quanti soldi per ristrutturarlo -, ma è diventata concreta nel timore espresso questa mattina da Fiorentino Trojano, coordinatore dei medici della Cgil, durante una conferenza stampa sui guasti della sanità: "Non vorremmo - ha detto Troiano - che lo spostamento determini il sacco edilizio delle aree che verranno dismesse".
Convocata dal sindacato in seguito alle numerose proteste degli utenti sul non funzionamento del tanto sbandierato Centro unico di prenotazione, che avrebbe dovuto razionalizzare il sistema e invece lo ha gettato nel caos più assoluto, la conferenza stampa è stata un duro atto di accusa della Sanità siciliana targata Lombardo e Russo, che pure in un primo momento la Cgil aveva salutato con favore e che ha finito per scontentare tutti, riproporre il sistema delle clientele e penalizzare i più deboli. Per questo al tavolo c'erano i dirigenti di tutte le categorie interessate: dai medici agli impiegati, ai pensionati, questi ultimi principali fruitori dell'assistenza sanitaria pubblica che ora si troveranno, nel centro della città, privi di qualunque servizio sanitario. Perché, dopo la chiusura di Santa Maria La Grande, i cui ambulatori sono stati spostati a Librino, enorme serbatoio di voti, presto sarà la volta dei presìdi di via Pasubio e via Cifali. Così i pensionati, che spesso non guidano, dovranno fare i conti con l'impossibilità - anche per la drammatica situazione dei trasporti pubblici, dovuta all'incapacità comprovata del sindaco Stancanelli e della sua giunta - di raggiungere un presidio medico vicino casa, oltre a dover pagare il ticket previsto dalla regione a cui di recente si è inserito anche quello contemplato dalla finanziaria nazionale che si è accanita contro le fasce deboli. Uno dei risultati è che a questa carenza di servizi devono supplire i medici di base. E uno dei risultati del non funzionamento del Centro prenotazioni è che i cittadini, giustamente imbufaliti dopo avere passato tre giorni al telefono senza riuscire a comunicare con nessuno, si recano di persona negli ambulatori e aggrediscono il primo operatore che gli capita a tiro.
E non basta: le strutture di pronto soccorso - è stato denunciato - non funzionano per carenza di personale e stanze di degenza sovraffollate, con tempi di attesa fino a dodici ore; la disorganizzazione in ogni tipo di struttura è totale; nel caso dell'ospedale Cannizzaro si sarebbero verificati anche episodi di comportamento antisindacale, con il manager che avrebbe preteso di indicare i nomi dei rappresentanti sindacali all'interno dei posti di lavoro; i tempi di attesa per gli accertamenti vanno dai 140 giorni per un elettrocardiogramma o una tac fino ai 550 per una mammografia; dei cosiddetti Pta (Punti territoriali di assistenza), che avrebbero dovuto sopperire al depauperamento dei servizi, non c'è traccia in tutta la provincia e l'unico esistente, quello di Giarre (per intenderci, quello dello scandaloso appalto per l'informatizzazione assegnato al marito della senatrice Finocchiaro senza uno straccio di gara e infatti poi revocato), lo è soltanto sulla carta; e, quanto alla sanità privata convenzionata, non c'è alcuna vigilanza e dunque nessuna garanzia di diritti e doveri dei medici uguali a quelli del pubblico, con la conseguenza che spesso per i professionisti delle cliniche private non c'è alcun rispetto dei contratti con paghe che si aggirano intorno ai dieci euro lordi l'ora e orari di lavoro massacranti a tutto discapito della qualità del servizio.
Per finire, le nomine dei manager il cui unico criterio continua a restare quello del clientelismo e della tessera di partito, tanto che spesso gli intoccabili superburocrati si arrogano il diritto di prendere decisioni senza tener conto dei pareri dei sindacati e degli operatori e spesso rifiutandosi persino di incontrarli. Con il caso limite del doppio incarico per il direttore generale dell'ospedale Cannizzaro, Francesco Poli, nominato anche commissario dell'Asp di Messina.
Un elenco infinito di disfunzioni, sintetizzato nella stessa parola in ciascuno degli interventi: fallimento. Ecco, quando uno va in fallimento chiude e va a casa (e, ma questo è solo un consiglio personale, a volte si vergogna pure e si suicida): chissà quanto dovranno aspettare i cittadini siciliani e quanti casi di malasanità e di morti in corsia dovranno esserci prima che Lombardo e Russo vadano a casa con onta. E chissà quando i cittadini siciliani insieme ai professionisti e agli operatori vessati per non essersi inchinati all'imperatore solleveranno la testa e lo prenderanno a calci nel sedere fino in Africa. Che gli è certamente più consona, avendo ridotto - come e in continuità con il suo predecessore Cuffaro - la Sanità siciliana a livelli da terzo mondo.

giovedì 13 ottobre 2011

Vergogna familiare a tutto campo

Vi ricordate Gesualdo Campo? Assessore alle Politiche culturali in quota Mpa nella giunta provinciale di Catania guidata dall'attuale presidente della Regione, Raffaele Lombardo, fu messo alla Soprintendenza ai Beni culturali di Catania dopo che era stata defenestrata - su richiesta esplicita dell'allora sindaco di Catania, Umberto Scapagnini, condannato in questi giorni per il buco di bilancio - Maria Grazia Branciforti, colpevole di essersi opposta alla vendita dei beni di pregio pensata proprio dall'amministrazione comunale etnea per far fronte alla voragine creata nelle casse del Comune.
Campo fu poi chiamato alla Regione da Lombardo che - impegnato com'era a superare il suo maestro di clientele e di occupazione del potere, tal Cuffaro Salvatore detto Totò, attualmente residente a Roma, al n. 72 di via Bartolo Longo -, non contento della presenza di oltre duemila dirigenti, praticamente uno ogni sei dipendenti, sentì il bisogno irrefrenabile di aggiungere nove supermanager. A Campo, forse proprio per aver avallato il tentativo di Scapagnini di svendere il patrimonio architettonico della città come se si trattasse di scarti di magazzino, toccò il compito di superdirigere il settore dei Beni culturali.
Ebbene, siccome il suo più grande bene è la famiglia, Campo deve aver pensato di trasformarlo in un bene culturale dal valore inestimabile.
Ha cominciato con la figlia Giordana, 27 anni, che - secondo quanto denunciato circa un mese fa dal Cobas-Codir, il sindacato che rappresenta la gran parte dei dipendenti regionali - è stata assunta come consulente per chiamata diretta (come previsto da una legge regionale del 2002) a duemila euro al mese, cioè quattro volte un suo coetaneo precario, per l'inutile ufficio di rappresentanza della Regione a Bruxelles, dove altrettanto inutilmente stazionano il giornalista Gregorio Arena, che prende quattordicimila euro al mese e finora ha realizzato solo tre numeri zero di una newsletter che avrebbe potuto preparare standosene seduto davanti al pc di casa; e poi l'ex moglie del presidente della Commissione antimafia regionale Lillo Speziale, Maria Cristina Stimolo, dirigente dell'ufficio; Loredana Basile, figlia di un deputato regionale dell'Udc; Francesca Parlagreco, figlia di uno dei tanti giornalisti che affollano o hanno affollato l'ufficio stampa della Regione; Salvatore Lupo, ex consigliere comunale amico dell'europarlamentare Pd Rosario Crocetta (uno dei più strenui sostenitori, insieme a Lumia e Cracolici, dell'inciucio regionale Pd-Mpa); e per finire Pierfrancesco Virlinzi, un cognome che non ha bisogno di sottolineare legami di parentela.
Tutto in famiglia, insomma, perché la famiglia è tutto. E siccome senza una mamma una famiglia non c'è (e per fortuna che di mamma ce n'è una sola), Campo - che da supermanager sembra guadagni fra 150 e 250.000 euro l'anno - ha pensato di completare l'opera promuovendo sua moglie e, ça va sans dire, facendo lievitare lo stipendio della mamma di Giordana come un panettone. La denuncia è ancora del Cobas-Codir, secondo cui la signora Luisa Paladino, dirigente del polo museale di Catania, con una retribuzione di oltre cinquemila euro al mese (cioè tre volte uno stipendio dignitoso), è stata nominata capo dell'Unità operativa per i beni storico-artistici della Soprintendenza etnea e d'ora in poi percepirà quasi quindicimila euro e mezzo ogni mese. Ebbene, a firmare la promozione - senza il minimo di pudore - è stato proprio il marito che, sempre stando alla denuncia del sindacato, fa figli e figliastri: per la dirigente palermitana che ricopre lo stesso incarico della signora Paladino il contratto individuale prevede infatti uno stipendio di poco più di diecimila euro mensili, mentre alla moglie di Campo ne andranno appunto quindicimila, cioè la cifra massima possibile, che per di più si aggiunge a stipendio base e indennità fissa. Che ovviamente serviranno per le spesucce: il parrucchiere, la beauty-farm, la sarta, un viaggio a Bruxelles per andare a trovare la bambina...
E adesso vediamo cosa risponderà il moralizzatore Lombardo, che sbandiera ai quattro venti un inesistente taglio delle spese, alla richiesta del sindacato di verificare quanto le decisioni a tutto campo familiare del supermanager rispettino l'allegato "A" del contratto sulla dirigenza regionale. Che all'articolo 6 così recita: "1. Il dirigente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere interessi propri ovvero: di suoi parenti entro il quarto grado o conviventi; di individui od organizzazioni con cui egli stesso o il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito....".

martedì 20 settembre 2011

Torte in faccia, taralluci e vino

Ci hanno messo un paio d'ore al massimo e non perché abbiano trovato subito un punto di equilibrio, ma perché c'è mancato poco che se le dessero di santa ragione. Convocata per le 15 di ieri (e realisticamente cominciata con un'ora di ritardo, com'è consuetudine da queste parti), dopo mesi di battibecchi e di alleanze quantomeno trasversali e anomale, la direzione regionale del Pd siciliano, convocata per decidere se reiterare il sostegno al governo Lombardo, è stata chiusa in tutta fretta poco prima delle 18 da Giuseppe Lupo. Almeno il primo round, finito con il segretario che - come in un telefilm giudiziario americano - ammonisce: "silenzio, o faccio sgombrare l'aula". E, siccome nell'aula in quelle due ore se n'erano già viste di tutti i colori, dal lancio (metaforico) delle torte in faccia - e nessuno dei presenti sfiorato dal minimo sospetto che quello strato marrone di cui si ricoprivano non era esattamente cioccolato - alle sedie fatte a pezzi come nei saloon dei film western, alla fine l'aula l'ha fatta sgomberare veramente e ha sospeso i lavori "per esigenze organizzative".
Ma andiamo con ordine e, ovviamente, siccome non c'eravamo, dobbiamo basarci su ciò che hanno riferito le agenzie di stampa: ad aprire le danze era stato il senatore Enzo Bianco, ribadendo ancora una volta che il partito non dovrebbe continuare ad appoggiare Lombardo per via dell'inchiesta in cui è coinvolto (a proposito: che non ci prendano per il culo con la storia del voto di scambio semplice, che già sarebbe una "fitinzia" di per sé, ma se poi a portarti i voti sono dei mafiosi e tu te li prendi, che siano mafiosi "vincoli" nell'associazione criminale o "sparpagliati", la merda c'è tutta comunque) e, per rafforzare il suo ragionamento, ha ricordato che il Pd è il partito di Piersanti Mattarella e di Pio La Torre. Ora, a parte che il partito di Pio La Torre era il Pci e che non è affatto detto che lui avrebbe aderito a una cosa come il Pd, comunque a qualunque persona di buon senso e persino alla più pacata sarebbero girati i coglioni sapendo che dello stesso gruppo di dirigenti che invocano l'abbandono del governo, insieme a Bianco, fa parte anche Mirello Crisafulli: indagato per rapporti con il boss mafioso di Enna, Raffaele Bevilacqua, con cui peraltro sembra non disdegni di intrattenersi anche il governatore della Sicilia.
E siccome non è pacato ed è uno che di solito non le manda a dire e ha pure un po' di idee confuse, il primo al quale è saltata la mosca al naso è stato Giuseppe Arnone, ex Verde che si è candidato con il Pd per ottenere un posto nel consiglio comunale di Agrigento e sostenitore dell'appoggio al governo Lombardo - insieme ad altri che ritengono di avere il copyright dell'antimafia, ma non disdegnano appalti per i parenti o incarichi negli assessorati per i fedelissimi e neppure nomine alla guida delle aziende sanitarie -, che immediatamente ha ricordato appunto le inchieste riguardanti il boss del partito ennese (e, mi scusi senatore Bianco, ma questo è il risultato, perché non siete credibili quando avanzate motivazioni morali e però vi alleate con uno che ha rapporti con i boss per sconfiggere un altro che ha rapporti con i boss: a meno che, come Scilipoti, non siate sostenitori della medicina alternativa e, in questo caso, dell'omeopatia). A provocatore, provocatore e mezzo: Crisafulli s'è incazzato, ha cominciato a minacciare, ha chiesto che si chiamassero i carabinieri (ma non aveva alcuna intenzione di costituirsi), ha preteso che Arnone venisse allontanato altrimenti lui non avrebbe più partecipato alla riunione. Sicché Lupo - in un'atmosfera da cavalleria rusticana - ha deciso di sospendere, in attesa che si calmassero le acque.
Fuori Arnone e quanti non fanno parte dell'organismo, alla fine il dibattito è ripreso e a quanto sembra comunque non tutto è filato liscio sebbene a fine seduta si siano materializzati gli immancabili tarallucci e vino. Per sintetizzare, Lupo sembra avercela messa tutta per fare incazzare molti nel partito (anche se alla fine, come vedremo, il miraggio del potere fa sintesi ed aiuta a trovare "la quadra", come direbbe l'uomo delle caverne che a Roma gestisce un ministero): nella sua relazione, infatti - secondo quanto denunciato da Tonino Russo -, non ha fatto alcun accenno alla richiesta di referendum avanzata da cinquemila iscritti siciliani del Pd e invece ha fatto propria la proposta del coordinatore della segreteria nazionale del partito, Maurizio Migliavacca, mandato da Roma forse nella speranza di farli ragionare. Il braccio destro di Bersani diceva no all'idea del governo politico e tentava una mediazione proponendo invece di votare caso per caso le scelte del governo isolano. Proposta che ha fatto andare su tutte le furie i maggiordomi più fedeli di Lombardo - quelli che più di tutti forse hanno piazzato i loro uomini negli assessorati: l'eroe antimafia Lumia e Cracolici - che hanno minacciato di non votare la relazione del segretario, con il quale finora hanno condiviso la linea dello zerbinaggio al governatore. Dopo di che qualcuno ha tirato fuori i taralli, qualcun altro il vino ed è arrivata la mediazione della corrente Innovazione, che è stata inserita nella relazione conclusiva: "Il Pd confermando le decisioni dell'assemblea del 19 giugno e ritenendo esaurita la fase del governo tecnico al fine di fare avanzare un nuovo percorso politico è pronto ad aprire una nuova fase alla Regione per verificare e costruire un'alleanza politica in grado di dare forza per superare i limiti dell'attuale esecutivo" (così: senza nemmeno una virgola, in stile sibilla cumana). Come direbbe Bertinotti/Guzzanti: "Cos'ho detto? Ho detto una serie di cazzate!"
Alla fine Lupo/Bertinotti/Guzzanti ha parlato di "confronto vero e democratico" e ha annunciato: "andiamo avanti per costruire un'alleanza larga tra forze progressiste, moderate e autonomiste per i prossimi appuntamenti elettorali con programmi ambiziosi di cambiamento scegliendo i nostri candidati con le elezioni primarie". Il sostegno a Lombardo è passato a maggioranza: 46 a favore, 15 contrari e un astenuto.
Prima, durante il suo intervento, Tonino Russo (sulla cui buona fede, come su quella degli altri antilombardo, non mi faccio grandi illusioni, perché poi pure loro restano sempre incollati alle poltrone) aveva fatto rilevare che il Pd in Sicilia perde voti ed è al 10%, facendo capire che quest'alleanza contronatura non migliorerà le cose ("A furia di buttare la rete per prendere tutto - ha spiegato -, corriamo il rischio di non prendere nulla"); Cracolici e gli altri invece pensano che il partito perderebbe se si alleasse con la sinistra. Probabilmente l'amico Raffaele gli ha già promesso di dirottare su di loro qualche pacchetto di voti, di quelli che gli procurano i boss. Quelli sparpagliati, però, non quelli "vincoli" all'interno dell'associazione mafiosa. Così possono avere la coscienza (!) a posto. E i siciliani? E il lavoro? E la legalità? E la lotta (quella vera) alla mafia? Che continuino a stare zitti e nuotino (e votino) in questo mare di merda.

mercoledì 14 settembre 2011

Derubricati

"La promessa e l'impegno del politico di attivarsi, una volta eletto, a favore della cosca mafiosa" possono giustificare l'accusa di concorso esterno a Cosa Nostra "a condizione che sia provato che tale patto elettorale politico-mafioso abbia prodotto risultati positivi, qualificabili in termini di reale rafforzamento o consolidamento dell'associazione mafiosa".
Era il giugno del 2011 quando la procura di Catania - avocando a sé la parte dell'inchiesta antimafia Iblis riguardante i fratelli Raffaele e Angelo Lombardo, presidente della Regione e leader dell'Mpa il primo, parlamentare dello stesso partito il secondo, che i pm accusavano di rapporti con i boss - decise di stralciare la posizione dei due facendosi forte di quelle parole contenute nella sentenza con cui la Cassazione aveva assolto dallo stesso reato Calogero Mannino, perché secondo i giudici della suprema Corte non si può condannare un imputato sulla base di un "apodittico ed empiricamente inafferrabile contributo al rafforzamento dell'associazione mafiosa".
Tre mesi fa si disse che quella decisione della procura - che non poche perplessità ha suscitato in molti - preludeva all'archiviazione per Raffaele e Angelo Lombardo e dunque alle inevitabili conseguenze politiche: il presidente ne sarebbe uscito pulito e avrebbe continuato a sgovernare la Sicilia; il Pd - che ha giocato molto sulle ancora non provate responsabilità dell'uomo delle clientele - avrebbe potuto continuare a far parte del suo governo e a godere di briciole di potere.
Ma qualcosa non dev'essere andato per il verso giusto e il giochetto non è riuscito a pieno. Perché se la Cassazione, per quanto sulla base di un ragionamento un po' fantasioso, può cancellare una sentenza di condanna, forse il procuratore facente funzione non ha potuto cassare del tutto quanto scritto dai pm a conclusione di anni di indagini e di interrogatori. Sicché il reato è stato derubricato: da concorso esterno in associazione mafiosa a voto di scambio: come dire che Lombardo non ha contribuito a rafforzare l'organizzazione mafiosa, ma questa o chiunque altro (dal momento che il difensore di Lombardo precisa che si tratta di voto di scambio semplice) - procurandogli i voti per far eleggere suo fratello al Parlamento nazionale in occasione delle politiche 2008 - potrebbe aver contribuito a rafforzare lui e il suo potere. Che, d'altra parte, non sembra essere "empiricamente inafferabile".
Reato meno grave, forse, dal punto di vista del codice penale; comunque gravissimo sotto il profilo dell'etica. Perché i pacchetti di voti in cambio di qualcosa alterano le regole del gioco democratico e privano della libertà migliaia di elettori che altrimenti sceglierebbero di mandare al diavolo chi nega loro i diritti primari, da quello al lavoro al diritto alla salute. Perché Lombardo non è diverso da Berlusconi.
E adesso è interessante sapere cosa dirà lunedì prossimo in direzione regionale ai suoi Giuseppe Lupo, segretario del Pd siciliano, che ha rimandato per mesi la decisione sulla revoca del sostegno a Lombardo chiesta da alcuni esponenti del partito, sperando di lucrare un po' di potere e di voti dalla subalternità al presidente della regione e al suo governo di destra che piace tanto a Lupo, Cracolici e Lumia. Sul piano politico, Lombardo ha già certificato la loro posizione di servi sciocchi rispondendo di no - nel vertice di "maggioranza" dei giorni scorsi - alle richieste di primarie e di elezioni anticipate; su quello delle responsabilità giudiziarie e morali, la mancata archiviazione e anzi il rinvio a giudizio (il processo inizierà il prossimo 14 dicembre) di Lombardo per voto di scambio li derubricherà o, peggio, li "eleverà" al rango di complici se continueranno a far parte di quel governo.

venerdì 15 luglio 2011

Ruvolo I e Ruvolo II: i Menecmi di Ribera

Ieri mi sono imbattuta nella pagina Wikipedia in cui si parla dell'onorevole Giuseppe Ruvolo, detto Peppe, da Ribera, uno che si muove solo in difesa dei perseguitati politici: quando condannarono in via definitiva per mafia Totò Cuffaro (ex presidente della regione e prima, a lungo e nei governi più diversi, assessore regionale all'agricoltura), disse - giudice sui giudici - che la sentenza era sbagliata; ora che Saverio Romano (ministro dell'agricoltura) è imputato coatto per concorso esterno in associazione mafiosa parla di sentenza mediatica e per di più si esercita nello sport nazionale del centrodestra, il tiro all'Ingroia.
Insomma, ho letto una notizia e ho deciso di documentarmi. Ragazzi, nemmeno Plauto avrebbe potuto fare di meglio. Già, perché la prima notizia che dà Wikipedia su questo signore è che ha "un gemello monozigote, con il quale condivide gli impegni". E condivide vuol dire proprio condivide, cioè i Menecmi fanno a mezzi, perché l'enciclopedia online, dopo aver elencato una serie di fallimenti di studio e professionali (lauree inseguite e mai conseguite, fallimento della cantina sociale in cui lavorava, eccetera, fino alla decisione di scendere in campo nel 1980 candidandosi al consiglio comunale con la Dc) ci informa che a un certo punto quello che in seguito diventerà assessore all'agricoltura (e tre! ci avete fatto caso? il settore li accomuna) della sua provincia dal 1985 al 1990 "si ritira temporaneamente dalla politica per far spazio al fratello gemello Nino".
Ma come? E allora le cazzate su Ingroia che aspirerebbe a candidarsi a sindaco di Palermo chi le ha dette, Menecmo I o Menecmo II? Che la sentenza all'amico Totò era sbagliata l'ha detto Peppe o Nino? E il culo al governo Berlusconi, il 14 dicembre 2010, chi glielo ha responsabilmente parato, Nino o Peppe? E in aula come ci vanno, a giorni alterni? Come a scuola, se uno quel giorno si rompe i coglioni ad andare si presenta l'altro spacciandosi per il primo?
Che poi, diciamocela tutta, non è che ci fosse sto gran bisogno di un alter ego, perché Ruvolo (nel senso di Giuseppe) a moltiplicare pani, pesci e ruvoli e a trasformarsi in uno, nessuno e centomila che manco Arturo Brachetti, ci riesce benissimo da solo, senza l'aiuto del suo doppio. Stando infatti a quanto ci riferisce l'agiografo tecnologico, il ragionier Ruvolo inizia la sua carriera politica nella Dc e poi se li passa tutti: alla fine degli anni Novanta è "responsabile" (quando si dice il destino!) provinciale del Partito popolare, poi passa a Democrazia europea (e lo eleggono pure senatore infilandolo nelle commissioni - indovinate un po'! - agricoltura e antimafia), fonda l'Udc "venendo nominato - ci dice ancora l'encicolpedia - responsabile nazionale del dipartimento delle Politiche Agricole Forestali della Pesca del partito di Casini". Da parlamentare, nel 2004, fa l'infiltrato: con la Commissione antimafia, di cui è componente, partecipa alle indagini sulla provincia di Agrigento dimenticando di informare i colleghi parlamentari di esserne il vicepresidente. Ma forse non l'aveva dimenticato: è che quella volta c'era andato Menecmo II. Vicesegretario regionale dell'Udc, più volte rieletto in Parlamento, nel 2010 lascia l'Udc di Casini per l'Udc di Cuffaro, insomma per il Pid (Popolari per l'Italia di domani), a cui dà vita insieme a Saverio Romano, Calogero Mannino, Giuseppe Drago...insomma, tutte persone "di specchiata moralità": Drago è l'ex presidente della Regione scappato con la cassa, gli altri - chi più chi meno - sono la casa reale di mafiopoli. Tutti confluiti, in quota Pid e a riscuotere una tangente chiamata ministero - nel gruppo parlamentare di Iniziativa Responsabile incaricato di tenere con tutte le mani il respiratore attaccato alla bocca di Berlusconi (giusto per fargli capire come ci si sente a stare dall'altra parte).
La biografia si conclude con le ultime gesta di Ruvolo Giuseppe da Ribera, detto Peppe: nel marzo scorso - insieme alla Lega Nord e insieme all'Mpa di Raffaele Lombardo, i cui parlamentari fingono di non votare uscendo dall'aula - vota a favore della legge sul federalismo municipale. In pratica, sodomizza i suoi stessi elettori. O forse è stato suo fratello gemello monozigote.

lunedì 11 luglio 2011

La fabbrica di consulenze

Io non ho la mano ferma nemmeno se devo scattare una foto con una macchinetta digitale e, se dovessi girare un video col telefonino, certamente penserebbero che ho ripreso un intero reparto ospedaliero di malati del morbo di Parkinson, dunque non ho speranze, ma tutti quelli che ci sanno fare - preferibilmente ventenni, cresciuti bevendo nuove tecnologie sciolte nel latte del biberon al posto dei biscotti Plasmon -, quindi quelli che hanno documentato cariche della polizia mandata da governi di destra a sparare sui manifestanti, dal G8 di Genova agli scontri in Val di Susa, da oggi possono mettersi in fila per un avvenire assicurato come consulenti alla Regione Sicilia. O forse no. Perché nel loro curriculum, oltre a un video di 20 secondi girato durante l'alluvione di Giampilieri, devono documentare "l'esperienza maturata come pianista di pianobar per serate e organista per matrimoni su richiesta, nonché l'attività come professore privato di latino, greco, storia, filosofia e di avvio allo studio del pianoforte". E naturalmente avere qualche entratura negli ambienti del governo regionale. Altrimenti, potete pure essere stati allievi di Stanley Kubrick ma potete facilmente immaginare la collocazione del vostro filmino amatoriale.
Invece a Francesco Micali, ventiduenne vicepresidente dell'Associazione "Giovani di Giampilieri", il suo fermo immagine sull'acqua che scorre è valso - secondo quanto riporta "ASud'Europa", il settimanale del Centro Pio La Torre di Palermo, che ha stilato un elenco degli incarichi professionali elargiti a famigli e clientes dai potenti siciliani - una consulenza per "informazione alla cittadinanza delle zone alluvionate" e "progettazione e ripresa economica e sociale del territorio". Per fare questo riceverà in un anno mille euro per ognuno dei suoi anni di vita (come nella pubblicità del negozio di occhiali dove la percentuale dello sconto è pari ai tuoi anni). Ora possiamo immaginare che per l'attività di "informazione alla cittadinanza delle zone alluvionate" lo strumento di lavoro sarà il suo telefonino e la competenza consista nel saperlo tenere in mano (il telefonino) camminando per le strade del suo paese. Quello che non è chiaro è quali siano le competenze del ragazzino per quanto riguarda la "progettazione e ripresa economica e sociale del territorio". A occhio e croce per un incarico così impegnativo uno dovrebbe essere laureato in ingegneria, architettura, geologia, oppure economia, qualcosa del genere, e avere anche delle pubblicazioni ed esperienza professionale. E invece, andando a guardare punto per punto il "curriculum" messo in rete dal giovanotto, si scopre che è iscritto in Giurisprudenza (e fin qui ci potrebbe pure stare), che non è ancora laureato (a meno che non abbia dimenticato di aggiornarlo e comunque, data la giovane età, anche questo ci può stare) e che - Udite! Udite! - ha una buona conoscenza del pacchetto office e una buona navigazione in Internet. Ma, soprattutto (e qui qualche sospetto sulle entrature mi viene), che ha partecipato a dei congressi, uno dei quali organizzato dai Lions, e soprasoprattutto ha svolto "attività di animatore ed educatore presso l'Oratorio Salesiano 'Don Bosco' di Messina nonché di organista presso la parrocchia 'S. Nicolò' di Giampilieri". E che cazzo! Questi sì che sono titoli!
Esattamente come quello della signora Garcia Maria de los Angeles, che non è - come potrebbe indurre a pensare il nome - la protagonista di una telenovela brasiliana, ma la moglie argentina del capo dell'ufficio stampa della Regione nonché ex sindaco di centrodestra del comune di Sant'Agata Li Battiati, Gregorio Arena. E forse proprio grazie a questo "titolo" la dottoressa Garcia Maria de los Angeles, componente della segreteria particolare dell'assessore regionale al Bilancio, Gaetano Armao, è stata chiamata ad occuparsi di "trattazione delle tematiche connesse alla strategie di marketing volte ad aumentare la fruizione e la divulgazione dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana". Come dire, fried air. O qualcosa di simile alla supercazzola prematurata con scappellamento (ovviamente) a destra, che somiglia molto anche all'incarico conferito alla dottoressa Serafina Perra, forse rimasta disoccupata dopo aver ricoperto inutilmente il ruolo di assessore alla Cultura nella giunta provinciale di Catania quando il presidente era Raffaele Lombardo: "azioni di intervento in materia di Pubblica Istruzione e, in particolare, per l'affermazione nella popolazione studentesca di elementi costitutivi essenziali dell'identità siciliana". Tipo fargli imparare a memoria il cosiddetto "inno" della nazione sicula?
Poi, fra i tanti che prendono soldi da quella fabbrica di consulenze che sono gli assessorati regionali - per una spesa complessiva che supera il milione e duecentocinquantamila euro in appena sei mesi (pari a sei mesi di stipendio di mille persone normali), più della metà dei quali spesi dal presidente della Regione, e che quasi certamente potrebbe essere risparmiata ricorrendo alle professionalità interne -, sicuramente ci sono dei professionisti competenti. Ma certo fa un certo effetto fra questi trovare un nome di quelli che ritornano, quello di Alberto Stagno D'Alcontres, docente universitario ed esponente di una delle famiglie che contano in provincia di Messina. La stessa di Guglielmo Stagno D'Alcontres, ex rettore dell'Università, arrestato anni fa proprio nell'ambito di un'inchiesta su consulenze per centinaia di milioni di lire affidate dall'Ateneo sempre alla stessa persona.