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martedì 28 luglio 2015

Peli superflui


Lorenzin, siediti che ti spiego un paio di cose. Io appartengo a quella categoria di donne (quasi tutte) che mettono la loro salute all'ultimo posto. Prima, sempre prima, ci sono il lavoro, i figli, il fidanzato, il partito, il marito, il cane, i gatti, la casa da pulire, i nipoti, insomma il mondo. Di solito, prendi un'aspirina e vai.
Ma arriva il momento in cui ti dici che non è possibile gestire il mal di testa quotidiano l'aspirina, vai dal medico ed entri nel vortice di esami e visite specialistiche dalle quali discenderanno altri accertamenti: probabilmente quelli che lei, ministra, ritiene non necessari perché servono a me - che ne farei volentieri a meno perché sono una rottura di coglioni e mi fanno perdere un sacco di tempo -, ma se fossero per lei che forse nemmeno li paga e forse non aspetta mesi per essere visitata scommetto che diventerebbero vitali.
Ora, dopo averci detto per decenni che la prevenzione è fondamentale, ci venite a dire che alcuni accertamenti sono "non necessari", unicamente per giustificare i tagli alla sanità che non scalfiranno i ricchi e vi consentiranno di continuare a non far pagare l'Imu ai vostri amici preti e a non stanare i vostri amici grandi evasori fiscali.
Sa, ministra, non necessario è se prendo un'aspirina effervescente l'unico giorno in cui non mi fa male la testa, soltanto perché ho voglia di una bibita gasata; ma se l'emicrania è costante qualche accertamento è necessario.
Le faccio qualche altro esempio: non necessari sono i manager della Sanità designati dal politico mafioso, i medici promossi in quota politica, i parenti e gli amici del medico o del manager visitati nelle ore di ambulatorio facendoli passare prima degli altri e senza nemmeno uno straccio di prescrizione. Cioè, tutto ciò che contribuisce allo spreco del denaro pubblico e che lo consente.
Per essere più chiari: non necessario è un governo che ogni giorno cancella un articolo della Costituzione. Anzi, più che non necessario direi che è proprio superfluo: come i peli della pubblicità.

giovedì 20 ottobre 2011

Sanità siciliana: la parola è fallimento

A Catania c'è il rischio che gli ambulatori della Asp cadano nelle mani dei soliti palazzinari per le loro solite speculazioni. La voce si rincorreva già da qualche anno - da quando, cioè, con la scusa di razionalizzare e tagliare gli sprechi, era stato chiuso il poliambulatorio di Santa Maria La Grande per il quale erano appena stati spesi e, dunque, "sprecati" chissà quanti soldi per ristrutturarlo -, ma è diventata concreta nel timore espresso questa mattina da Fiorentino Trojano, coordinatore dei medici della Cgil, durante una conferenza stampa sui guasti della sanità: "Non vorremmo - ha detto Troiano - che lo spostamento determini il sacco edilizio delle aree che verranno dismesse".
Convocata dal sindacato in seguito alle numerose proteste degli utenti sul non funzionamento del tanto sbandierato Centro unico di prenotazione, che avrebbe dovuto razionalizzare il sistema e invece lo ha gettato nel caos più assoluto, la conferenza stampa è stata un duro atto di accusa della Sanità siciliana targata Lombardo e Russo, che pure in un primo momento la Cgil aveva salutato con favore e che ha finito per scontentare tutti, riproporre il sistema delle clientele e penalizzare i più deboli. Per questo al tavolo c'erano i dirigenti di tutte le categorie interessate: dai medici agli impiegati, ai pensionati, questi ultimi principali fruitori dell'assistenza sanitaria pubblica che ora si troveranno, nel centro della città, privi di qualunque servizio sanitario. Perché, dopo la chiusura di Santa Maria La Grande, i cui ambulatori sono stati spostati a Librino, enorme serbatoio di voti, presto sarà la volta dei presìdi di via Pasubio e via Cifali. Così i pensionati, che spesso non guidano, dovranno fare i conti con l'impossibilità - anche per la drammatica situazione dei trasporti pubblici, dovuta all'incapacità comprovata del sindaco Stancanelli e della sua giunta - di raggiungere un presidio medico vicino casa, oltre a dover pagare il ticket previsto dalla regione a cui di recente si è inserito anche quello contemplato dalla finanziaria nazionale che si è accanita contro le fasce deboli. Uno dei risultati è che a questa carenza di servizi devono supplire i medici di base. E uno dei risultati del non funzionamento del Centro prenotazioni è che i cittadini, giustamente imbufaliti dopo avere passato tre giorni al telefono senza riuscire a comunicare con nessuno, si recano di persona negli ambulatori e aggrediscono il primo operatore che gli capita a tiro.
E non basta: le strutture di pronto soccorso - è stato denunciato - non funzionano per carenza di personale e stanze di degenza sovraffollate, con tempi di attesa fino a dodici ore; la disorganizzazione in ogni tipo di struttura è totale; nel caso dell'ospedale Cannizzaro si sarebbero verificati anche episodi di comportamento antisindacale, con il manager che avrebbe preteso di indicare i nomi dei rappresentanti sindacali all'interno dei posti di lavoro; i tempi di attesa per gli accertamenti vanno dai 140 giorni per un elettrocardiogramma o una tac fino ai 550 per una mammografia; dei cosiddetti Pta (Punti territoriali di assistenza), che avrebbero dovuto sopperire al depauperamento dei servizi, non c'è traccia in tutta la provincia e l'unico esistente, quello di Giarre (per intenderci, quello dello scandaloso appalto per l'informatizzazione assegnato al marito della senatrice Finocchiaro senza uno straccio di gara e infatti poi revocato), lo è soltanto sulla carta; e, quanto alla sanità privata convenzionata, non c'è alcuna vigilanza e dunque nessuna garanzia di diritti e doveri dei medici uguali a quelli del pubblico, con la conseguenza che spesso per i professionisti delle cliniche private non c'è alcun rispetto dei contratti con paghe che si aggirano intorno ai dieci euro lordi l'ora e orari di lavoro massacranti a tutto discapito della qualità del servizio.
Per finire, le nomine dei manager il cui unico criterio continua a restare quello del clientelismo e della tessera di partito, tanto che spesso gli intoccabili superburocrati si arrogano il diritto di prendere decisioni senza tener conto dei pareri dei sindacati e degli operatori e spesso rifiutandosi persino di incontrarli. Con il caso limite del doppio incarico per il direttore generale dell'ospedale Cannizzaro, Francesco Poli, nominato anche commissario dell'Asp di Messina.
Un elenco infinito di disfunzioni, sintetizzato nella stessa parola in ciascuno degli interventi: fallimento. Ecco, quando uno va in fallimento chiude e va a casa (e, ma questo è solo un consiglio personale, a volte si vergogna pure e si suicida): chissà quanto dovranno aspettare i cittadini siciliani e quanti casi di malasanità e di morti in corsia dovranno esserci prima che Lombardo e Russo vadano a casa con onta. E chissà quando i cittadini siciliani insieme ai professionisti e agli operatori vessati per non essersi inchinati all'imperatore solleveranno la testa e lo prenderanno a calci nel sedere fino in Africa. Che gli è certamente più consona, avendo ridotto - come e in continuità con il suo predecessore Cuffaro - la Sanità siciliana a livelli da terzo mondo.

venerdì 7 ottobre 2011

Una mano sul viso e una mano sulla coscienza


Ieri sera alla Festa della Federazione della Sinistra a Catania si parlava di governo regionale, di quell'esempio di consociativismo, corruzione e clientelismo che è il governo regionale siciliano a guida Mpa e trazione posteriore Pd. C'erano quelli della FdS, al tavolo dei relatori, ovviamente, c'erano l'IdV e Sel; e c'era il parlamentare del Pd Giovanni Burtone, uno dei pochi e dei primi nel suo partito ad opporsi alla decisione di sostenere un governo guidato da uno che incontra i mafiosi. Si passava di frequente la mano sul viso, Giovanni Burtone, come a voler allontanare qualcosa di fastidioso, un moscerino, una ragnatela, e chissà se fra le tante telefonate che gli sono arrivate mentre era seduto al tavolo dei relatori c'era quella che lo informava della chiusura delle indagini e dunque dell'accusa di abuso d'ufficio mossa al signor Finocchiaro. Cioè, il signor Melchiorre Fidelbo in Finocchiaro, un tempo medico e adesso imprenditore della sanità che, grazie al sostegno della moglie - uomo forte del Pd - al governo di Raffaele Lombardo, circa un anno fa ha ottenuto senza gara l'appalto per l'informatizzazione del Pta (presidio territoriale di assistenza) di Giarre, appalto bandito (e in che altro modo si potrebbe definire?) senza gara - tanto che poi fu annullato - e con una delibera fatta in casa dall'Asp di Catania al tempo guidata da Giuseppe Calaciura, segretario dell'Mpa di Biancavilla, anch'egli indagato insieme al direttore amministrativo dell'Asp, Giovanni Puglisi, ex Udc e ora uomo di Lombardo, e alla responsabile del procedimento, Elisabetta Caponetto, vedova dell'ex vicesindaco Ds di Catania, Paolo Berretta, padre del deputato del Pd (e aspirante candidato sindaco di Catania) Giuseppe Berretta, che infatti quando cominciarono a venir fuori le prime voci sulla porcata di famiglia si premurò di correre in difesa dell'amica senatrice. La stessa che si guarda bene dal candidarsi in Sicilia e preferisce collegi sicuri al nord e che - come ricordato durante il dibattito di ieri -, quando fu candidata dal centrosinistra alla presidenza della Regione contro il candidato del centrodestra Raffaele Lombardo, arraffò i voti, non si abbassò ovviamente (noblesse oblige) a sporcarsi le mani facendo il capo dell'opposizione e poco tempo dopo non provò la minima vergogna ad avallare e sostenere l'annessione del suo partito al governo della mafia. Anzi, arrogante proprio come chi gestisce il potere per il potere, rispose stizzita a quanti la contestavano proprio nel giorno dell'inaugurazione di quel Pta di Giarre che stava regalando un appalto milionario a suo marito. Le gridavano "vergogna" e lei rispose sprezzante: "Vergogna di che?". Forse oggi che la chiusura delle indagini assegna a suo marito, amministratore unico della Solsamb (beneficiaria di quell'appalto), il ruolo di "determinatore - secondo quanto scrive la Procura di Catania - o comunque di istigatore della condotta del Calaciura, del Puglisi e della Caponetto, predisponendo l'atto di convenzione allegato alla delibera" e "proponendo la stipula all'Asp di Catania", quindi oggi che i magistrati lo indicano come una sorta di manovratore occulto e di traffichino, forse la senatrice Finocchiaro un po' di vergogna potrebbe provarla. Perché anche ammesso che lei non c'entri niente con quest'appalto (ma è un po' difficile crederlo, dal momento che le foto la raffigurano sorridente all'inaugurazione del Pta di Giarre insieme all'assessore alla Sanità, Massimo Russo, gran riformatore di clientele), e soprattutto se lei non dovesse entrarci niente (come sopra), e ferma restando la presunzione d'innocenza fino all'ultimo grado di giudizio, un po' di vergogna per quello che avrebbe fatto suo marito dovrebbe provarla. Ma dovrebbe provarne molta di più per avere consegnato la Sicilia alla mafia e per avere beffato e truffato gli elettori di sinistra. E magari, se avesse un po' di dignità, dovrebbe fare come fanno quelli che la dignità non l'hanno perduta e che, pur non essendo "colpevoli", si vergognano delle malefatte degli altri: dovrebbe fare come Giovanni Burtone e passarsi la mano sul viso per togliere la vergogna. E possibilmente, anche, passarsi una mano sulla coscienza e dimettersi dal suo "prestigioso incarico".

sabato 1 ottobre 2011

Malati di tumore, fonte di profitto

Il ddl sulle intercettazioni è già in calendario alla Camera per la settimana prossima, il Ministro della Giustizia dice che bisogna "fare in fretta", il governo non esclude di porre ancora una volta la questione di fiducia per portare subito a casa il risultato, Casini parla a nome del terzo polo e dice che si può fare...le intercettazioni fra qualche giorno potrebbero essere vietate per legge, le indagini potrebbero essere vietate per legge, la legge stessa potrebbe essere vietata per legge. Un regalo a faccendieri, mafiosi, corruttori, assassini.
Come quegli assassini - certo, se le accuse verranno confermate -, i responsabili della casa di cura Latteri di Palermo, una clinica privata di quel migliaio (pari a quelle di tutto il resto d'Italia) convenzionate con la Regione e principale serbatoio di voto clientelare, dove ai malati di tumore per risparmiare non veniva somministrata l'albumina, un disintossicante che di solito si dà a chi si sottopone alla chemioterapia.
I Nas, che da oltre tre anni indagano sulla gestione di tre cliniche palermitane (oltre la Latteri, anche la Maddalena e la Noto-Pasqualino), lo hanno scoperto proprio grazie a un'intercettazione. A parlare al telefono sono prima un paziente e la dottoressa Maria Rosaria Valerio: l'uomo dice di essere rosso in viso e negli occhi e chiede perché non gli sia stato fatto il Tad, la professionista cerca di metterci una pezza, dice che "non succede niente", poi però chiama un collega e lo sollecita a "parlare con... perché oggi si sono sentiti male tutti. Così non si può vivere anche per una questione di coscienza". Alla fine ci parla lei con. Cioè con la Latteri: "Glielo devi fare, il paziente vomita, si disidrata". La risposta provoca il vomito come la mancata somministrazione di albumina: "Allora - non hai capito che la prassi che fai tu costa alla clinica 250 euro e quello ce ne dà 100?". Quello sarebbe l'assessore alla Sanità, Massimo Russo, la cui riforma epocale "adotta sistemi rigidi sulla sanità pubblica - denuncia Renato Costa, segretario regionale della Cgil medici - ma non riscontro la stessa solerzia sul fronte del privato: stando alla recente relazione della Corte dei conti, i costi del settore aumentano e gravano sulle casse pubbliche". Secondo Costa, "Nel privato non ci sono stati tagli, sul pubblico sì". Non solo: per Costa nel privato non ci sarebbero controlli: lì "un medico di guardia può coprire cinque reparti. Questo negli ospedali pubblici, pur tartassati dalla riforma, non può avvenire".
Grazie alle intercettazioni, oltre alla speculazione sulla pelle di malati gravissimi gli inquirenti hanno scoperto che la truffa all'azienda sanitaria è di circa un milione e duecentomila euro, che un paio di medici facevano il solito giochetto di dirottare i pazienti verso le cliniche con la scusa che negli ospedali non c'era posto e persino che c'era un finto internista mai laureato.
Nessun controllo, appunto, come dice Renato Costa. E intanto cade dal pero l'assessore Russo (come qualche giorno fa, quando scoprì per caso che all'Asp di Siracusa avevano assegnato una consulenza al marito dell'assessore agli Enti locali, Caterina Chinnici, senza pubblicizzare l'affidamento dell'incarico e dunque contravvenendo alla legge sulla trasparenza), assicurando che il suo assessorato sta seguendo da vicino la vicenda che, naturalmente, rientra in "quel tipo di sistema che abbiamo ereditato" - quello del fratello di latte di Raffaele Lombardo, Totò Cuffaro - e, giusto per non farci mancare niente, fa pure la vittima e si dichiara (come da copione) "scomodo", come se questo fosse un complotto ai suoi danni perché "a molti non piace il mio concreto agire per fare rispettare le regole che ovviamente valgono per tutti, per il pubblico e per il privato".
Esilarante poi, se non fosse da prenderli a pugni, dal momento che negano l'evidenza, la difesa dei responsabili della clinica Latteri: "quanto riportato in merito alla mancata o ridotta somministrazione di farmaci ai degenti è destituito di ogni fondamento e frutto di un'arbitraria e fuorviante ricostruzione dei fatti". Destituito di ogni fondamento? A differenza di un pentito, che si può intimidire, minacciare, fare fuori, l'intercettazione (finché questo governo non l'ammazza) è lì e dice esattamente quelle cose: che chi se ne fotte dei malati, bisogna solo pensare al profitto. E possibilmente ai pacchetti di voti da procurare per farsi rinnovare le convenzioni.

sabato 6 agosto 2011

Assicurati contro i forconi

Io se fossi Russo (nel senso dell'assessore regionale siciliano alla Sanità, l'ex magistrato Massimo Russo) un po' mi offenderei. Ma come, lui non fa che parlare di sanità risanata, di riforma epocale della Sanità, e quelli si vanno a fare l'assicurazione privata? Non è che per caso non si fidano e preferiscono le case di cura a pagamento o i viaggi all'estero?
"Quelli" sarebbero i parlamentari regionali, che da qualche settimana hanno deciso di sottoscrivere un'assicurazione sanitaria volontaria (volontaria da parte loro, ma non credo da parte dei cittadini che gli pagano lo stipendio) grazie alla quale potranno chiedere un rimborso spese annuo per prestazioni mediche fino a 250.000 euro che potranno diventare il doppio per grandi interventi chirurgici. E già qui qualcosa da dire ci sarebbe. Perché non basta che un terzo dei novanta cosiddetti onorevoli sia molto poco onorevole in quanto indagato o condannato anche per reati gravissimi come l'associazione mafiosa, ma evidentemente devono essere male in arnese se pensano di poter aver bisogno solo in un anno di cure mediche per 250.000 euro. Oppure sono tutti delle "minetti" e i 500.000 euro gli servono per farsi cambiare i connotati e rifarsi nuovi per compiacere il padrone di turno. Per quanto, a fare un po' di conti, sembra che la valutazione sia un po' troppo per eccesso e basta guardare un tariffario di chirurgia estetica per rendersi conto che, se anche dovessero rifarsi dalla testa ai piedi, quei soldi sono sempre troppi.
E allora vediamo: rinoplastica, 6.000 euro; mentoplastica, 3.500 euro; blefaroplastica, 4.500 euro; aumento degli zigomi, 3.000 euro; lifting del collo, 6.000 euro; lifting del viso, 12.000 euro; mastoplastica additiva, 9.000 euro; addominoplastica, 12.000 euro; liposuzione, 9.000 euro; lifting delle cosce, 8.000 euro; lifting delle braccia, 6.000 euro; aumento dei glutei con protesi, 7.000 euro. In tutto fa 86.000 euro. Quanto ci vuole per farsi cambiare il cervello non c'è scritto. Si vede che è una causa persa.
Almeno per gli onorevoli deputati del parlamento siciliano che, anziché impegnarsi nel cercare soluzioni per arginare la fame e la mancanza di lavoro che hanno ridotto i siciliani allo stremo, hanno pensato (!) bene di assicurarsi anche per le eventuali conseguenze di questo mancato impegno nella ricerca di soluzioni. E cioè che i siciliani si incazzino una volta per tutte e scendano in piazza con i forconi. L'assicurazione prevede infatti che vengano risarciti infortuni derivanti da "tumulti, atti violenti, terrorismo, aggressione e vandalismo". Come dire, se qualcuno più incazzato degli altri ci va e gli fa un culo così, loro prendono i soldi dell'assicurazione e vanno dal proctologo. O, al limite, a Casablanca.
Ma la copertura assicurativa non si ferma qui ed è, direi, ad ampio spettro. La polizza infatti prevede il risarcimento anche per "lesioni determinate da sforzi, comprese le ernie" (prendi Vitrano, per esempio: se la mazzetta da diecimila euro gliel'hanno pagata non con banconote ma con monete da un euro, ciascuna delle quali del peso di sette grammi e mezzo, se non ho sbagliato il conto si è dovuto portare a spasso 75 chili di roba), e per infezioni dovute a morsi. Non chiarisce se di animali o di qualche lavoratore licenziato. E non è finita. L'elenco comprende spese per cure conseguenti a "inondazioni, eruzioni vulcaniche e movimenti tellurici". Lo vadano a raccontare agli abitanti di Giampilieri, che a due anni dall'alluvione sono ancora fra le macerie, o ai terremotati del Belice, che aspettano la ricostruzione da 43 anni.
Last, but not least, la copertura prevede anche "colpi di sole o di calore" e infortuni in conseguenza di "annegamento, soffocamento, avvelenamento". E, senza voler scomodare Gaspare Pisciotta, torna alla mente una notizia di un paio di anni fa secondo la quale il "governatore" Raffaele Lombardo avrebbe usato la sua segreteria come "assaggiatrice" di cibo nel timore di essere avvelenato. Si vede che nemmeno lui si fidava dell'assessore Russo e della possibilità che avesse a disposizione qualche siero da somministrargli.