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lunedì 5 gennaio 2015

Manca un pezzo


Avevo una storia con un napoletano "immigrato" che mi portava dall'altra parte dell'Isola tutte le volte che potevo. Strano che nessuno abbia mai chiamato la neuro: la mia macchina fendeva l'autostrada Catania-Palermo a passo di danza. Che non era esattamente un minuetto.
Cassetta taroccata, 190 chilometri ad andare, 190 a tornare, sempre lì, nel mangianastri (e chi se li ricorda più i mangianastri?), volume a palla, voce a palla, finiva un lato, la tiravi fuori e, annaspando per non perdere d'occhio il rettifilo, la giravi e facevi partire l'altro lato. Oppure c'era quella canzone, proprio quella, che in quel momento sembrava scritta apposta per la tua storia. E allora vai di rewind compulsivo.
Pino Daniele non era - come hanno detto molti in queste ore - "la colonna sonora della mia vita": era, insieme ad altri che se ne sono andati e a quelli che ci sono ancora (Gaber, De Andrè, De Gregori, Dalla, Mannoia....) un pezzo di colonna sonora della mia vita e la colonna sonora di quella storia particolare. Fondamentale come ogni pezzo di un caleidoscopio.
Nel periodo "napoletano" era un trip. Poi c'è stato il periodo siracusano, poi quello messinese, fino a quello jonico-etneo: ciascuno con la sua colonna sonora, perché c'è quella strofa o quel semplice verso che in una pillola include tutta la tua vita di quel momento. E dopo Pino Daniele canti ossessivamente Battiato, e dopo Battiato canti ossessivamente Mannoia. Nessuno di loro viene cancellato: soltanto ben conservato in un cassetto della memoria da aprire in qualsiasi momento, magari per una jam session.
Ognuno è un pezzo di quel caleidoscopio, solo un pezzo: ma se si rompe un pezzo gli altri non riescono più a trovare il loro posto e il gioco non funziona più come dovrebbe.

giovedì 8 agosto 2013

Il genio dell'ipod

Caro Francesco, sono giorni che ci penso e te lo devo dire: l'altro giorno hai detto un sacco di cazzate, con tutte quelle menate sulla sinistra in cui non ti ritrovi, i No Tav, i ciclisti e la decisione di non votare più. Roba da pestarti a sangue incontrandoti per strada (e magari ti schermiresti: "Guarda che non sono io"...). Come spesso capita ai vecchi (invecchiati) borghesi di sinistra, hai sciolto le briglie e lasciato che il vecchio reazionario cresciuto silenziosamente in te corresse libero come l'aria. Senza preoccuparti del male che può fare fra la folla un anziano cavallo imbizzarrito. Avevo deciso di chiudere definitivamente con te. Ma stamattina devo avere sfregato il mio ipod un po' troppo energicamente e ne sei uscito tu. Insieme a oltre quarant'anni di vita. Uno dei (pochi, ahimè) ricordi belli del mio ex matrimonio: un viaggio da Catania a Reggio Calabria in treno (e in terza classe si viaggia male, fidati) per ascoltare te e Lucio Dalla in Banana Repubblic. Voi dentro lo stadio a suonare; noi squattrinati fuori, con le orecchie incollate al muro dello stadio ad acchiappare al volo le note e farci un concerto self-made. Poi un altro stadio: quello di Letojanni, con mio figlio piccolissimo (doveva essere l'82) che ballava sul prato. E qualche anno fa alla Favorita di Palermo: eravate in quattro a raccontarmi la mia vita quella volta. In quell'occasione - in uno scenario ormai da sinistra irrimediabilmente rosée - qualcuno mi disse: "Sei stata una dei pochissimi coraggiosi". Coraggiosi, disse proprio così. Cos'avevo fatto di così eroico? Niente di speciale. Io sono come il cane di Pavlov: appena sento "l'Italia che resiste", sollevo il pugno chiuso. Esco allo scoperto irresistibilmente come Roger Rabbit con "ammazza la vecchia". E tu oggi non mi puoi venire a raccontare che "sono tutti uguali" e non mi convincerai a restare chiusa dentro casa quando viene la sera, ma non riuscirai nemmeno a farmi recidere il mio legame con te. In fondo tu per me sei come mia madre. Anche lei è una vecchia reazionaria, con la differenza che la sua non è soltanto una condizione anagrafica, ma congenita: dice di essere di sinistra, ma è da sempre oggettivamente fascista. E io da sempre - almeno da quando ho acquisito la ragione - la mando affanculo tutti i giorni tre volte al giorno. Però poi sfrego qualcosa e lei si materializza come il genio della lampada; così come ti materializzerai tu ogni volta che sfregherò l'ipod.