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lunedì 8 gennaio 2018

Incentivi alla sterilità

Mettiamo che dopo il parto abbiano ripreso un’ottima forma, mettiamo che siano tutte magre, mettiamo che siano in fila indiana come se stessero aspettando di pagare un bollettino alla posta per iscriversi a un concorso per un posto di lavoro, mettiamo che dritte in piedi e senza respirare occupino in profondità uno spazio di 40 centimetri, vuol dire un chilometro e duecento metri di fila d’estate e con i vestiti leggeri. O, se la vogliamo fare più facile, prendiamo il comune di Enna, un po’ più di ventisettemila e trecento abitanti, un tasso di disoccupazione insostenibile già così, e disoccupiamoli tutti i suoi abitanti, donne e uomini, vecchi e giovani. Ecco, riuscite a immaginare? Un’intera città, capoluogo di provincia, abitata da morti viventi.
Ora tornate a pensare alle donne dopo il parto e finché il bimbo o la bimba non è ancora in età da asilo, perché è di loro che si sta parlando: 24.618, un po’ meno degli abitanti di Enna, 24.168 donne che hanno dovuto lasciare il lavoro malgrado o forse proprio a causa delle mancette da 80 euro al mese (poi peraltro dimezzate) con le quali i vari governi e quelli renziani ancor di più hanno tentato di gettare fumo negli occhi parlando addirittura di incentivi alla natalità. Incentivi alla natalità? Le donne che hanno dovuto lasciare il lavoro lo hanno fatto perché non ci sono asili nido a sufficienza o perché non si possono permettere – e certo non possono farlo con 80 o 40 euro al mese - di pagare una persona che si occupi dei loro bimbi quando loro sono al lavoro o perché non hanno nonni a portata di passeggino, o per tutte queste cose insieme.
E poi forse anche per un’altra ragione che andrebbe indagata prima di dire che fra le cose buone (?!) del governo Renzi c’è pure l’abolizione della lettera di dimissioni in bianco: perché siamo sicuri che i padroni il modo per aggirare la legge non lo abbiano trovato come sempre? E siamo sicuri che una parte di queste donne non sia stata costretta a dare dimissioni “volontarie” a causa del mobbing che solitamente viene riservato alle donne che fanno figli? Del resto, in Italia succede anche a quei pochi uomini che decidono di occuparsi dei figli: è di oggi la notizia di un pubblicitario che, tornato al lavoro dopo un congedo di paternità, ha trovato la sua scrivania occupata da un altro, è stato demansionato, poi inserito in un elenco da dipendenti da mettere in cassa integrazione e infine costretto ad andarsene.
Allora forse – in mancanza di quelle misure serie che consentirebbero alle donne e agli uomini di vivere serenamente la maternità e la paternità – dovrebbero smetterla di prenderci per il culo sulle gioie della maternità e cominciare a classificare i ridicoli 80 o 40 euro come incentivi alla sterilità. Magari vincolandoli all’acquisto di preservativi in confezioni formato famiglia.



sabato 17 dicembre 2016

Qualità della vita, ma senza la vita

E poi dicono Udine. Bella città Udine. Città da visitare Udine. Ci sono foto che ti fanno venire voglia di prendere il primo aereo. Ci fanno pure i titoli dei giornali: Udine nella top ten della qualità della vita. La classifica del Sole 24Ore la mette al nono posto fra le città italiane e prima della regione Friuli Venezia Giulia.
Indicatori presi in esame? Naturalmente numero di imprese, tasso di disoccupazione, criminalità, e poi ancora ambiente, famiglia, welfare, integrazione, reddito.
Tutto a posto allora, tutto perfetto. E invece no, se proprio a Udine una ragazzina di scuola media è svenuta in classe perché non mangiava da due giorni e perché a casa non c’è l’acqua calda per fare la doccia: in una città dove negli ultimi quindici giorni le temperature sono andate da meno due a cinque.
Senti la notizia e pensi a una di quelle città del Sud dove - oltrepassato il centro, dietro le quinte del teatro, oltre la grande sceneggiata della città piena di turisti - c’è la miseria e la disperazione: come la mia città, dove il sindaco ridicolmente si vanta di quel posto conquistato risalendo da uno degli ultimi posti a uno degli ultimi posti. Senti la notizia e immagini dietro i bei monumenti di Udine, esattamente come dietro i bei monumenti di Catania, un tugurio con gli infissi quasi inesistenti e gli spifferi che ti gelano il cervello, dove magari vivono in dieci in due stanze, dove si alzano nel cuore della notte per fare la fila dietro la porta dell’unico bagno prima di uscire per qualche lavoro in nero che oggi c’è e domani chissà.    
Il preside ha detto che non è un caso isolato, che anche a Udine, città da top ten, ci sono bambini che si lavano con l’acqua fredda e non hanno i soldi per i buoni pasto della mensa scolastica. Anzi, ha aggiunto che negli ultimi anni i casi sono sempre più frequenti e che le famiglie non si affidano ai servizi sociali perché nemmeno sanno di avere questa possibilità. Ti si para davanti la scena di un film ambientato in un nebbioso sobborgo londinese dell’Ottocento, poveri a strati, malattie, cenci sdruciti al posto dei paletot, ma non è fiction: è la realtà di un Paese dove ci raccontano di una ripresa che non c’è e dove sembra che il problema principale di un governo sia la laurea di una ministra e non invece di essere la prosecuzione di un esecutivo di destra che ha fatto solo gli interessi dei padroni; è la realtà di un Paese governato da una forza politica che avrebbe voluto rimuovere la Costituzione pur di non rimuovere gli ostacoli economici e sociali come da articolo 3. Un Paese dove la vita è un lusso.
E dove, a guardar bene, ti accorgi che fra gli indicatori presi in esame dal Sole 24Ore o da chiunque si cimenti in questo genere di classifiche sulla qualità della vita ne manca uno: la vita stessa. Che è altro rispetto ai numeri.


martedì 4 ottobre 2016

Il racket delle riforme avvelenate


Lettera a una mamma, da mamma a mamma, o da figlia a mamma, da mamma a nonna, fai tu, basta che mi ascolti: te devo di’ ‘na cosa. Perciò mettiti comoda e apri bene le orecchie. Tu hai un figlio, giusto? Certo, sennò che mamma saresti. Bene. Anch’io ho un figlio. Mia sorella ha una figlia. Ci sono mamme che di figlie e figli ne hanno due e anche tre (ché li hanno fatti prima che la ministra Lorenzin ci facesse passare la voglia). Non so se te ne sei accorta, ma l’Italia è piena di mamme. E quindi di figli. E quindi di mamme preoccupate per il futuro dei figli. Pure se hanno novant’anni e i loro figli ne hanno settanta – e dunque a spanne direi che hanno vissuto quando ancora non era passato di moda lavorare e poi andare in pensione -, le mamme sono preoccupate per definizione del futuro dei figli. E però ci sono mamme preoccupate per il futuro dei loro figli e mamme preoccupate per il futuro di tutti i figli di tutti. Io sono fra queste. Sì, lo so: chi te lo fa fare, pensa per te, coltiva il tuo orto. Gnafò. Io mi preoccupo per il futuro di tutti i figli di tutti. E perciò mi preoccupo quando mi dici che non sai ancora cosa farai alle prossime elezioni perché a tuo figlio hanno promesso un lavoro (e lo dici come se niente fosse, dando per assodato che la raccomandazione esista in natura). Dici che sono vendicativi. E ho idea che tu sappia benissimo cosa farai nell’urna, per evitare la vendetta.
Anche se non è detto che la tua scelta vada a buon fine: perché poi può essere che ci sia un figlio più figlio di qualcuno che conosce qualcuno e allora – malgrado tu abbia prostituito il tuo voto – tuo figlio se la pija in saccoccia. Il problema è che a pijassela in saccoccia, per colpa di tuo figlio e del tuo voto, saranno tutti gli altri figli: quelli a cui avrai regalato questo governo, che regalerà loro le buone scuole che gli cadono addosso, le leggi sul lavoro fatte apposta per licenziare, le operazioni di cataratta da pagare quando saranno diventati vecchi.
Ma da figlia ti dico anche un altro paio di cose che forse non immagini. La prima è che non è detto che tuo figlio ti chiederebbe un sacrificio simile. La seconda è che non è detto che tuo figlio voglia “vincere” un posto di lavoro per demerito, tuo e suo. Magari – ci hai pensato? – il lavoro lo vuole perché è bravo, oppure preferisce non averlo se deve pagare in dignità. Esistono, sai? Sembra strano ma esistono (e meritano rispetto) figli che la loro vita se la vogliono guadagnare per merito, che non si vogliono piegare. A volte grazie a genitori che li hanno allevati nella filosofia della schiena dritta, altre per reazione a genitori un po’ troppo inclini agli inchini.
Ti ricordi Libero Grassi? Ti ricordi che ai suoi tempi i commercianti non denunciavano i mafiosi che chiedevano il pizzo e che lui fu ammazzato perché fu lasciato solo, unico a ribellarsi al racket delle estorsioni? “Sono vendicativi”, dicevano. E per paura delle ritorsioni pagavano. Poi qualcuno ha cominciato a capire. E così è successo, per esempio, che qualche giorno fa a Corleone (a Corleone!) un grappolo di mafiosi di merda sia stato arrestato perché otto imprenditori hanno ammesso di avere pagato il pizzo. Pensaci: si può dire no al racket delle estorsioni e si può dire no al racket delle riforme avvelenate e alla paura delle ritorsioni. Io il 4 dicembre dirò no al racket delle riforme avvelenate che si nutre di minacce e ricatti. Lo farò per mio figlio, ma anche per il tuo e per quelli di tutti gli altri. Altrimenti, se la pijieranno in saccoccia tutti - il mio, il tuo e tutti gli altri - per i prossimi cinquant’anni. Quindi anche i tuoi nipoti. Pensaci: da mamma e da nonna.

martedì 28 luglio 2015

Peli superflui


Lorenzin, siediti che ti spiego un paio di cose. Io appartengo a quella categoria di donne (quasi tutte) che mettono la loro salute all'ultimo posto. Prima, sempre prima, ci sono il lavoro, i figli, il fidanzato, il partito, il marito, il cane, i gatti, la casa da pulire, i nipoti, insomma il mondo. Di solito, prendi un'aspirina e vai.
Ma arriva il momento in cui ti dici che non è possibile gestire il mal di testa quotidiano l'aspirina, vai dal medico ed entri nel vortice di esami e visite specialistiche dalle quali discenderanno altri accertamenti: probabilmente quelli che lei, ministra, ritiene non necessari perché servono a me - che ne farei volentieri a meno perché sono una rottura di coglioni e mi fanno perdere un sacco di tempo -, ma se fossero per lei che forse nemmeno li paga e forse non aspetta mesi per essere visitata scommetto che diventerebbero vitali.
Ora, dopo averci detto per decenni che la prevenzione è fondamentale, ci venite a dire che alcuni accertamenti sono "non necessari", unicamente per giustificare i tagli alla sanità che non scalfiranno i ricchi e vi consentiranno di continuare a non far pagare l'Imu ai vostri amici preti e a non stanare i vostri amici grandi evasori fiscali.
Sa, ministra, non necessario è se prendo un'aspirina effervescente l'unico giorno in cui non mi fa male la testa, soltanto perché ho voglia di una bibita gasata; ma se l'emicrania è costante qualche accertamento è necessario.
Le faccio qualche altro esempio: non necessari sono i manager della Sanità designati dal politico mafioso, i medici promossi in quota politica, i parenti e gli amici del medico o del manager visitati nelle ore di ambulatorio facendoli passare prima degli altri e senza nemmeno uno straccio di prescrizione. Cioè, tutto ciò che contribuisce allo spreco del denaro pubblico e che lo consente.
Per essere più chiari: non necessario è un governo che ogni giorno cancella un articolo della Costituzione. Anzi, più che non necessario direi che è proprio superfluo: come i peli della pubblicità.

venerdì 8 maggio 2015

Clientelismo di genere

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Un'altra Stefania uccisa a pochi chilometri da casa mia; un altro maschio vigliacco che per non perderla ha preferito farla perdere a tutto il mondo; altri giornali che usano termini offensivi; un altro sindaco che adopera parole giustificazioniste, rendendosi nei fatti complice.
La vittima è lei, Stefania Ardì, appena 21 anni, di Roccalumera; il femminicida è Andrea Tringali, 33 anni, ex fidanzato, ma le parole di comprensione - a leggere alcuni giornali - sono solo per lui: "Non aveva accettato la separazione dalla sua ragazza - è l'attacco in toni melodrammatici de Il Giornale di Sicilia -. Non si dava pace. Era un tormento per lui, dopo 7 anni di fidanzamento, saperla tra le braccia di un altro". Il GdS aggiunge che "ha così tentato di parlarle e le ha chiesto un appuntamento conclusosi nel peggiore dei modi". Ha tentato di parlarle? E uno per parlare con una persona normalmente si porta dietro una pistola?
Un altro giornale dice che "sembra che Tringali avesse chiesto un incontro con la giovane ex fidanzata per tentare di riallacciare i rapporti". Come no? Notoriamente uno per riallacciare i rapporti si presenta con una pistola in mano, come un boss mafioso per un regolamento di conti.
Poi ancora il GdS abbandona la comprensione che sembra mostrare per il femmincida e quasi attribuisce a lei la colpa: "La giovane però non aveva alcuna intenzione di starlo a sentire. Ed è rimasta ferma sulle sue posizioni. Un atteggiamento questo che ha fatto infuriare il 33enne che ha estratto la pistola sparando alla giovane che era alla guida della sua auto e stava per andare via". Tradotto: come si permette questa stronza di non avere un atteggiamento remissivo?
Ma il colpo di grazia metaforico a Stefania lo ha dato il sindaco di Roccalumera, Gaetano Argiroffi, di professione medico, maschio che riserva al maschio tutta la sua umana vicinanza (a parte le parole di circostanza per la vittima, che comunque viene sempre dopo e a cui non viene concesso nemmeno il privilegio di chiamarla per nome): "Sono addolorato per quello che è accaduto, conoscevo molto bene Andrea che era un ragazzo mite e proveniva da un famiglia per bene, deve essere stato un momento di follia. Mi spiace molto per lui e la giovane". No, caro sindaco, in un momento di follia - al limite - puoi strangolare una persona con le tue mani (e comunque se è "un momento" può darsi che ti fermi prima), ma se vai a un appuntamento con la pistola in mano sono un bel po' di ore di lucidità e si chiama premeditazione. E si chiama odio di un uomo arrogante che non vuole rinunciare al dominio sulla sua "proprietà" nei confronti di una donna che non accetta di essere sottomessa.
Lo stesso odio collettivo, del resto, che mostra nei confronti delle donne (ma anche dei lavoratori, degli insegnanti, dei disoccupati e di una serie infinita di categorie che rivendicano diritti) questo governo maschio che ha appena varato un mistificatorio "Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere" in cui - a parte gli esigui finanziamenti per Centri antiviolenza e case di accoglienza, e tutta una serie di considerazioni che denotano scarsa conoscenza della materia - balza agli occhi la volontà ossessiva di far proliferare esperti da piazzare ovunque. Insomma una specie di Piano di azione straordinario per il clientelismo di genere. Preferibilmente maschile. E le donne continuano a morire.

sabato 27 dicembre 2014

Cerchio vizioso

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Io mi facevo due coglioni così. Quando da bambina vedevo mia nonna e le prozie in cerchio a recitare il rosario, ad ogni loro lamentosa giaculatoria mi facevo due coglioni così e mi veniva voglia di cominciare ad urlare e a correre per la strada come un'assatanata con istinti assassini. O di fare le capriole pur di squarciare quell'atmosfera lugubre, nebbiosa e oppressiva.
Devo ringraziare i vari Fassina, Civati e compagnia arlecchinando, cioè la pattuglia acrobatica della cosiddetta sinistra Pd, per avermi restituito questa immagine dimenticata della mia lontanissima infanzia. E' esattamente quello che provo ad ogni loro ora pro nobis: "è inammissibile, va contro i lavoratori", "non è di sinistra", "Renzi segue la troika". Ma restano in cerchio e ad andarsene non ci pensano nemmeno, al massimo si astengono, amoreggiano con una sinistra annacquata e rosée, ma restano incollati alla poltrona nel cerchio vizioso del potere per il potere.
Quello sta lì con le mani insanguinate, che accoltella l'articolo 18, e loro lo guardano restando seduti e chiusi in cerchio, lanciando di tanto in tanto il loro ora pro nobis circolare, ossessivo e noioso: "è inammissibile, va contro i lavoratori", "non è di sinistra", "Renzi segue la troika".
Ovviamente anche oggi i giornali sono pieni delle loro dichiarazioni di sdegno, alle quali dall'altra parte si risponde con l'accusa di "prese di posizioni ideologiche": come da canovaccio di quella Commedia dell'Arte che è la politica italiana. Però non fa ridere. Anzi: ti vengono due coglioni così.

domenica 10 agosto 2014

Il Partito dei baci e delle brioches

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Ho letto stamattina su Facebook alcune considerazioni di un caro amico e compagno, avvocato che - come molti suoi colleghi - coltiva un atavico e viscerale odio nei confronti dei magistrati.
Il compagno, della cui compagnitudine non dubito sebbene sia da tempo in fase di avvicinamento al Pd, scriveva in estrema sintesi che a frenare la sua marcia verso quel partito è stato il tentativo di designazione del magistrato antimafia Nicola Gratteri a Ministro della Giustizia del governo Renzi. Designazione peraltro prontamente bloccata dal garante solo di se stesso e dunque mai andata in porto.
Solita storia di contrapposizione fra garantisti e giustizialisti: il mio caro amico se la prende con Gratteri, presunto giustizialista, che se la prende con il neonato giornale di Piero Sansonetti, "Il garantista", presunto garantista. Sansonetti, allegramente transitato da sinistra a destra passando attraverso buchi di bilancio e licenziamenti di giornalisti antimafia (evidentemente fa curriculum), sembra sia solito prendersela con i magistrati impegnati in inchieste sulla 'ndrangheta e Gratteri sembra abbia messo in guardia gli altri giornalisti che invece sostengono il lavoro della magistratura contro quegli attacchi che li delegittimano e li isolano.
Ebbene, il mio caro amico con sarcasmo sostiene che Gratteri sarebbe stato un "ottimo Ministro della giustizia sommaria" e aggiunge che il Pd sarebbe "il megafono delle procure".
Ohibò! Il Pd megafono delle procure? E da quando? Le foto ci mostrano piuttosto un partito dei baci schifosi, quegli stessi baci che hanno un precedente tristemente noto e "autorevole" in Sicilia. Baci con trasporto degno di uno scatto di Alfred Eisenstaedt, elargiti da una signora che ha la stessa puzza sotto il naso, lo stesso rapporto con la realtà e la stessa fratellanza con il popolo che aveva la signora delle brioches.
Ecco, io che non sono necessariamente giustizialista, ma preferisco sicuramente i magistrati ai mafiosi, in casi come questi proporrei di ripristinare la ghigliottina. Non quella parlamentare: quella vera.