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lunedì 19 ottobre 2015

Cicero pro tele sua


Ai miei tempi il "bollo" tecnicamente si chiamava tassa di circolazione. Poi cominciarono a proliferare gli italici furbi che sostenevano di non usare la macchina e di tenerla sempre parcheggiata, messa lì, proprio sotto casa, fissata al suolo come fosse una fioriera: l'auto immobile. Sicché a un certo punto, per farla pagare a tutti (non prevedendo l'evasione di necessità di questi anni di crisi, più forte della paura di essere beccati), le cambiarono nome: tassa di possesso. Insomma: hai l'auto, paghi il bollo. Poi quello che ci fai, se la usi per pomiciare o per fare le rapine, sono fatti tuoi. Un'auto, un bollo; due auto, due bolli. E così via. Non solo: più è grande e più paghi. Principio elementare di equità fiscale, direi. Ma a quei tempi il brufoloso che vuole togliere la tassa sulla prima villa forse non era neanche nato e siccome non è neppure tanto intelligente non può capire. Oltretutto, lo pagano per fingere di non capire.
Mettiamo la storia del canone Rai che lui vuole fare pagare in bolletta a tutti nella stessa misura: a chi ha un solo televisore in soggiorno e a chi ne ha uno per ogni stanza, a chi ne ha uno gigantesco nella prima villa nella villa al mare nella villa in campagna e persino nello yacht, a chi lo tiene acceso tutto il giorno e a chi lo accende il minimo indispensabile.
Ecco, prendete me, per esempio. Non vorrei essere accusata di fare Cicero pro tele sua o, peggio, del reato di interesse privato in atti di blog, ma io perché devo pagare quanto quello che accende la tv all'alba e la spegne alle due di notte, oppure di uno che ha tanti televisori che nemmeno in un negozio di elettrodomestici? Io l'accendo all'una e mezza per vedere il tg dell'ora di pranzo e spengo; la riaccendo alle otto di sera per vedere il tg dell'ora di cena, guardo qualcosa e, qualunque cosa sia, esattamente due ore dopo mi spengo; e un secondo prima lo spengo. E perché io, che ho un televisore di dimensioni normali, dovrei pagare quanto uno che ha un televisore a tutta parete che manco al cinema? Soprattutto: perché io e i milioni di io disoccupati, pensionati, sottopagati, pagati in nero, poveri insomma, dovremmo pagare quanto lo stronzo con il villone e lo yacht comprati evadendo le tasse?

Il brufoloso dice che abbassare le tasse non è di destra né di sinistra, ma è "giusto". Pagare il canone in base al reddito sarebbe giusto. E pagarlo in base al consumo sarebbe un modo, per esempio, per spingere la gente a fare altro, andare al cinema, leggere un libro, andare a teatro. Certo, questo per voi comporterebbe il rischio di non essere votati. Non è forse per instupidire gli italiani e raccogliere il loro consenso che Berlusconi ha inventato la tv? Ma, già, tanto Renzi è andato oltre B. per arrivare ad M. e ormai in Italia non si vota più. "A coloro che pretenderebbero di fermarci con carte o parole, noi risponderemo col motto eroico delle prime squadre d'azione ed andremo contro chiunque, di qualsiasi colore, tentasse di traversarci la strada". *

 

* Dal discorso di Mussolini ad Eboli, il 6 luglio 1935, passando in rassegna quattro battaglioni di camicie nere. Confrontare con: "Dialogo? Non ci faremo fermare da nessuno". Matteo Renzi a Palazzo Chigi il 6 agosto 2015 passando in rassegna numerosi battaglioni di giornalisti della Stefani.


martedì 19 maggio 2015

Nonne e tacco 12


Io un lavoro non ce l'ho più, ma sono certa che se lo avessi ancora non avrei alcuna voglia di andarmene in pensione prima del tempo. O forse, se ne avessi voglia, sarebbe per fare con maggiore impegno le cose che mi piace fare e che ho dovuto fare nei ritagli di tempo: scrivere, leggere, andare al cinema e a teatro, fare una vacanza e magari fare tappa a Cannes per il festival del Cinema.
Ah, già, non si può: bisogna indossare scarpe basse e occuparsi dei nipoti. Ce l'hanno detto, quasi in stereofonia, dall'Italia e dalla Francia. In Italia, secondo il piccolo Benito, alle donne farà piacere andare in pensione prima per fare quella che, sempre secondo il piccolo Benito, è l'unica funzione riconosciuta a una donna dopo i sessant'anni: "Se una donna a 61, 62 o 63 anni vuole andare in pensione due o tre anni prima, rinunciando a 20-30-40 euro, per godersi il nipote anziché dover pagare 600 euro la baby sitter, bisognerà trovare le modalità per cui, sempre con attenzione ai denari, si possa permettere a questa nonna di andarsi a godere il nipotino". Il Minculpop non avrebbe potuto usare espressione più lirica. In Francia invece, stando alle cronache, sembra che un nuovo regolamento vieti l'accesso al Festival di Cannes alle donne che non siano arrampicate su un tacco 12. E questo vale oltre che per le attrici anche per le signore che vanno ad assistere agli spettacoli. Ora, siccome non c'è nessuna donna sana di mente che, superati i sessant'anni, se ne vada in giro sui trampoli, forse anche perché nessuno stilista delle scarpe ha ancora pensato a chi ha l'artrosi deformante (ma lo faranno, vedrete: se annusano il business lo fanno), se ne deduce che le sessantenni non sono gradite a Cannes. Che stiano a casa a fare le nonne. Anche se sono attrici da Palma d'oro.
I maschi invece là devono sottolineare l'importanza del loro ruolo indossando il vestito più serio che c'è. Mentre qui, in Italia - nel Paese del piccolo duce dove le donne finché sono giovani devono procreare soldati per la Patria e quando invecchiano non possono aver altro ruolo di quello di nonna che "si gode i nipotini" - per un maschio sessantenne magari disoccupato, che farebbe qualunque cosa e persino il nonno pur di avere un'occupazione anche non retribuita, quel ruolo non è contemplato. Gli uomini (sessantenni) facciano gli uomini, vadano alla Croisette a caccia di ventenni; le donne facciano le donne: si godano i nipotini.
Che non è una cosa brutta, ma tenendo conto di due piccole notazioni: 1) le nonne non sempre se li godono i nipotini, perché i nipotini fanno girare i coglioni anche alle nonne; 2) le nonne, essendo giovani donne soltanto anagraficamente nate molti decenni fa, vorrebbero "godere" anche di qualcos'altro. Se il fasciomaschilista Renzi permette.

martedì 12 novembre 2013

Giustiziati otto milioni di polli


Premessa serissima per non incorrere nelle solite accuse di stalinismo, pedofagia, eccetera: io sono assolutamente contraria alla pena di morte, ovunque la si pratichi, chiunque la pratichi, su chiunque la si pratichi. Eccettuate, ovviamente, situazioni contingenti molto particolari. Faccio un esempio: Mussolini. Che a testa in giù ci sta sempre benissimo.
Detto ciò, vi prego, lasciatemi sognare. Dunque, il titolo del Corriere della Sera oggi era questo: "Ottanta esecuzioni in Corea del Nord: 
vedevano la tv del Sud". Pensate - mutatis mutandis e indossate quelle di ferro come si conviene a un Paese governato da larghintenditori - se il titolo fosse stato: "Ottanta esecuzioni in Italia del Sud: vedevano la tv del Nord".
Perché, non è forse questo il problema dell'Italia? Non ottanta, né ottocento od ottomila, ma otto milioni circa (anche se lui arrotonda a dieci) di telespettatori/elettori, prevalentemente del Sud, di una vasta gamma che va dal pollo all'aspirante ricco, che da trent'anni guardano  le sue tv.
Provate per un attimo ad immaginare l'ebbrezza di vederli giustiziati con una sventagliata di mitra sulla pubblica piazza. O meglio, perché i polli in fondo sono polli e non hanno colpe se non quella di essere polli: provate ad immaginare l'ebbrezza di vedere lui giustiziato con una sventagliata di mitra sulla pubblica piazza.
E però, siccome sono contro la pena di morte a qualunque longitudine e latitudine, siccome più che giustiziarlo preferirei che fosse fatta giustizia e siccome penso che sarebbe più efficace, a lui infliggerei un'altra pena molto più penosa: confiscargli tutte le sue tv e tutti i suoi beni, come del resto si fa (o si dovrebbe fare) con i mafiosi e gli evasori fiscali.
Purché poi la Cancellieri - nota per i suoi colpi di genio, sia da ministro dell'Interno che da ministro della Giustizia - non glieli restituisca con la scusa di venderli al miglior offerente.