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domenica 7 giugno 2015

Straccioni

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I benpensanti ingessati ci guardavano come fossimo straccioni. Tremila lire costavano, pure duemila lire se avevi culo e le trovavi al mercato e te le compravi di tutti colori. Sono state una delle cose più divertenti della mia vita. Se avevi l'alluce svettante, dopo un mese si bucavano in punta. Allora ci cucivi sopra un fiorellino di pezza o un tondino di passamaneria per farle arrivare fino alla fine dell'estate. Così come da un paio di jeans sdruciti dalle ginocchia in giù ricavavamo una gonna.
Ora le espradillas sono tornate, costano 35 euro (cioè - perdonate l'unità di misura berlusconica - settantamila lire, ma state pur certi che si bucheranno comunque), le fanno pure col tacco e sprizzano lustrini e paillettes da tutti pori e persino dalle suole. Come se avessero sbagliato decennio e fossero precipitate nel cattivo gusto degli anni Ottanta, in questo revival del decennio peggiore che io ricordi, in compagnia di corrotti e corruttori, violazione di diritti, leader di destra che si spacciano per sinistra e cancellano lo statuto dei lavoratori come allora si cancellava la scala mobile, nani e ballerine che diventano statisti. Praticamente sono espadrillas di destra, che volendo sarebbe un ossimoro. Esattamente come lo è Renzi di sinistra.
Adesso aspettiamo solo il ritorno delle spalline. Per ora la gommapiuma la stanno usando per la megatruffa delle megatette, inserita in reggiseni e costumi (anche questi tutti imbrilloccati come abiti da sera) che fanno somigliare a delle mucche, ma vedrete che torneranno e allora saremo (sarete) tutte delle mucche corazziere.
Io intanto, in attesa che tornino gli anni Settanta, mi tengo le mie espadrillas colorate, di sinistra e con il buco all'altezza dell'alluce, e il mio costume a triangolo. Finché non si disintegrano. Meglio straccioni che stronzi.


domenica 26 ottobre 2014

Una famiglia allargata


Sapete che vi dico? In questo momento non parlo come dirigente di partito e scrivo mentre è in corso il Comitato centrale del mio partito a cui non ho potuto partecipare e che non so cosa deciderà; non fraintendetemi, però: non smetto dopo più di quarant'anni di essere comunista, ma - sapete che vi dico? - mi iscrivo al partito nato il 25 ottobre. A San Giovanni c'era un milione di persone e per ognuna che è partita ce n'erano almeno altre cinque che per varie ragioni (soprattutto economiche, perché a questo è servito anche lo smantellamento di tutti i diritti: ridurci alla fame per toglierci pure la possibilità di protestare) non hanno potuto esserci: almeno cinque milioni di persone, più del doppio di quelle che (destri compresi, cioè i più) hanno votato Pd alle ultime elezioni europee.
Cinque milioni di persone sono un partito grosso. Sì, lo so: là in mezzo c'erano tanti che hanno votato Pd e che ora la devono smettere di fare i pesci in barile, perché non basta una manifestazione a cancellare la responsabilità di avere dato il Paese in mano a un avventuriero. Ma adesso abbiamo tutti un dovere: farlo vivere quel partito nato il 25 ottobre senza che nemmeno ce ne accorgessimo. E' come quei bambini nati senza essere stati programmati ma che, dal momento in cui esistono, si amano con tutti se stessi, perché sono belli, intelligenti, allegri, socievoli e hanno una gran voglia di vivere. Diamogli un nome: chiamiamolo partito del lavoro, partito per il lavoro, partito per la Costituzione (non era questo, forse, che rivendicavamo - lavoro e rispetto della Costituzione -, tutti noi, precari, pensionati, lavoratori a tempo indeterminato e a tempo determinato, disoccupati, due giorni fa a Roma?), chiamiamolo come cazzo vogliamo, ma nutriamolo e facciamolo crescere. Tutti insieme, come se avesse milioni di mamme e di papà, come se fosse una famiglia allargata, di quelle dove ci si vuole più bene che in quelle tradizionali e ipocrite che piacciono a Giovanardi.
Io se c'è un partito comunista sono contenta, ma se ce n'è uno di tutta la sinistra lo sono ancora di più: perché non è normale, in nessuna parte del mondo, che ci sia un partito di destra e non ce ne sia uno di sinistra. E non è normale che un partito di destra si definisca di sinistra. Io voglio un partito di sinistra. E chi preferisce che il bambino sia nato morto perché pensa di essere più a sinistra degli altri o pensa di avere il copyright e pretende di annettersi gli altri in nome di una sorta di purezza della razza è solo un criminale politico. Esattamente come Renzi e il suo partito dei padroni, degli evasori fiscali, dei mazzettari e dei cementificatori.
Qualcuno ha detto che Renzi non potrà non tenere conto di quel milione di manifestanti, pur sapendo che lui - da arrogante e sbruffone fascista quale è - non ne terrà conto: adesso il punto è che noi non possiamo non tenerne conto. Altrimenti ci mandiamo affanculo da soli, senza bisogno che lo faccia Grillo.

mercoledì 29 gennaio 2014

La certezza del dubbio

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Non so se è successo anche a voi, ma io ho passato gli ultimi trentatré anni della mia vita (e verosimilmente i prossimi trentatré, se camperò così spudoratamente a lungo) a chiedermi ogni giorno e ogni istante se avevo detto (o fatto) la cosa giusta o se invece non avrei dovuto dire (o fare) l'esatto contrario.
Dovrei smetterla di avere dubbi: in fondo il ragazzo è cresciuto bene, ha le spalle quadrate, ho scelto per lui le scuole migliori - quelle che gli dessero la miglior impostazione di vita, prima che la miglior formazione -, credo di avergli insegnato dei valori di quelli che ormai non vanno più di moda, e forse un po' di merito ce l'ho anch'io, anche se ho il sospetto che in gran parte sia merito suo, che sia nato e cresciuto già così, a prescindere da me. Eppure il timore di avere sbagliato tempi e modi resta. Come se fosse la prima volta che lo rimprovero e forse non avrei dovuto.
Sicché ho comprato l'ultimo libro di Michele Serra: per piacere letterario e conforto generazionale, ma anche perché volevo conoscere i pensieri di un padre di sinistra. E ho avuto subito la sensazione di essere stata spiata a lungo nella mia casa: perché Michele Serra sa esattamente dove mio figlio lascia i calzini e come si sfila pullover e maglietta insieme? Era nascosto dietro una tenda mentre lo rimproveravo o cercavo di convincerlo a venire con me da qualche parte? Guardava dal buco della serratura mentre io spargevo parole al vento in direzione di un alieno sordo e muto? Michele Serra è il padre di mio figlio a mia insaputa?
Cazzo, avevo Michele Serra a casa e non ne ho approfittato per fare conversazione? Ma sarò scema!
Per quanto, ho il sospetto che non di letteratura avremmo parlato ma, scuotendo la testa come vecchi, saremmo finiti col dire, pateticamente: "Ai miei tempi...."
Però adesso ho una certezza: cercavo i pensieri di un padre (di sinistra) e ho trovato i pensieri di una madre (di sinistra): "Quante volte invece di mandarti a fare in culo avrei dovuto darti una carezza. Quante volte ti ho dato una carezza e invece avrei dovuto mandarti a fare in culo". Ecco, ora ho la certezza del dubbio.

martedì 3 settembre 2013

Bombe intelligenti

No, in fondo non mi ha stupita vedere a Presa diretta che anche Bertinotti partecipa alle feste oscene di gentaccia diventata straricca con metodi osceni. Non solo perché si sapeva già che il cosiddetto compagno Fausto non ha mai disdegnato la mondanità mentre evitava accuratamente le masse, quanto perché il suo pensiero era già tutto sintetizzato da tempo nel suo auspicio di comunismo ridotto al rango di "tendenza culturale", cioè appunto farsi le pippe mentali e aggiungere soltanto un po' di pepe, fra una coppa di champagne e l'altra, a una conversazione fra evasori fiscali, sindacalisti venduti, padroni sfruttatori e oche costrette a farsi gonfiare ad elio per sopportare l'insostenibile pesantezza di quintali di gioielli. Non mi ha stupita nemmeno che Epifani paghi trentamila euro l'anno come quota di iscrizione a un club per ricconi: del resto l'inciucio è la linea politica del Pd. Mettere dentro tutti, fare affari con tutti, coprire le magagne di tutti (meglio se megaevasori fiscali), dentro e fuori il partito, lavare una mano che poi laverà l'altra. Cancellare i diritti, elevare a sistema il privilegio e lo scambio di favori. E non mi ha stupita la stronza fascista e piena di soldi che bestemmia la cultura e ha più a cuore il destino delle sue rose che quello dei disoccupati. Se una è stronza è stronza. E ci sta perfettamente che ai disoccupati neghi persino il diritto a deprimersi e quindi a suicidarsi mentre per sé rivendica il diritto a una festa al mese per combattere la depressione. Mi ha stupita, invece, e direi turbata, la mia capacità di provare un odio profondo che credevo di riservare soltanto al pregiudicato principale azionista del governo, pensando di provare solo disprezzo per alcuni. Invece da ieri sera so che li odio con tutto il mio cuore. Perché nel momento in cui i loro occhi inutili e inespressivi ammiravano mirabolanti (e costosi) fuochi d'artificio, io ho sperato che sulle loro teste vuote invece piovessero i missili dei loro amici imperialisti guerrafondai americani. Sarebbe stato l'unico caso al mondo di bombe intelligenti. P.S.: Ho molto ammirato il self-control della giornalista che ascoltava le cazzate della signora in rosso. Non so al suo posto quanto avrei resistito senza dirle quanto mi facesse schifo.

mercoledì 10 luglio 2013

Disfay Pd

Un "amico" feisbucchiano qualche giorno fa mi ha invitata a un "evento" che si chiama RifayPd. A parte che vi sfascerey di botte per questo provincialismo esterofilo che vi fa trasformare le i in y e a parte che con alcuni del Pd (per paradosso, molti di quelli che un tempo erano comunisti e ora sono fascisti e democristiani più dei democristiani) non vorrei averci a che fare nemmeno se mi trovassi su un'isola deserta e dunque grazie ma rifiuto l'invito, io un suggerimento ce l'avrei: smettetela con questa farsa, scioglietelo questo matrimonio di convenienza più ipocrita degli ipocriti matrimoni borghesi, divorziate per incompatibilità di carattere o per maltrattamenti. Da noi, quando un uomo che prima ha fatto l'innamorato si trasforma in un energumeno violento, si dice che "nisciu u naturali". E in questi casi persino le famiglie di provenienza più tradizionaliste, quelle secondo le quali il matrimonio dovrebbe finire con la morte, si mettono in mezzo per sciogliere il vincolo. Ecco, ora che il Parlamento si ferma per decisione di un pregiudicato e dei suoi lacchè, ora che voi vi opponete flessibilmente - c'est à dire a culo a ponte -, è certificato (ma lo era anche prima, diciamo dalla Bicamerale in poi): il Pd nisciu u naturali. Dunque rinnovo l'invito, per il bene dell'Italia e per il bene dei vostri militanti ed elettori: tagliatela qui con quest'ipocrisia; ciascuno per la propria strada: chi vuol essere ancora di sinistra faccia le cose di sinistra e quelli di destra se ne vadano nel posto giusto per loro, ad ingrossare le fila degli impiegati di Silvio Berlusconi. Disfay Pd.

venerdì 29 marzo 2013

Dissuasore cerebrale

Superata l'overdose da papa, passati indenni (salvo piccole scosse di assestamento) dal terremoto Battiato, grazie al quale abbiamo discusso per giorni sul sesso delle troie senza accorgerci che il Paese andava a puttane, il nuovo dissuasore cerebrale di oggi è il quesito esistenziale per eccellenza: Matteo Renzi deve o non deve andare ad "Amici"? E giù disamine, critiche alla sinistra che non si sporca le mani con le trasmissioni/cassonetto, argomentazioni articolate. Ho già sentito ore di conversazioni su quest'argomento dirimente per la vita dell'Italia più di quanto non lo siano quelli su governo tecnico, governo del presidente, governo di scopo, elezioni anticipate. Fra gli altri, uno interessante e che razionalmente e in linea teorica condivido (in linea pratica, so che già che se dovesse accadere a me, con le mie rigidità vetero, dovrei farmi una flebo di Debridat per evitare i conati di vomito) è il ragionamento in base al quale è giusto proprio andare nella tana del lupo, a casa degli avversari, a dire loro cose che nessuno ha mai detto, suscitare contraddizioni in seno al popolo, insinuare il tarlo del dubbio. Perfetto. Sono d'accordo. Non sarei in grado di metterlo in pratica, ma sono d'accordo. C'è solo un piccolissimo problema, uno spostamento di prospettiva, una bottarella alla barra del timone per correggere la rotta, una quisquilia di nessun conto: Matteo Renzi non è di sinistra. Matteo Renzi non sta andando a parlare con gli avversari politici. Matteo Renzi va ospite a casa di amici.

lunedì 11 marzo 2013

Compitazione politica

Nella sala d'attesa del reparto di Radiologia del vecchio ospedale Garibaldi di Catania c'è un televisore che trasmette i cartoni. Ho visto un signore più o meno cinquantenne (dunque di quella generazione che la scuola l'ha fatta, per obbligo) appassionarsi a guardarli; poi, quand'è apparsa la scritta finale - Barbapapà -, con quelle sue lettere panciute e sbilenche, lui ha cominciato a muovere le labbra e a compitare ad alta voce come i bambini in prima elementare: b - a - r - b. Ma lì si è fermato. Cioè, ha fatto l'esatto opposto di quello che fanno i bambini quando, alla quarta lettera, si rendono conto che si tratta di una parola a loro nota e la sdrucciolano in picchiata. Mi sono guardata intorno ad osservare la composizione sociale di quanti affollavano quella sala: ottantenni (anagrafici o psicologici, certamente non gli ottuagenari delle nostre ricche e colte case, scolarizzati o laureati che smanettano con i computer con la dimestichezza di un ventenne) e mamme bambine che, gli uni e le altre, parlavano in dialetto stretto e non capivano le semplici indicazioni in italiano fornite da due impiegate stranamente comprensive e costrette a traduzione simultanea in siciliano. Ora a parte Grillo e la "Rete", nuova divinità da scrivere con la maiuscola (che, delle due l'una: o questi non fanno parte di quel 25% che lo ha votato o, se l'hanno fatto, ho qualche difficoltà a pensare che la loro sia stata una scelta consapevole), credo che ciascuno di noi saccenti analisti politici di sinistra - bravi (?) ad esaminare dati, exit poll, instant poll, percentuali e menate varie - dovrebbe cimentarsi almeno una volta nella vita nell'osservazione di questa varia umanità. Forse qualche dubbio ci verrebbe. Metto in fila i primi tre (ma non ci vuole un concorso di idee per arrivare a tremila): 1) siamo sicuri che questi a votare ci siano andati o che sapessero che c'erano le elezioni? 2) siamo sicuri che noi con queste persone ci sappiamo parlare? 3) siamo sicuri che con queste persone abbiamo mai provato a parlare? Ho il sospetto che siamo ancora (o di nuovo) a quella fase, alla compitazione: p - o - l - i. E lì ci fermiamo. Forse i veri analfabeti siamo noi.