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sabato 3 settembre 2011

Piselli in fuga

Il fatto è che a Berlusconi, prima di uscire definitivamente di scena, dalla sua galleria di macchiette ne mancava una. Dal presidente benefattore che si commuove (finge di commuoversi, a beneficio delle telecamere) di fronte all'ennesimo sbarco di albanesi e annuncia l'intenzione di assumerne alcuni al suo servizio (in realtà al suo servizio aveva assunto Vittorio Mangano e più probabilmente era Vittorio Mangano che aveva assunto lui), al presidente ferroviere, al presidente odontotecnico che fa sostituire la dentiera a un'anziana terremotata dell'Abruzzo, al presidente minatore, al presidente pompiere, al presidente tipo da spiaggia con bandana a proteggere il cuoio capelluto appena concimato...finora i ruoli li aveva interpretati tutti, non disdegnando in prevalenza di travestirsi da lavoratore in quell'infinita carnevalata che è stato il suo quasi ventennio. Ora, per l'ultima performance alla Fregoli, avendo provato inutilmente con il viagra e chissà quali altre diavolerie a riportare agli antichi splendori ciò che inevitabilmente corre verso il precipizio del tempo, per sentirsi giovane si traveste da cervello in fuga. Sì, esattamente come i giovani italiani, plurilaureati e plurispecializzati, bravissimi, alcuni addirittura geni, che a un certo punto depongono le armi e sbottano: "Me ne vado da questo Paese di merda!" Anche lui, parlando al telefono con il suo compare Valter Lavitola, si sfoga: "Me ne vado da questo Paese di merda!". Con qualche piccola differenza: che i giovani se ne vanno perché lui ha fatto diventare il nostro un Paese di merda e non certo perché i magistrati svolgono indagini sui fuorilegge.
Dopo di che, mentre trema per l'arresto di Tarantini che - abituato a un tenore di vita elevato - potrebbe non reggere il carcere e vuotare il sacco definitivamente, ne fa un'altra delle sue, un'altra offesa a questo Paese fatto in fondo anche di persone per bene, quelle che ancora pensano che per vivere si debba lavorare onestamente, quelle che si fanno un culo così per mandare i figli a scuola e possibilmente anche all'università, quelle che si levano il pane di bocca per garantire l'istruzione (e, dunque, il futuro) ai loro ragazzi. Ebbene Berlusconi, per giustificare la cifra stratosferica di cinquecentomila euro (pari a 35 anni di lavoro di una persona normale il cui stipendio si aggira intorno ai 1.200 euro mensili) versati al pappone in capo, Giampaolo Tarantini - perché non svelasse ai giudici che le ragazze che gli portava in casa per soddisfare le sue voglie di vecchio bavoso erano pagate, cioè prostitute -, ancora una volta si è inventato la storia del benefattore che aiuta una famiglia in stato di bisogno. Ma forse, della sua dichiarazione ai tg mentre ringhiava contro i giudici, a qualcuno è sfuggito il seguito della frase: che quella famiglia non era più in grado di mantenere il proprio tenore di vita. Tenore di vita che lo stesso Tarantini definiva esagerato. Insomma se, facciamo il caso, Tarantini aveva sei fuoriserie, dodici camerieri, sedici rolex (due per tentacolo), eccetera, senza i soldi del benefattore il piccolo fiammiferaio avrebbe dovuto ridurre le fuoriserie a tre, gli inservienti a sei e accontentarsi soltanto di un orologio a tentacolo.
Vorrei sommessamente ricordare a Berlusconi, a Tarantini e a tutti quelli come loro che in questo momento a Palermo ci sono tre persone - che ne incarnano troppe - che davvero non possono più permettersi il tenore (e nemmeno un Farinelli) di vita precedente. Si chiamano Pietro Musso, Calogero Fantauzzo e Filippo La Spisa e sono tre precari di quella scuola fatta a pezzi da Berlusconi e dalla Gelmini, da giorni in sciopero della fame dopo che si sono venduti di tutto, dalla casa fino alle fedi nuziali, per non privare i loro figli non del superfluo ma del cibo. E questo mentre Berlusconi si traveste da pisello in fuga, preparandosi un esilio dorato forse in qualche paese nordafricano dove circondarsi indisturbato di puttane e di papponi.

martedì 12 luglio 2011

La Giovane Italia come Paul Vitti

Certo sono strani questi di Giovane Italia di Palermo. Giovane Italia (no, Mazzini non c'entra una mazza) è il movimento giovanile del Pdl, cioè il partito di Berlusconi, i cui militanti palermitani da qualche tempo si agitano molto per dimostrare la loro esistenza in vita, ma evidentemente hanno un po' di idee confuse.
Talmente confuse che qualche giorno fa sono riusciti a confonderle a molti, quando in maniera anonima, salvo svelarsi in serata, una mattina hanno fatto apparire per le strade del capoluogo siciliano una serie di striscioni di protesta ("Indagati e condannati, vogliamo fare i deputati") contro il salvataggio da parte dell'Assemblea regionale siciliana - popolata per un terzo da inquisiti - dell'incandidabile esponente del Pid, Santo Catalano.
Insomma, sembrava il moto di rabbia di cittadini infuriati e indignados per essere governati da fuorilegge e invece nell'ordine poteva essere:
1) guerra per bande
2) bisogno di apparire, in vista di qualche candidatura
3) stupidità o abuso di sostanze allucinogene: convinti di essere militanti di un partito degli onesti, i giovini della Giovine (Forza) Italia sono saliti sul predellino a dare lezioni di moralità.
Ma bisognerà farli controllare, perché un abuso una volta può passare, poi diventa dipendenza. E infatti oggi se ne sono usciti con un'altra azione "moralizzatrice": forse inconsapevoli di commettere il reato di appropriazione indebita del ricordo di Paolo Borsellino (che si starà rivoltando nella tomba), stavolta hanno affisso per le vie di Palermo dei manifesti con la foto di Massimo Ciancimino e il titolo "Tale padre tale figlio, oggi come ieri meglio un giorno da Borsellino che cento anni da Ciancimino". La spiegazione data dai figli del partito di Berlusconi, di Dell'Utri e di più o meno noti parlamentari nazionali, deputati regionali, consiglieri provinciali, comunali e di quartiere che vengono eletti grazie ai voti dei boss, sarebbe degna del Paul Vitti di Robert De Niro in "Terapia e pallottole". Pura crisi di identità.
Giudicate da soli: "Nell'era della costruzione mediatica dei falsi eroi dell'antimafia vogliamo ribadire quali sono i veri punti di riferimento dei giovani italiani. Per troppo tempo i soloni dell'antimafia, sempre pronti a dare lezioni non richieste di legalità, ci hanno propinato l'immagine di un Massimo Ciancimino ripulito ed in grado di svelare la verità sulle stragi del '92. Oggi vogliamo riaffermare che la vera famiglia da prendere ad esempio è quella di Paolo Borsellino, della moglie Agnese e dei figli, che in questi anni non hanno cercato notorietà e, seppur nel dolore, hanno continuato a credere nelle istituzioni e nella lotta alla mafia fatta non di parole ma di un preciso stile di vita".
Ma questi ci sono o ci fanno? Io vorrei ricordare loro che il primo a non credere nelle istituzioni è il capo del loro partito nonché - purtroppo per tutti noi - presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, che un giorno sì e l'altro pure le istituzioni le infanga con la sua stessa presenza e per il quale i magistrati sono di volta in volta disturbati mentali, un cancro, antropologicamente diversi, eccetera. E vorrei ricordare loro che il magistrato forse più vicino a Paolo Borsellino, il suo allievo, che ne sta continuando l'opera in maniera rigorosa e irreprensibile, rispondendo solo alla legge, è cioè Antonio Ingroia, viene sistematicamente attaccato dal partito di Berlusconi e dai partiti del centrodestra, con quel che questo può significare per un magistrato anche sul piano dell'incolumità personale. Vorrei ricordare loro che Berlusconi si teneva in casa il capomafia Vittorio Mangano e che Marcello Dell'Utri lo definì "eroe" per essere stato omertoso.
Lungi da me dal difendere la famiglia Ciancimino in generale e il figlio di Don Vito in particolare, che pure un contributo ha dato allo svolgimento delle indagini ma che resta sempre un personaggio ambiguo, però una cosa voglio dirla ai giovani sudditi del premier: voi tenetevi i vostri eroi - Vittorio Mangano, Marcello Dell'Utri - e non toccate i nostri, magistrati che non si lasciano corrompere, persone normali che svolgono con impegno e onestà e sempre nel rispetto della legge il loro lavoro. Il fatto che Paolo Borsellino fosse "di destra" non vi autorizza a infangarne il nome pretendendo di manifestare in nome della legalità il giorno dell'anniversario della strage di via D'Amelio. Oppure cambiate partito. Ma dubito che in questo centrodestra possiate trovare qualcosa che si avvicini a un partito degli onesti.

martedì 27 luglio 2010

Grande partito liberale?

Gianfranco Fini è intervenuto ancora una volta a gamba tesa nelle polemiche interne al Pdl per difendere Fabio Granata - attaccato dai forzisti del suo partito per avere detto che nella maggioranza c'è qualcuno che si oppone alla lotta alla mafia - affermando a chiare lettere che nel Pdl la questione morale c'è eccome. E aggiungendo che «Quando si pone la questione morale, non si può essere considerati dei provocatori, né si può reagire con anatemi, o minacciando espulsioni che non appartengono alla storia di un grande partito liberale di massa come lo abbiamo immaginato». Tutto giusto, tutto perfetto, se non fosse per qualche dettaglio. Primo: onorevole Fini, quando ha deciso di chiudere An e confluire nel Pdl, lei non aveva mai sentito parlare, per esempio, di Marcello Dell'Utri? E non le era mai capitato di leggere su un giornale che un tal Vittorio Mangano, mafioso, pluriomicida, nonché culo e camicia con il suddetto Dell'Utri, viveva ad Arcore nella villa di Silvio Berlusconi, ufficialmente con il ruolo di stalliere? Suvvia, presidente, va bene che il "fini" giustifica i mezzi, ma non mi faccia quello che casca dal pero! Secondo: nel definire il Pdl, su tre parole ne ha sbagliate due. Ma come si fa a parlare di storia? Come si fa a fare la storia a partire da un predellino? Lasci stare la storia parlando del suo nuovo partito: al più, date le abitudini del suo leader, potrebbe essere un'avventura. E come si fa a parlare di partito liberale? Onorevole, lei che ha cominciato a fare politica da giovane, quando la politica si faceva seriamente e per farla seriamente si studiava, lei che ai miei occhi resta sempre il pupillo di Almirante e dunque un fascista e dunque il peggio che possa esserci, ma certamente non c'entra niente con questa politica Cepu instaurata dal suo padrone,dovrebbe sapere che il liberalismo è altra cosa. E allora, per piacere, almeno usi altre parole. Per non offendere la nostra e la sua intelligenza.