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lunedì 18 novembre 2013

Intitolare una strada di Catania a Enrico Berlinguer - Petizione (solo per i catanesi)

http://firmiamo.it/intitolare-una-strada-di-catania-ad-enrico-berlinguer


Al Sindaco di Catania
Al Presidente del Consiglio comunale di Catania
"I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero". Enrico Berlinguer
L'11 giugno del 2014 saranno passati trent'anni dalla morte, sul palco a Padova, durante un comizio, di Enrico Berlinguer.
Non era "soltanto" il segretario nazionale del Partito Comunista: Berlinguer era un uomo il cui rigore morale e politico, la cui passione civile, il suo saper stare in mezzo alla gente e conoscerne le necessità erano universalmente riconosciuti. Tutti quelli che c'erano in quegli anni hanno ancora negli occhi il suo viso su quel palco come una maschera di dolore: dolore non soltanto "fisico", dovuto al malore, ma soprattutto lacerante angoscia per il degrado in cui precipitava il Paese e per la degenerazione dei partiti.
Difficilmente le nuove generazioni avranno la fortuna di conoscere un uomo che sintetizzi in sé il senso dello Stato, la cultura, la preparazione politica, lo spessore etico, la passione civile di Enrico Berlinguer. Per questo, perché i giovani traggano esempio dalla storia di quegli anni, e non soltanto come sterile omaggio formale, riteniamo che in ogni città d'Italia dovrebbe esserci una strada o una piazza intitolata a Berlinguer.
Per questo chiediamo a Lei di intitolare una via o una piazza di Catania a Enrico Berlinguer, nel trentesimo anniversario della morte, convinti come siamo che la dignità di una città riparta anche dal recupero e da una tutela strenua della memoria, come bene prezioso e antidoto alla corruzione e alla cancellazione della democrazia.

lunedì 24 giugno 2013

Assi di mazza

Ma io ormai ho una certa età: tutte queste emozioni in un giorno solo non le posso reggere! Dunque, andiamo con ordine: 1) a Catania il mio sindaco ha annunciato che istituirà il registro delle unioni civili; 2) a Messina è diventato sindaco l'eroe dei noponti; 3) a Milano il vecchio porco è stato condannato a togliersi dai coglioni. Sì, lo so: sarebbe stato meglio che il punto 3 avvenisse per via politica ma per il momento non guastatemi la festa. Anche perché sono state troppo divertenti le dichiarazioni del poker di assi di mazza (non è un refuso: volevo proprio scrivere mazza, singolare), autoproclamatosi difensore d'ufficio. La Santanché se n'è andata in tribunale, per "guardare in faccia" durante la lettura della sentenza le tre donne che da lì a poco avrebbero sancito la fine della carriera politica e imprenditoriale (titolo Mediaset subito a picco: roba da avere un orgasmo in diretta!) del gran puttaniere. Ha detto che ci voleva essere perché è una donna (sì, anche Crudelia Demon tecnicamente lo è) "che ha fatto tante battaglie per le donne". Come il diritto al tacco 15 o, come suggerisce un mio amico, più silicone per tutte. La Gelmini - dall'alto della sua competenza giurisprudenziale, certificata da una regione dove l'abilitazione all'esercizio della professione la danno a cani e porci - se l'è presa con il procuratore Bruti Liberati per la sua presenza in aula: "In un processo insolìto, anomàlo e àssurdo, ugualmente insolìta e àssurda è la presenza oggi in aula, in toga, al fianco del pm Sangermano, del capo della procura di Milano, Bruti Liberati", ha dichiarato l'ex ministra dell'Ignoranza sotto l'egìda di un campione di autoprostituzione come il medico omeopata Scilipoti Domenico, ma il suo nome è Mimì. Anche per lui la presenza di Bruti Liberati era "un oscuro presagio" che faceva sospettare "un tentativo di pressione sul Collegio giudicante". Insomma, il procuratore avrebbe potuto telefonare ai giudici e dire loro di condannare il vecchio maniaco perché lontano parente di un suo condomino che gli stava sul cazzo. E poteva mancare fra i dichiaranti quello che, avendogli già dato (sia pure solo metaforicamente, forse) il culo, qualche giorno fa si è detto pronto a dargli sua moglie? Certo che no. E dunque, eccolo lì il Razzi dalla rima fin troppo ovvia che emette la propria di sentenza: "Lui è innocente, sono tutte fantestorie". Sic. Fantastoria, singolare femminile; fantestorie, plurale femminile. Decisamente singolare.

giovedì 20 giugno 2013

Caro sindaco, ora incontra anche gli atei

Caro sinnicuBiancu, devo farti un piccolo rimprovero. Prima però devo fare una precisazione: io sono per il proporzionale puro e pretendo di essere considerata per quel che rappresento. No, tranquillo, non sto parlando di rapporti di forza partitici: su quel piano valgo lo zerovirgolauncazzo e ne sono consapevole. Sto parlando di ciò che attiene al rapporto fra un sindaco e i rappresentanti locali delle confessioni religiose e di tutto ciò che attiene a questioni spirituali, filosofiche o esistenzialiste. Apprendo che hai incontrato l'arcivescovo. Bene, ci sta: io non lo avrei fatto perché soffro di allergia grave nei confronti delle gerarchie cattoliche e mi riempio di bolle solo a sentirne parlare, ma sul piano dei cosiddetti obblighi istituzionali non ho niente da eccepire. Però soltanto se il vescovo che hai incontrato è il primo (proprio in ragione della, reale o presunta, maggiore percentuale di consensi) di una serie di capi religiosi. La stampa locale non dà notizia di un tuo prossimo incontro con un rabbino capo o con un imam e ancor meno di un colloquio con gli esponenti dell'Uaar. E dire che gli atei a Catania non sono a livelli da zerovirgola e non avrebbero alcun bisogno del proporzionale puro per contare qualcosa. Non so se Pisapia o De Magistris dopo la loro elezione abbiano incontrato i vescovi delle loro città, né ho idea se l'abbia fatto Marino (per disfarsi del quale oltretevere avrebbero persino assoldato un kamikaze islamico imbottito di tritolo), ma il mio sindaco sei tu ed è a te che mi rivolgo. Anche perché ti ho votato pure perché ti riconosco un approccio laico che manca totalmente ai tuoi compagni/amici di partito che ormai hanno le ginocchia blu a causa del loro stato di genuflessione permanente. Non pretendo da te la rivoluzione, ma la rivoluzione francese sì e se deciderai di incontrare il capo spirituale degli atei (ma anche di quelli che si definiscono più laicamente "laici" e persino dei cattolici illuminati), a nome di tutti questi - che in termini percentuali hanno un certo peso - e in nome della ragione e della ragionevolezza gli consegnerò una serie di richieste da farti: dall'istituzione del registro delle unioni civili alla creazione di una sala per il funerale laico arrivando - perché no? - alla realizzazione di un centro culturale interreligioso tutto aperto e senza porte. Così sono costretti ad incontrarsi e la smettono di rompere i coglioni al mondo con le loro guerre del cazzo. Intanto, mi auguro che - incontrando il vescovo sulle questioni che riguardano le condizioni delle fasce deboli della popolazione, e dunque immagino anche dei lavoratori senza lavoro o sottopagati o costretti ad aspettare per mesi gli stipendi - tu gli abbia ricordato che i lavoratori non muoiono sul lavoro per loro imprudenza ma perché i padroni bastardi non rispettano le regole sulla sicurezza e che gli abbia fatto notare come i lavoratori - anche quelli alle sue dipendenze - abbiano diritto a ricevere lo stipendio. Altrimenti, poi non è che può pensare di ripulirsi la coscienza facendo la carità. E non può nemmeno pretendere di dare lezioni di morale a chicchessia.

mercoledì 12 giugno 2013

Vendetta!

Mi sento vendicata. Non a titolo personale, malgrado i tentativi di intimidazione nei miei confronti, e neppure in quanto casta (alla quale mi rifiuto di appartenere) per l'aggressione fisica e verbale, avvenuta sotto i miei occhi, nei confronti di una collega che si permetteva di fare delle domande (bestia rara in Italia un giornalista che fa delle domande). O, almeno, non soltanto per queste cose. Mi sento vendicata - oltre che per i bambini senza verde, per i disabili segregati e sequestrati, per le biblioteche ridotte alla fame, per quelli che si sono fratturati gambe e braccia in un qualunque giorno di pioggia diventato calamità naturale, per le strade piene di buche, per la puzza di merda e di piscio che accoglie i turisti - soprattutto per quelle lavoratrici che giorno e notte, con il gelo e con il sole, hanno dovuto lottare contro l'aggressione e la violenza di stipendi non pagati per mesi sommata all'aggressione e alla violenza di chi le aveva gettate nella disperazione. Cifra del lavoro che a Catania non c'è o non viene retribuito, di migliaia di lavoratori senza futuro, queste lavoratrici sono state offese dall'uomo dallo sguardo inutilmente ceruleo, nuance SS, che le derideva per la loro battaglia mentre stazionavano nella piazza principale, unico riparo una tendina canadese: "Che ci state a fare qua? - gli ho sentito dire un giorno - Perdete tempo". Oggi quel sindaco che si faceva beffe dei diritti dei lavoratori è stato mandato via a calci in culo da migliaia di lavoratori, precari, disoccupati, che per Catania hanno scelto un sindaco per il quale il primo punto all'ordine del giorno è il lavoro coniugato al ripristino della legalità. Sul piano strettamente personale mi sentirò vendicata quando schiatterà il porco che mi ha licenziata (i perbenisti si astengano da espressioni scandalizzate: l'ipocrita perdonismo cattolico non mi appartiene, non vedo perché dovrei fingere il contrario, e inoltre pratico nei confronti dei padroni l'odio di classe che loro praticano nei confronti dei lavoratori), ma questa è un'altra storia. Al momento, (ex) lavoratore fra altri lavoratori, mi sento vendicata: al momento mi interessa il destino collettivo dei lavoratori e della mia città. Certo: staremo a vedere se alle parole seguiranno i fatti. Ma intanto abbiamo fatto il primo passo per riaccendere una luce: abbiamo cacciato via quello che questa città l'aveva violentata.

martedì 20 settembre 2011

Torte in faccia, taralluci e vino

Ci hanno messo un paio d'ore al massimo e non perché abbiano trovato subito un punto di equilibrio, ma perché c'è mancato poco che se le dessero di santa ragione. Convocata per le 15 di ieri (e realisticamente cominciata con un'ora di ritardo, com'è consuetudine da queste parti), dopo mesi di battibecchi e di alleanze quantomeno trasversali e anomale, la direzione regionale del Pd siciliano, convocata per decidere se reiterare il sostegno al governo Lombardo, è stata chiusa in tutta fretta poco prima delle 18 da Giuseppe Lupo. Almeno il primo round, finito con il segretario che - come in un telefilm giudiziario americano - ammonisce: "silenzio, o faccio sgombrare l'aula". E, siccome nell'aula in quelle due ore se n'erano già viste di tutti i colori, dal lancio (metaforico) delle torte in faccia - e nessuno dei presenti sfiorato dal minimo sospetto che quello strato marrone di cui si ricoprivano non era esattamente cioccolato - alle sedie fatte a pezzi come nei saloon dei film western, alla fine l'aula l'ha fatta sgomberare veramente e ha sospeso i lavori "per esigenze organizzative".
Ma andiamo con ordine e, ovviamente, siccome non c'eravamo, dobbiamo basarci su ciò che hanno riferito le agenzie di stampa: ad aprire le danze era stato il senatore Enzo Bianco, ribadendo ancora una volta che il partito non dovrebbe continuare ad appoggiare Lombardo per via dell'inchiesta in cui è coinvolto (a proposito: che non ci prendano per il culo con la storia del voto di scambio semplice, che già sarebbe una "fitinzia" di per sé, ma se poi a portarti i voti sono dei mafiosi e tu te li prendi, che siano mafiosi "vincoli" nell'associazione criminale o "sparpagliati", la merda c'è tutta comunque) e, per rafforzare il suo ragionamento, ha ricordato che il Pd è il partito di Piersanti Mattarella e di Pio La Torre. Ora, a parte che il partito di Pio La Torre era il Pci e che non è affatto detto che lui avrebbe aderito a una cosa come il Pd, comunque a qualunque persona di buon senso e persino alla più pacata sarebbero girati i coglioni sapendo che dello stesso gruppo di dirigenti che invocano l'abbandono del governo, insieme a Bianco, fa parte anche Mirello Crisafulli: indagato per rapporti con il boss mafioso di Enna, Raffaele Bevilacqua, con cui peraltro sembra non disdegni di intrattenersi anche il governatore della Sicilia.
E siccome non è pacato ed è uno che di solito non le manda a dire e ha pure un po' di idee confuse, il primo al quale è saltata la mosca al naso è stato Giuseppe Arnone, ex Verde che si è candidato con il Pd per ottenere un posto nel consiglio comunale di Agrigento e sostenitore dell'appoggio al governo Lombardo - insieme ad altri che ritengono di avere il copyright dell'antimafia, ma non disdegnano appalti per i parenti o incarichi negli assessorati per i fedelissimi e neppure nomine alla guida delle aziende sanitarie -, che immediatamente ha ricordato appunto le inchieste riguardanti il boss del partito ennese (e, mi scusi senatore Bianco, ma questo è il risultato, perché non siete credibili quando avanzate motivazioni morali e però vi alleate con uno che ha rapporti con i boss per sconfiggere un altro che ha rapporti con i boss: a meno che, come Scilipoti, non siate sostenitori della medicina alternativa e, in questo caso, dell'omeopatia). A provocatore, provocatore e mezzo: Crisafulli s'è incazzato, ha cominciato a minacciare, ha chiesto che si chiamassero i carabinieri (ma non aveva alcuna intenzione di costituirsi), ha preteso che Arnone venisse allontanato altrimenti lui non avrebbe più partecipato alla riunione. Sicché Lupo - in un'atmosfera da cavalleria rusticana - ha deciso di sospendere, in attesa che si calmassero le acque.
Fuori Arnone e quanti non fanno parte dell'organismo, alla fine il dibattito è ripreso e a quanto sembra comunque non tutto è filato liscio sebbene a fine seduta si siano materializzati gli immancabili tarallucci e vino. Per sintetizzare, Lupo sembra avercela messa tutta per fare incazzare molti nel partito (anche se alla fine, come vedremo, il miraggio del potere fa sintesi ed aiuta a trovare "la quadra", come direbbe l'uomo delle caverne che a Roma gestisce un ministero): nella sua relazione, infatti - secondo quanto denunciato da Tonino Russo -, non ha fatto alcun accenno alla richiesta di referendum avanzata da cinquemila iscritti siciliani del Pd e invece ha fatto propria la proposta del coordinatore della segreteria nazionale del partito, Maurizio Migliavacca, mandato da Roma forse nella speranza di farli ragionare. Il braccio destro di Bersani diceva no all'idea del governo politico e tentava una mediazione proponendo invece di votare caso per caso le scelte del governo isolano. Proposta che ha fatto andare su tutte le furie i maggiordomi più fedeli di Lombardo - quelli che più di tutti forse hanno piazzato i loro uomini negli assessorati: l'eroe antimafia Lumia e Cracolici - che hanno minacciato di non votare la relazione del segretario, con il quale finora hanno condiviso la linea dello zerbinaggio al governatore. Dopo di che qualcuno ha tirato fuori i taralli, qualcun altro il vino ed è arrivata la mediazione della corrente Innovazione, che è stata inserita nella relazione conclusiva: "Il Pd confermando le decisioni dell'assemblea del 19 giugno e ritenendo esaurita la fase del governo tecnico al fine di fare avanzare un nuovo percorso politico è pronto ad aprire una nuova fase alla Regione per verificare e costruire un'alleanza politica in grado di dare forza per superare i limiti dell'attuale esecutivo" (così: senza nemmeno una virgola, in stile sibilla cumana). Come direbbe Bertinotti/Guzzanti: "Cos'ho detto? Ho detto una serie di cazzate!"
Alla fine Lupo/Bertinotti/Guzzanti ha parlato di "confronto vero e democratico" e ha annunciato: "andiamo avanti per costruire un'alleanza larga tra forze progressiste, moderate e autonomiste per i prossimi appuntamenti elettorali con programmi ambiziosi di cambiamento scegliendo i nostri candidati con le elezioni primarie". Il sostegno a Lombardo è passato a maggioranza: 46 a favore, 15 contrari e un astenuto.
Prima, durante il suo intervento, Tonino Russo (sulla cui buona fede, come su quella degli altri antilombardo, non mi faccio grandi illusioni, perché poi pure loro restano sempre incollati alle poltrone) aveva fatto rilevare che il Pd in Sicilia perde voti ed è al 10%, facendo capire che quest'alleanza contronatura non migliorerà le cose ("A furia di buttare la rete per prendere tutto - ha spiegato -, corriamo il rischio di non prendere nulla"); Cracolici e gli altri invece pensano che il partito perderebbe se si alleasse con la sinistra. Probabilmente l'amico Raffaele gli ha già promesso di dirottare su di loro qualche pacchetto di voti, di quelli che gli procurano i boss. Quelli sparpagliati, però, non quelli "vincoli" all'interno dell'associazione mafiosa. Così possono avere la coscienza (!) a posto. E i siciliani? E il lavoro? E la legalità? E la lotta (quella vera) alla mafia? Che continuino a stare zitti e nuotino (e votino) in questo mare di merda.