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sabato 17 agosto 2013

A Sharm come nella casa del Grande fratello

C'è - come in ogni tragedia - un aspetto divertente anche in questa guerra egiziana che uccide migliaia di persone e infligge ferite forse non sanabili a biblioteche cariche di storia. E' la prigionia dei forzati della vacanza: gli italiani medi e mediocri, quelli che Sharm El Sheik la chiamano confidenzialmente Sharm per fare capire che ci vanno con la stessa frequenza con la quale io vado da Catania ad Acicastello. Prima la Farsesina ha cominciato a dirgli di non allontanarsi troppo; ora gli hanno spiegato che è meglio se restano chiusi nei resort. Come in una sorta di contrappasso dantesco, ominicchi e donnicciuole da film dei Vanzina, che non vedono al di là del loro villaggio turistico e ai quali della biblioteca di Alessandria non importa una mazza, sono condannati al Grande fratello: segregati nella "casa" per accedere alla quale si sono indebitati per i prossimi undici mesi, al termine dei quali andranno nuovamente a chiedere un prestito ad una finanziaria per recarsi ancora una volta a "Sharm" del quale forse non sanno nemmeno che si trovi in Egitto. Perché lo charme di "Sharm" è "Sharm", capitale della burinitudine, e chi se ne frega se Al Cairo la gente muore a grappoli. C'è una cosa che non mi è chiara, però, essendo una che va solo da Catania ad Acicastello: quando sarà il momento di ripartire, essendo sconsigliato tassativamente di uscire dal resort, l'aereo atterrerà direttamente sul villaggio turistico e se li riporterà in Italia ancora in costume da bagno?

domenica 14 luglio 2013

Il mullah Filippo

Qual è la prima cosa che vi viene in mente quando sentite la locuzione "località balneare"? Sì, esatto, avete indovinato: al di là della spiaggia, pinne fucili ed occhiali; al di qua, sul lungomare, infradito, un magliettone che copre appena il costume, un pareo annodato sui fianchi alla meno peggio. E' nell'ordine naturale delle cose: come il pianto del neonato evoca cacca nel pannolino e culetto arrossato o il nesso fra le parole donna e islamica ne produce una terza: burqa. Ecco, forse era al burqa che pensava il sindaco di Acicastello, Filippo Drago, geneticamente democristiano, quando ha avuto l'idea di prevedere multe fino a 500 euro per chi gira a torso nudo - quindi, immagino, anche per i maschi: almeno in questo è paritario - per le strade del "ridente" (ma che ci sarà poi da ridere?) comune marinaro e altrettanto ridenti frazioni. Mutatis bikinis, è come se a Saint-Tropez, patria del topless, si imponesse di prendere il sole con la muta da sub o come se a Pisa si raddrizzasse la torre. Non sperando di fargli capire come altre siano le cose di cui vergognarsi, attendiamo fiduciosi che - come già illustri predecessori - cambi il proprio nome in Filippo Mohammed Omar Drago. Intanto però mi viene un dubbio: non è che per caso il sindaco ha bisogno di fare cassa e vuole sfruttare l'iperproduzione estiva di chiappe al vento per realizzare cash rapidamente? In questo caso gli consiglierei, invece, di multare la sconcezza di tutti quelli che gettano per terra dai fazzolettini pieni di moccio alle bottiglie di birra, o l'oscenità di quanti fanno pesca selvaggia nella riserva e poi lasciano sugli scogli lenza, ami arrugginiti ed esca puzzolente.