sabato 29 gennaio 2011

Il futuro è l'età della pietra


Più di tante parole (passionali e appassionate, comunque, quelle di Giovanna Marano, segretario regionale della Fiom, la cui forza ha persino avuto ragione su una fastidiosa, doncamillesca campana, che non la finiva più di suonare e risuonare le 12), il 28 gennaio alla manifestazione di Termini Imerese dei metalmeccanici della Cgil, il senso di come nel futuro dei giovani italiani, oltre che dei lavoratori della Fiat e di tutti gli altri lavoratori, ci sia l’età della pietra, lo ha dato – sinteticamente e plasticamente – un ragazzo incastonato come un diamante grezzo dentro la macchina dei Flintstones. C’era tutto dentro quella rappresentazione muta: una macchina (una fabbrica, la Fiat) che va a piedi, la mancanza di prospettive, la cancellazione di secoli di battaglie e di diritti grazie a Marchionne, a Berlusconi, alla Marcegaglia, ai sindacati gialli, a un’opposizione rosa e all’acqua di rose.
Ce n’erano tantissimi di giovani alla manifestazione di Termini Imerese, sotto le bandiere rosse – le bandiere rosse dei comunisti e le bandiere rosse della Fiom -: ragazzi allegri, divertenti, dalle facce pulite come si dev’essere a quell’età, ma consapevoli e con nessuna intenzione di rassegnarsi a un futuro senza futuro, cioè ad essere vecchi. Come vecchie sono, invece – per cinismo e durezza di sentimenti -, quelle loro coetanee che hanno venduto il corpo e il cervello a un maniaco sessuale pieno di soldi cancellando millenni di battaglie per l’emancipazione e riavvolgendo il nastro a “quando le donne avevano la coda”; come vecchi decrepiti sono quei giovani che – per gestire piccole porzioni di potere – hanno venduto le idee a un partito che in Sicilia governa con la mafia e a Torino tifa per Marchionne. Non c’erano loro alla manifestazione in difesa dei diritti e della dignità. Non c’erano, ma non ne abbiamo sentito la mancanza.

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