Qualche giorno fa ho finito di leggere un libro che
mi è stato regalato da un'amica. È una raccolta - pubblicata da una delle
maggiori case editrici italiane - di racconti della stessa autrice: alcuni ti
prendono, altri non ti dicono assolutamente niente. Comunque complessivamente
gradevole. Ma non è questo il punto.
I punti sono due. Uno è un dubbio strettamente
personale, che mi ha fatto pensare a lungo se scrivere oppure no: se "a
caval donato non si guarda in bocca", è scortese nei confronti della mia amica
fare notare che "il cavallo" è - per così dire -
"difettoso"? Ma insomma so che la mia amica capirà e sono quasi certa
che anche lei abbia rilevato quello che a me ha dato fastidio e che riguarda il
secondo punto, valido per tutti. Soprattutto per generazioni di alunni di ogni
ordine e grado e di aspiranti scrittori ai quali da secoli si ripete che per
imparare a scrivere è indispensabile leggere e leggere molto. I quali dunque,
per sete di lettura, potrebbero gettarsi fra le braccia di questo libro con la
stessa dedizione con cui ci si affida (fidatevi: potrei scrivere un trattato in
materia) all'uomo che si ama e in un battito di ciglio scoprire che non è più
"affianco" a te perché da tempo è "affianco" di un'altra.
E così sono arrivata al punto: in questo volume la
scrittrice scrive affianco, come fosse la prima persona singolare del verbo
affiancare, ma intende la locuzione preposizionale a fianco. E magari una sola
volta, ché potrebbe essere un refuso, ma almeno cinque o sei. Ora delle tre
l'una: o l'errore è stato sdoganato, o l'autrice lo ha letto così tante volte
(ne sono pieni i social, ma anche i giornali) da interiorizzarlo e non notarlo
leggendo e rileggendo le sue pagine prima di consegnarle all'editore, oppure -
le voglio dare questa possibilità - lo ha scritto volutamente così per far
percepire un accento regionale; ma in questo caso avrebbe potuto/dovuto almeno
virgolettarlo o metterlo in corsivo per farci capire che stava dicendo qualcosa
di "strano".
E qui però entra in ballo la casa editrice: non una
piccola casa editrice indipendente a corto di mezzi e di professionisti, ma una
delle maggiori e sicuramente una di quelle con maggior fama culturale. A cui
vorrei porre un paio di semplici domande: dove sono finiti i correttori di
bozze? Non avete soldi per pagarli? Avete bisogno di un prestito? Siete davvero
convinti che sia sufficiente affidarsi al correttore di Word? Non pensate che
se io e gli altri che hanno comprato/letto questo libro vi chiedessimo un
risarcimento danni, vi costerebbe molto di più dello stipendio di qualche
correttore di bozze? Non pensate che sarebbe meglio che voi cambiaste mestiere
e andaste a vendere arance in agosto al mercato? Sì, perché - sapete? - quello
che fate voi è esattamente quello che fanno molti venditori ambulanti: mettono
sulla parte visibile della bancarella dei bei frutti fuori stagione, li fanno
pagare come fossero diamanti perché i capricci si pagano e poi nel sacchetto ci
infilano quelli ammuffiti. Ecco: vi meritereste il Premio bancarella. Con la b
minuscola.
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