martedì 30 aprile 2013

Io ho fatto più pratica

Quattro volte di più in un decennio: questo decennio, quello della crisi globale e vorticosa che ti risucchia come le sabbie mobili. Nel 2000 in Italia le persone che usavano farmaci antidepressivi ogni giorno erano 8,18 su 1000; nel 2011 sono diventate 36,1 su 1000 e, secondo gli esperti, “il trend dell’utilizzo dei farmaci antidepressivi difficilmente vedrà un’inversione di tendenza”. E poi ci sono i suicidi "per motivi economici": negli ultimi quattro anni sono aumentati del 20-30%. Gli antidepressivi - spiega uno studio (il Rapporto Osservasalute 2012) diffuso all'indomani della sparatoria davanti a Palazzo Chigi - "vengono prescritti non solo per curare la depressione ma anche per affrontare le difficoltà, la crisi, l'ansia del domani". E c'è un particolare, che certamente non ci aspettavamo essendo le aree "depresse" per antonomasia (e quelle dove la disoccupazione sembra ormai irreversibile) quelle meridionali: a fare maggior uso di farmaci contro la depressione sono gli abitanti delle regioni più ricche, Piemonte e Toscana. Sarà che "Basta ca ce sta 'o sole,/ca c'è rimasto 'o mare" per farci sentire meno il peso della disperazione? No. Certamente no. Forse a spiegare come siamo noi del Sud serve "Come eravamo", con uno dei suoi dialoghi più significativi: - Tu non molli mai, eh?
 - Solo quando ci sono proprio obbligata. Però so perdere molto bene.
 - Meglio di me…
 - Io ho fatto… più pratica.

lunedì 29 aprile 2013

Porastella

Porastella. Nicole Minetti dice che non sta passando un bel periodo, che le manca il lavoro (lavoro?) e che potrebbe decidere di tornare a fare l'igienista ment... pardon, dentale. "Ho 28 anni e vedo la mia vita rovinata - ha detto in un'intervista a "Chi" -. La mattina mi sveglio e non so che cosa fare. Mi manca avere la testa occupata, mi manca il fatto di potere lavorare". Cara signora "rifattona" (come lei stessa ammette di essere), lo vada a dire a quel signore che di anni ne ha 49, che veramente un lavoro (e nemmeno un vitalizio per grattarsi i coglioni) non ce l'ha e che ieri per la disperazione si è messo a sparare come un pazzo contro due carabinieri incolpevoli. Prenda esempio da lui, si procuri una pistola e spari. Anzi, si spari. Magari la fanno curare da un'igienista mentale.

domenica 28 aprile 2013

Terrorista collettivo

C'è chi l'ha definito psicopatico, chi terrorista, chi demente (qualcuno, probabilmente, che si stava guardando allo specchio ed è stato preso da un raro momento di sincerità verso se stesso). Forse Luigi Preiti, muratore disoccupato, era "soltanto" disperato: talmente disperato da non aver il coraggio di ammazzarsi da solo e da sperare con quella sua provocazione/supplica - "Sparatemi, sparatemi!" - che fossero i carabinieri a farlo. Forse non ce l'aveva con i carabinieri, lavoratori sottopagati, tutti e due meridionali come lui, ma in loro aveva individuato qualcuno armato che potesse avere più coraggio di lui ad usare un'arma. Perché quando perdi il lavoro e poi perdi tutto il resto - tutto concatenato: la dignità, la famiglia, la speranza di risollevarti, la voglia di risollevarti - è una sola la cosa a cui pensi e cambia soltanto la modalità. Luigi Preiti - che, per quella che sperava essere la sua ultima apparizione in pubblico, si era messo il vestito buono - forse è soltanto l'ultimo di una lunga serie di disoccupati suicidi e aspiranti suicidi, vittima di una strage infinita compiuta da un terrorista collettivo che ti toglie il lavoro, la dignità, la famiglia, la speranza. Si è messo il vestito buono mentre quegli altri, che di vestiti buoni ne hanno tanti e fanno sfoggio di lusso senza alcun pudore, erano a pochi passi da lui - separati da spessi muri e arazzi preziosi dal resto del mondo - a spergiurare sull'articolo 1 della Costituzione.

domenica 21 aprile 2013

Solipsismo democratico

I dirigenti del Pd usano Facebook come i cani usano la strada: si fermano, depositano la loro cacca e se ne vanno, come se la cosa non li riguardasse più. Ho fatto un giro per i loro profili - Finocchiaro, Bersani, Letta, Franceschini - e la sonata è sempre la stessa, di una monotonia e di un'inutilità incommensurabili: scrivono (loro o chi è pagato da loro per prostituire il proprio cervello) una cazzata insignificante e se ne vanno, dimenticando che Facebook è un'agorà, un luogo dove ci si incontra e si discute, si interloquisce, accettando anche opinioni contrarie e rispondendo. Loro no: passano, depositano e non si preoccupano nemmeno di vedere di nascosto la puzza che fa. Semplicemente, fascistissimamente, se ne fregano. Del resto, la sintesi l'ha fatta qualche giorno fa la Finocchiaro (non nuova a sortite sprezzanti nei confronti della gente, come quella sulle bidelle) che, di fronte agli elettori del Pd che manifestavano per sostenere la candidatura di Rodotà alla presidenza della Repubblica, infastidita, prima ha chiesto "Non so che cosa vogliano questi signori" e poi, rispondendo a un giornalista che le faceva notare come quella fosse la base, ha aggiunto: "La base? Non l'ho sentita". Non l'ha sentita e non l'ha ascoltata se sulla sua pagina non solo ha scritto una serie di cazzate in fila - "Sono felice per la rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica. La sua riconferma al Colle è la certezza che il Paese saprà ritrovare, in questo difficile momento, la strada per quella rinascita che merita. Il suo rigore, la sua autorevolezza e la sua assoluta fedeltà alle istituzioni della democrazia e alla Carta costituzionale costituiscono una garanzia assoluta per tutti gli italiani" -, ma non si è degnata di rispondere neppure ad uno dei commenti. Che, tutti (e i più arrabbiati proprio da parte di ormai ex - per fortuna - elettori del Pd), la invitavano a vergognarsi e ad avere "la decenza di stare zitta", le riconoscevano "di aver sempre avuto una faccia paragonabile al suo fondo schiena, quindi in tutto questo casino, è una di quelle che mi ha stupito meno" e qualcuno evocava Berlinguer che, "a furia di rivoltarsi nella tomba, penso che a quest'ora sia in Australia". Ma lei niente, neppure un movimento involontario di un muscolo facciale. E, anzi, in un altro post solipsista, definisce Giorgio Napolitano "la personalità politica più amata e rispettata dai cittadini italiani", tanto che qualcuno si chiede se sia "completamente fuori di testa" o "completamente distaccata dalla realtà". In un iperuranio senza idee anche Bersani, secondo il quale "l'elezione di Giorgio Napolitano è un risultato davvero eccellente che parla da sé". Esticazzi, verrebbe da dire, se non fosse che a sintetizzare perfettamente ci pensa uno dei tanti post di protesta: "C'ho 40 anni e da 22 voto per voi. Ora basta. Mi avete fatto vergognare delle seguenti cose: 1. Aver convinto amici e colleghi a non disperdere il voto a sinistra. 2. Di essere stato un vostro ingenuo elettore. 3. Di essere italiano. Neanche berlusconi c'era riuscito. Complimenti. Ps. Col c.... che vi rivoto". Eppure, col cazzo che tutti quei "vaffanculo" e "avete la faccia come il culo" li inducano a una seppur fievole forma di autocritica. Sentite Franceschini: "A mangiare in una trattoria. Passano centinaia di grillini che mi vedono, mi filmano, mi insultano. Mi sono scusato con gli altri clienti". E poi l'apoteosi con Letta: "Grazie a Napolitano e al suo senso di servizio alle istituzioni. Ma la vergogna dei traditori di questi giorni è indelebile". Traditori? Chi li accompagna a fare i loro bisogni è pregato di armarsi di paletta e sacchetti e portare via gli escrementi dalla nostra piazza. Il più lontano possibile dalle nostre vite e dal nostro Paese.

giovedì 18 aprile 2013

Femminicidio, come un'esecuzione mafiosa

Ho sentito qualcuno dire che il 130° femminicidio circa dall'inizio dell'anno (non è una cifra esatta, perché l'andamento è così veloce da non riuscire a tenere il conto e ad aggiornarlo, e anche questo dà la misura di una tragedia incommensurabile come una guerra o uno di quegli attentati devastanti dei quali non si riesce mai a quantificare il numero delle vittime), quello di ieri ad Ostia, ha avuto le stesse caratteristiche degli altri. In realtà non mi pare. L'antefatto, gli antefatti, sicuramente: con tutte quelle denunce per maltrattamenti prese sotto gamba e per le quali forse, una volta per tutte, bisognerebbe prevedere qualche forma di punizione per chi le sottovaluta. Come un altro antefatto può essere rappresentato dalla professione del femminicida: una guardia giurata che, come spesso accade, ha usato la propria arma per tutt'altra ragione per la quale la deteneva. E anche in questo caso, forse, bisognerebbe riflettere sulla formazione professionale di chi, avendo in pugno una pistola, ha anche in pugno la vita degli altri. Le modalità però sono, se possibile, più raccapriccianti. In pratica, un'esecuzione mafiosa: l'inseguimento in auto fra le auto sulla via Ostiense, lui che l'affianca più volte come in un film e poi spara attraverso il finestrino sei colpi fino ad ucciderla. Sei colpi, non uno o due. Come in un'esecuzione mafiosa, appunto: la vittima designata deve morire, perché ti pagano per questo e, soprattutto, perché altrimenti il prossimo morto sei tu. Ma qui non c'è denaro da guadagnare e non c'è un altro killer pronto ad ammazzare te se fallisci: qui - come in ogni femminicidio - c'è odio, una quantità impressionante di odio. E una quantità spaventosa di indifferenza che diventa correità.

Franco I e Franco IV

Ma Bersani si è fatto pagare per fare tutto questo oppure, come Bocca di Rosa, lui lo faceva per passione? Ha accusato Ingroia di voler favorire Berlusconi e poi ha fatto fuori Rivoluzione civile e ridato linfa al vecchio pedofilo richiudendosi con lui in uno studio (ovale?) a prendere ordini. Ha accusato Renzi di fare il gioco di Berlusconi ed è finita che oggi Renzi appare molto meno odioso di quanto effettivamente sia e soltanto perché non puoi non dargli ragione quando boccia Marini (e la Finocchiaro) come inciucio. Con Grillo non ha voluto nemmeno parlarci e il risultato, oggi, è un comico miliardario (che, comunque, è sempre meglio di un miliardario comico) che fa la figura del grande statista per avere avuto l'intelligenza di appropriarsi di un nome come quello di Rodotà, che era nell'aria e nella rete. E in un colpo solo ha fatto strike, atterrando l'Italia, la democrazia, la (questione) morale, la sinistra, il centrosinistra e il suo partito. Un colpo da maestro, niente da dire. Con la benedizione, naturalmente, di santa romana chiesa. Da Francesco I a Franco I il passo è breve. Ora aspettiamo Franco IV. Ho scritto merda sulla sabbia.

lunedì 15 aprile 2013

Pipì stabile e sicura

Sono sicura che se decidessi di avviare una raccolta di firme a sostegno della legge di iniziativa popolare che ho in mente, ne otterrei una quantità infinita: certamente quelle di tutte le donne alte meno di un metro e sessanta. Una giustissima causa, dal momento che a ciascuna di noi è capitato - senza distinzione di razza, di lingua, di religione o di opinioni politiche - di dover esercitare il diritto costituzionale alla pipì usufruendo delle toilettes di un bar. Ora, il fatto è che già prima (cioè prima che, giustamente, una legge imponesse di adeguare i bagni per i portatori di handicap) eravamo costrette a farla all'impiedi per evidenti ragioni igieniche, ma ora la situazione si è aggravata. Molti proprietari di bar, infatti, per nulla intenzionati a spendere un centesimo in più del minimo indispensabile, non è che hanno aggiunto il wc per i disabili, no: hanno accorpato tutto, eliminando persino la distinzione fra "signore" e "signori", in un unico cesso alto quanto un grattacielo. Con la conseguenza che tutte noi al di sotto (o molto al di sotto, come nel mio caso) del metro e sessanta, non essendo munite di prolunga, oltre che all'impiedi siamo costrette a stare in punta di piedi che non ci riuscirebbe nemmeno Carla Fracci. Risultato? Io faccio un balletto strano: chiedo dove sono le toilettes, entro, constato l'impossibilità di scalare l'Everest, torno sui miei passi, saluto ed esco contorcendomi esattamente come quando ero entrata. Ma dico, già andare in un cesso pubblico non è che sia particolarmente esaltante e ci vai solo se ti scappa, in più ti devono punire? Cos'è, una specie di scuola di sopravvivenza? E alla fine - se sei riuscita a farla in piedi, in punta di piedi e pure facendo centro - cosa vinci, una pipì da seduta sul wc più pulito del mondo? In attesa che qualcuno mi chiarisca qual è il premio, io comincio la mia battaglia: per una pipì stabile e sicura.