giovedì 29 ottobre 2020

Tamponamenti

 Il mio medico di base non visita. Non perché non sia bravo, tutt’altro: è talmente bravo che soltanto a raccontargli quello che ti senti lui capisce cos’hai, ti prescrive gli accertamenti e la sua diagnosi viene confermata puntualmente.

Il problema però è che, mentre visita me (o mentre mi dovrebbe visitare, ma in realtà io sono solo seduta di fronte a lui), si alza per aprire e chiudere la porta, stampa ricette di quelli che sono fuori ad aspettare, risponde al telefono al vecchietto o alla vecchietta che gli fa infinite volte la stessa domanda, prende le ordinazioni – perché la gente dal dottore ci va con la lista della spesa –, fa il vigile urbano nel tentativo disperato di dirigere il traffico senza regole della sala d’aspetto, fa dei cazziatoni epocali ai prepotenti di turno che vorrebbero saltare il turno, fa ricerche al computer per individuare la struttura dove fanno quel tal accertamento o per verificare di non averti già prescritto lo stesso accertamento la settimana scorsa, carica la stampante, litiga con la stampante. Insomma, ogni volta che sono lì, rischio di morire di vecchiaia.

Continuo? No, non ce l’ha una segreteria, non so perché. E in ogni caso ci sono cose che la segretaria non potrebbe fare e che deve fare per forza lui – tutto, tranne che visitare – da quando le riforme sanitarie che si sono susseguite negli anni hanno trasformato i medici in burocrati tuttofare. E in ogni caso a volte nemmeno un buttafuori da discoteca riesce ad arginare pazienti che vogliono tutto e il contrario di tutto e soprattutto lo vogliono subito.

Ah, come se non bastasse, ultimamente il mio medico ha dimezzato le dimensioni della sala d’aspetto. E questo, se fate un rapido calcolo, alla luce della necessità di distanziamento (soprattutto fra persone che se vanno dal medico forse non sono perfettamente in salute), significa che lo spazio è ridotto di un quarto. 

Ora, io al ministro Speranza ho condonato qualche scivolone perché penso che tutto sommato abbia lavorato bene e che si sia fatto carico di una cosa troppo più grande di lui e di tutti noi, e mi chiedo ogni giorno come abbia fatto a non sbroccare, ma davvero il ministro Speranza non è mai stato in un ambulatorio di un medico di base? Va bene, è giovane e in buona salute, ma qualche volta gli sarà capitato, anche solo per farsi fare un certificato. E se ne sarà accorto che gli studi dei medici di base sono sempre molto simili a bolge infernali. Cosa gli fa pensare che sia possibile fare lì i tamponi «rapidi» per il Covid? Cosa gli fa pensare che non si formeranno file lunghissime a rischio contagio? Cosa gli fa pensare che a un certo punto non esploda una rissa fra quelli che aspettano di essere visitati e quelli che aspettano di essere «tamponati»? Cosa gli fa pensare che a un certo punto non cominceranno a tamponarsi fra di loro e a trasformare lo studio in un campo da rugby? E subito dopo, inevitabilmente, in un lazzaretto.

A meno che – ma questo non l’ho letto in nessun decreto ristoro – il governo non abbia intenzione di fornire i medici di studi molto più grandi e soprattutto di assumere nuovi medici in modo che in ogni studio ce ne siano almeno due o tre: uno che si occupa della routine, con obbligo di farsi assistere da un’infermiera/segretaria, e due che fanno i tamponi su file diverse, magari anche loro coadiuvati da un’infermiera/segretaria ciascuno (pensateci, sarebbero in un solo colpo cinque posti di lavoro in più). Altrimenti, per piacere, evitiamo di prenderci per il culo e di fare un favore a Salvini che non aspetta altro per sciacallare.

 

P.S.: Un’altra cosa: potreste evitare di chiamarli medici di famiglia? No, perché poi ti viene pure il dubbio di non avere diritto di essere visitata se hai il torto di essere single, in questo paese drammaticamente diopatriaefamiglia. E forse non hai neppure il diritto al tampone «rapido».

 

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