lunedì 30 settembre 2013

Il mercato delle occasioni perdute

Chissà se esiste un mercato delle occasioni perdute?

 Se ci fosse, frugherei fra le bancarelle dell'usato per trovare

 un maestro di chitarra,

 molti passi di danza,

 mezzo chilo di sfacciataggine,

 cento grammi di strafottenza,

 un viaggio in Francia zaino in spalla,

 un sassofonista,  

una musica che gira intorno...

  E mi fermo qui perché diventerebbe troppa roba e quando diventa troppa roba le bancarelle non bastano più e devi andare al centro commerciale. Ma al centro commerciale i sogni non li vendono: li uccidono. Dev'essere per questo che ormai sono quasi tutti morti.

sabato 28 settembre 2013

Apologia della tazzina sbilenca

Alcuni anni fa commissionai alla mia amica Laura che ha il laboratorio di ceramiche sotto casa mia (si chiama "Maninterra": se vi trovate a Catania, fateci un salto) quattro tazzine da caffè. Quattro, sì, perché il concetto di "servizio" mi ricorda un po' troppo - per restare sull'attualità - quella famosa famiglia Barilla tutta stereotipi sessisti, diabete e ipocrisia: fosse per me, dopo avere sigillato ben bene porte e finestre, ci scaricherei sopra una bombola gigante di insetticida. Prima che lo facciano da sé. Fateci caso: sono gli stessi che a un certo punto massacrano le mamme e i fratellini, poi intervistano il parroco e... "venivano tutte le domeniche a messa". Appunto. Ma torniamo alle tazzine: quattro, che già rispetto a sei o a dodici è portarsi avanti con il lavoro. Come quando da una famiglia cominciano ad andarsene tutti: qui si parte già in pochi, così non ti fai illusioni. Quattro e, quel che più conta, l'una diversa dall'altra. In un servizio tradizionale per distinguerle devi aspettare che una si sbrecchi un po', acquisisca una propria personalità, e magari poi proprio per questo la metti da parte. Le mie tazzine hanno personalità forti, sono assolutamente fungibili (non ce n'è una che si fa il culo a pulire casa mentre l'altra si gratta i coglioni) e la mattina è un'impresa scegliere, ma è anche divertente: a volte mi faccio guidare dall'umore, ma se sono proprio indecisa chiudo gli occhi, vado a tentoni e ne prendo una al buio. Non resto mai delusa: sono tutte bellissime. Ce n'è una, però, che mi piace più delle altre: è quella gialla, che è un po' sbilenca. Ed è bella proprio per questo. Come quei frutti che non sono perfettamente rotondi, ma sono buoni in maniera emozionante. Mentre quelli perfetti sono sciapi e insignificanti. E anche piuttosto odiosi con quella loro pretesa di perfezione. Non so perché mi piace tanto la mia tazzina gialla: forse perché nella mia famiglia io sono sempre stata quella un po' sbilenca (comunista, atea, sbattezzata, allergica a qualsiasi forma di leccamento di culo anche se questo significa fare la fame, "diversamente alta"... scegliete voi: sono "tutta storta", come dice mia madre). O forse perché una famiglia non è famiglia se si è necessariamente prefabbricati, lobotomizzati e possibilmente benedetti da chi non avrebbe alcuna autorità per dare lezioni di morale. Una famiglia è famiglia se si è tutti diversi. E tutti uguali.

giovedì 26 settembre 2013

Benvenuta, onorevole!

E dunque Jenny Arena si ritrovò deputata. Chi è Jenny Arena? E' una studentessa universitaria di Barrafranca, ultima nella lista dei candidati del Pdl in Sicilia orientale nelle elezioni politiche di febbraio 2013. Non una "nominata", verosimilmente, ma un tappabuchi per riempire la lista. Una signora nessuno, come tanti altri ce ne saranno stati in fondo a tutte le liste di tutti i partiti. Niente di personale nei confronti della signorina, che potrebbe anche essersi candidata perché ci credeva - per quanto una donna nel Pdl o è una cosa contro natura o è correità -, ma è probabile che fra qualche giorno ce la ritroveremo deputata, pur senza avere il quid (condizione che, del resto, in quel partito dà diritto a sedere sulla poltrona di segretario nazionale, tanto poi chi comanda è quell'altro), come tutti gli altri che erano in fondo alla lista. E che già, probabilmente, scalpitano come cavalli in attesa che deputati e senatori del Pdl si dimettano in massa per protestare contro la decadenza del pregiudicato con l'obiettivo di indurre l'altro loro leader a sciogliere le camere, certi (e come dargli torto se l'alternativa è il Pd?) di vincere le elezioni. A parte il solito Scilipoti, non ancora "focalizzato sulle dimissioni" (ma come cazzo parli?), che verosimilmente si sta focalizzando sul tariffario, non è detto infatti che tutti si siano candidati con quel partito perché "fedelissimi" a B e a un certo punto è probabile che il meccanismo s'inceppi. Dimessi falchi, colombe, pitonesse, maiali, cagnolini e tutta l'arca di Noè, arriverà il momento in cui qualcuno urlerà "avanti il prossimo!" e nessuno risponderà. Potranno metterci dei mesi a scorrere tutto l'elenco dei primi dei non eletti indisponibili a subentrare, ma vedrete che ne resteranno altrettanti - e senza nemmeno le alte motivazioni scilipotiane (è sufficiente uno stipendio) - che "col cazzo che mi dimetto!" Benvenuta in Parlamento, onorevole Arena. Si parla per assurdo, ça va sans dire.

La suocera e l'anticalcare

Ma dove vivono i pubblicitari? E, soprattutto, li pagano per fare pubblicità al prodotto o per fare passare un modello di società inamovibile, stantio, fermo a cinquant'anni fa? Non posso credere che siano così coglioni in proprio e quindi ne deduco che - in quest'èra glaciale dove il denaro move il sole e l'altre stelle - vengano profumatamente pagati per essere cretini e per rincretinire. Prendete lo spot radiofonico dell'anticalcare, tre stereotipi in pochi secondi: suocera stronza, nuora che si occupa della casa, figlio inutile che sta a guardare. Dunque: arriva la mamma di lui e - odiosa e insopportabile come da copione - comincia a criticare la pulizia del salotto, poi di un'altra stanza e alla fine ammutolisce davanti a una salle (abitualmente "sale") de bains splendida splendente. Stereotipo uno: ovviamente a occuparsi delle pulizie di casa non è il figlio perché i pubblicitari evidentemente non sanno che milioni di giovani uomini (pochissimi "causa madre femminista", tutti gli altri per necessità indotta dai vari Erasmus e migrazioni occupazionali) hanno imparato a cavarsela da soli e puliscono casa, fanno la spesa, cucinano egregiamente, lavano, stir... no, sbagliavo esempio, non stirano: vanno in giro tutti ciancicati come un gatto che si è appena battuto per amore. Ma questa è un'altra storia. Stereotipo due: è la moglie (perché in tanto conservatorismo cattomaschilista immagino di questo si tratti e non di una "concubina" o di una "convivente" - come dicono i giornalisti, con una punta di disprezzo -, altrimenti la suocera non metterebbe piede in quella casa) ad occuparsi delle pulizie di casa, se anche fosse un ingegnere nucleare, e soprattutto a preoccuparsi del giudizio insindacabile della madre di lui, dal cui imprimatur dipenderebbe l'esistenza stessa della coppia. Stereotipo tre: la suocera è stronza per definizione. Ora, dovete sapere che io ho avuto una suocera da manuale e dunque potrei anche disinteressarmi dell'immagine da megera che emerge dalla pubblicità, ma siccome non sopporto i luoghi comuni e le generalizzazioni ho deciso di prendere le difese delle suocere. Anche per autodifesa personale perché io, suocera con tutti, non lo sono (credo, spero) con le compagne di mio figlio. A me se il letto è disfatto perché è stato usato fino a due minuti prima e promette bene di essere riusato fra due minuti (appena mi sarò tolta dai coglioni) non me ne frega niente e soprattutto non penso che sia stata solo lei a disfarlo e a non rifarlo. Se la scrivania è piena di libri e di fogli sparsi come il grano per la semina, la cosa mi conforta perché so che ci sarà il raccolto. Se per giorni la casa intera non viene rimessa in ordine perché c'è un lavoro da consegnare, non mi sognerei mai di dire che lui deve essere lasciato indisturbato alle sue meditazioni sulle origini del mondo e che lei deve fare la cagna e farsi in quattro per conciliare casa e lavoro. E, anzi, semmai, è lui che rimprovero se non toglie la polvere. Se si lasciano piango come se mi fossi lasciata io; se si amano sono felice come se fossi io ad essere amata.

mercoledì 25 settembre 2013

Apprendisti con esperienza

Una ricerca condotta dalla IMF Business School su incarico del Ministero spagnolo dell'Educazione, Cultura e Sport ci fa sapere che in Spagna gli ultraquarantenni - in particolare casalinghe, precari e disoccupati - hanno deciso di tornare all'università convinti così di trovare lavoro perché là c'è "richiesta di figure con elevata competenza professionale". Non so se poi, alla prova dei fatti, sarà dimostrato che è così. Quello che so è che in Italia, se hai un curriculum dal quale emergono inequivocabilmente professionalità ed esperienza, è meglio se lo appallottoli, lo butti nel cesso e tiri lo sciacquone più volte per essere certo che non ne resti traccia. Magari si potrebbe fare una cosa all'incontrario rispetto alla Spagna: tipo presentare un'istanza in carta bollata al Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca per farsi cancellare i titoli di studio. Si comincia con la laurea e si vede se si trova un lavoro; poi ci si fa cancellare il diploma di scuola media superiore, a seguire - di tentativo in tentativo - quello di scuola media inferiore, infine quello di scuola elementare. Fino ad ottenere un bel diploma di analfabeta: forse così, con la scusa di formarti, ti assumono a 300 euro e un calcio in culo alla fine di tre mesi di apprendistato. Ma anche no, perché per assumerti un minimo di esperienza la devi avere. Lo dimostra il cartello fotografato su una vetrina: "Assumiamo apprendisti con esperienza" (e, come sanno bene tutti quelli che passano le giornate a leggere annunci, non è una boutade). Ricordatevene, quando vi chiederanno di fare un esempio di ossimoro. Anzi no: fingete di non capire. Si dovessero accorgere che siete colti... so' cazzi.

sabato 21 settembre 2013

Sterilizzazione di massa

Ringhiano. Ringhiano tutti come cani rabbiosi. Ringhia il ministro delle Stigghiole contro Rodotà (che magari, sapendo in quale tana di lupi ci dibattiamo, avrebbe potuto pesare le parole prima di aprire bocca o spiegare subito ciò che intendeva dire): doveva essere incazzato per i fatti suoi, da quando gli hanno tolto la sedia da sotto il culo eliminando dal "nuovo" partito la figura di segretario, come quando - invece di licenziarti - ti fanno il mobbing levandoti la scrivania, e con qualcuno doveva prendersela. Occhio bovino roteante e voce stentorea, ha tuonato: deprecabile che un candidato alla presidenza della Repubblica usi parole simili! Auspicabile, invece, che un candidato alla presidenza della Repubblica evada il fisco, stupri le minorenni e disconosca i poteri dello Stato? Giusto per sapere. E, siccome da un po' nessuno se lo cagava, anche l'altro portatore di bulbo schizzante, l'aspirante picchiatore fascista, ministro del Monopolio dell'informazione, ha sputacchiato qualcosa di incomprensibile contro Rodotà evocando "cattivi maestri" e "compagni che sbagliano". Ringhia contro chiunque le capiti a tiro, per contratto e per tenere in esercizio le sue labbra allargate con il forcipe, l'onnipresente erinni televisiva. Ringhiano, ma fra di loro, tutti contro tutti, i capponi di Renzi: litigano sulle date, sugli orari, sulle poltrone, sulle primarie, sulle secondarie e persino su cosa mangiare a colazione. Ringhiano come un branco di cani in calore che si contenda una sola cagna. E se la soluzione fosse una campagna di sterilizzazione di massa?

venerdì 20 settembre 2013

Ciccio, Pippo e il marketing

Certo che devono essere disperati: i clienti spariscono, ma stavolta non è colpa della crisi economica. Prodotti scadenti che manco quelli dei cinesi. Di migliorare la qualità non se ne parla - gli manca il know-how, come si dice -, meglio puntare sul marketing. Si sono rivolti a due esperti: Ciccio e Pippo. Ciccio fa lo "sciorto", il tipo "iosonounocomevoi": si porta la valigia da sé, sale su un'auto normale, quand'è ora di pranzo - pensa te - augura buon pranzo. Pippo è il piacione che in negozio ti dice sempre quello che tu vuoi sentirti dire. Con quel vestito a fiori sembri una balena? E lui: "Ma come la sfila!". Oppure ti fa tutto un discorso sulla bellezza di indossare un capo in cotone o in lino, salvo poi vendertene uno del genere sintetico radioattivo. Grafico delle vendite in lievissima ascesa, ma non è bastato. Ciccio e Pippo ora si sono inventati due cose nuove: il primo ha fatto togliere le barriere architettoniche dal supermercato, così ci possono entrare anche quelli che finora non avevano accesso. Beh, qualcuno - tipo i gay - entrava pure prima, ma di nascosto, quando serviva a loro. E pure le donne che avevano abortito: se si erano rivolte al devotissimo ginecologo, obiettore in ospedale e avanzatissimo per effetto dell'odore dei soldi in clinica privata intitolata a qualche madonna, non erano scomunicate. Sante donne. Insomma ora lì possono entrare dalla porta principale gli omosessuali, le donne che hanno abortito ma si sono "pentite", e persino quelli che si sono macchiati del grave reato/peccato di fare sciogliere quasi gratis il loro matrimonio da un tribunale civile anziché farsi "solare" un pacco di soldi da giudici benedetti nel nome di dio. Anche Pippo vorrebbe rendere più accessibile il suo supermercato ormai ridotto a una catapecchia cadente. Forse sarebbe stato meglio chiamare una ruspa e dargli il colpo di grazia, ma Pippo - in arte Civati Giuseppe, parlamentare Pd, che predica bene ma razzola sempre nello stesso pollaio dove la crusca è assicurata - oggi, insieme ad altri "compagni" (gulp!) di partito, ha deciso di scrivere alla clientela in fuga. Per chiederle di partecipare al congresso e iscriversi in massa al partito per cambiarlo dall'interno. Con capolavoro finale di retorica: "Ne vale la pena. Non per noi, non per chi sarà il prossimo segretario, ma per il Partito Democratico. Che è un po' come dire per l'Italia". Minchiata per minchiata, forse sul piano del marketing era più convincente quella di Ciccio: non sono mai stato di destra. Del resto, è la balla che il Pd da quando esiste cerca di propinare ai suoi iscritti. Ma, ora che ci penso: non è che Ciccio si sta candidando alla guida del Pd?