Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un'azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l'ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch'essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell'età moderna. E sono diventati cosí invadenti e cosí fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l'umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Cosíla data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa la film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell'animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.
(Antonio Gramsci, 1° Gennaio 1916 su l'Avanti!, edizione torinese, rubrica "Sotto la Mole")
venerdì 30 dicembre 2011
giovedì 29 dicembre 2011
Crisi da sovrapproduzione
E' possibile che la chiusura del Grande fratello (grazie alla quale per la prima volta nella vita ha vacillato la mia incrollabile fede nell'ateismo), in seguito a calo di ascolti, sia dovuta al fatto che gli italiani sono maturati come sostengono in molti? Io qualche dubbio ce l'ho. Basterebbe scendere per le vie di un centro cittadino in un sabato pomeriggio per vedere microbulli e microtroie, non più che dodicenni, impomatati i primi, bistrate all'inverosimile le seconde, e immaginare che dietro dei bambini che si vestono (e pensano) così ci sono delle madri e dei padri che glielo permettono. O guardare dentro quelle specie di carri funebri full optional che occupano ciascuno lo spazio di tre auto normali: ci sono quelli di prima, improvvisamente cresciuti come in un film, bulli impomatati e troie bistrate, i padri e le madri di quelli in miniatura ai quali hanno trasmesso come unico valore e filosofia di vita l'apparire a tutti i costi e l'arrivare a tutti i costi.
Proprio come gli ha insegnato il Grande fratello. Ma il fatto è che oggi il Grande fratello deve fare i conti con la concorrenza: piccoli e grandi arrampicatori sociali, aspiranti attori e attrici, imbroglioncelli grandi e piccoli, faccendieri e manager "di 'sta ceppa", puttani e puttane, scilipoti e minetti, costruttori tangentari, piscicelli, piccoli pesci che aspirano a diventare pesci grandi, da anni ce li ritroviamo (e non sarei così sicura che ce ne siamo liberati) nelle cronache parlamentari, nei tg della sera non in fascia protetta, nelle pagine politiche dei maggiori quotidiani. E che bisogno c'è del Grande fratello?
La definirei piuttosto - in linea con la situazione depressiva in economia - una crisi da sovrapproduzione. E io invece sono in crisi mistica: se chiude il Grande fratello, dio c'è.
Proprio come gli ha insegnato il Grande fratello. Ma il fatto è che oggi il Grande fratello deve fare i conti con la concorrenza: piccoli e grandi arrampicatori sociali, aspiranti attori e attrici, imbroglioncelli grandi e piccoli, faccendieri e manager "di 'sta ceppa", puttani e puttane, scilipoti e minetti, costruttori tangentari, piscicelli, piccoli pesci che aspirano a diventare pesci grandi, da anni ce li ritroviamo (e non sarei così sicura che ce ne siamo liberati) nelle cronache parlamentari, nei tg della sera non in fascia protetta, nelle pagine politiche dei maggiori quotidiani. E che bisogno c'è del Grande fratello?
La definirei piuttosto - in linea con la situazione depressiva in economia - una crisi da sovrapproduzione. E io invece sono in crisi mistica: se chiude il Grande fratello, dio c'è.
mercoledì 28 dicembre 2011
Sindacalista a reti unificate
Ecco cosa succede se un Presidente della Repubblica e un papa perdono la credibilità, uno per "firmite compulsiva" che lo ha portato a sprecare fiumi di inchiostro per avallare leggi di dubbia costituzionalità, designazioni di ministri di dubbia legalità e nomine di senatori a vita di dubbia tecnicità, l'altro perché, vestito tutto d'oro, pretende di dare lezioni di moralità e sobrietà: succede che un segretario di un sindacato (cinghia di trasmissione di un partito il cui capo, nonché presidente di regione, sembra - se le indagini dei magistrati non sono carta straccia - si faccia eleggere con i voti dei mafiosi) un giorno si sveglia e pensa di essere in diritto di farlo lui il messaggio di fine anno a reti unificate nonché urbi et orbi.
E così è successo che a Catania il segretario della Camera del lavoro (o il suo ghostwriter) abbia preso carta e penna e abbia scritto il suo bel discorso di fine anno e con viva e vibrante soddisfazione, senza dimenticare l'immancabile richiamo ai 150 anni dell'Unità d'Italia, fra retorica e aria fritta, ha ricordato le due presenze in città del segretario generale, Susanna Camusso, ha volato alto - là, dove osano le papere - sulla politica nazionale facendo esercizio di cerchiobottismo e maanchismo veltronian-scudocrociato in difesa di lavoratori e pensionati ma condita da moderata e ostinata fiducia relativamente a una possibile "netta discontinuità" dell'attuale governo nazionale di destra rispetto al precedente governo di destra e infine ha ammonito l'esecutivo Monti "che non si cerchi di far cassa con pensionati, lavoratori e redditi bassi (qualcuno lo avverta: è già successo, anche perché questo fanno i governi di destra, che siano puttanieri o beghini, sempre la carne dei più deboli spolpano, come bestie fameliche). Quindi il sindacalista di lotta e di governo (regionale, peraltro entusiasticamente sostenuto dalla deputata del Pd Concetta Raia, espressione proprio della Cgil catanese) è sceso nella realtà locale sottolineando una "situazione produttiva industriale grave" e annunciando - udite udite! - che il suo sindacato continuerà a "pungolare le istituzioni" perché facciano partire una serie di lavori pubblici: indispensabile il completamento dei parcheggi cittadini. Con tanti ringraziamenti da parte della libera informazione e dei liberi muratori e cementificatori.
Discorso alto, concluso da benedizione di rito: "A voi tutti un augurio di Sereno Natale e Felice Anno Nuovo" (così, con le maiuscole pure per gli aggettivi).
Confesso che ho avuto un attimo di smarrimento e a un certo punto mi sono ritrovata ad ascoltarlo sull'attenti e con la mano sul petto.
E così è successo che a Catania il segretario della Camera del lavoro (o il suo ghostwriter) abbia preso carta e penna e abbia scritto il suo bel discorso di fine anno e con viva e vibrante soddisfazione, senza dimenticare l'immancabile richiamo ai 150 anni dell'Unità d'Italia, fra retorica e aria fritta, ha ricordato le due presenze in città del segretario generale, Susanna Camusso, ha volato alto - là, dove osano le papere - sulla politica nazionale facendo esercizio di cerchiobottismo e maanchismo veltronian-scudocrociato in difesa di lavoratori e pensionati ma condita da moderata e ostinata fiducia relativamente a una possibile "netta discontinuità" dell'attuale governo nazionale di destra rispetto al precedente governo di destra e infine ha ammonito l'esecutivo Monti "che non si cerchi di far cassa con pensionati, lavoratori e redditi bassi (qualcuno lo avverta: è già successo, anche perché questo fanno i governi di destra, che siano puttanieri o beghini, sempre la carne dei più deboli spolpano, come bestie fameliche). Quindi il sindacalista di lotta e di governo (regionale, peraltro entusiasticamente sostenuto dalla deputata del Pd Concetta Raia, espressione proprio della Cgil catanese) è sceso nella realtà locale sottolineando una "situazione produttiva industriale grave" e annunciando - udite udite! - che il suo sindacato continuerà a "pungolare le istituzioni" perché facciano partire una serie di lavori pubblici: indispensabile il completamento dei parcheggi cittadini. Con tanti ringraziamenti da parte della libera informazione e dei liberi muratori e cementificatori.
Discorso alto, concluso da benedizione di rito: "A voi tutti un augurio di Sereno Natale e Felice Anno Nuovo" (così, con le maiuscole pure per gli aggettivi).
Confesso che ho avuto un attimo di smarrimento e a un certo punto mi sono ritrovata ad ascoltarlo sull'attenti e con la mano sul petto.
Un gattino inerme di nome Stefania
Io Stefania non me la ricordo. Stefania era una compagna del circolo di Licodia Eubea di Rifondazione comunista, studentessa di Lettere a Catania, assassinata a 24 anni (insieme a suo nonno, che cercava di difenderla) da un maschio di merda che la sua considerava cosa sua - e com'è facile spostare il pensiero da cosa sua a Cosa nostra di fronte a comportamenti come questi.
Magari chissà quante manifestazioni abbiamo fatto insieme, magari abbiamo fatto le stesse cose durante le manifestazioni, magari abbiamo condiviso le note di "Bella ciao" - in questa Resistenza continua contro il nuovo fascismo e contro chi ci ruba il lavoro e i diritti -, magari abbiamo cantato a squarciagola "ma il cielo è sempre più blu", perché noi ci ostiniamo a credere che il cielo possa diventare più blu. Però non me la ricordo. E mi dispiace. Ma questo non toglie una virgola al dolore e alla rabbia.
Dolore, perché quando muore una giovane donna è uno strazio contronatura; rabbia perché quando muore così, accoltellata, sgozzata da un "talebano dentro" (fosse stato afghano, marocchino, algerino o un immigrato qualunque, tutti subito avrebbero puntato il dito sulla sua religione)che si spaccia per compagno, ti verrebbe voglia di mettere da parte tutto il tuo senso civico e farlo a pezzi con le tue mani questo bastardo.
Dolore, perché quando muore una compagna è come se morisse una persona della tua famiglia, della famiglia che ti sei scelta e che nessuno ti ha imposto per vincoli di sangue; rabbia, strazio, voglia di urlare e di spaccare tutto perché a noi - a noi compagne, a noi comuniste, a noi femministe - non dovrebbe succedere. Noi conosciamo i nostri diritti, noi lottiamo per i nostri diritti, noi dovremmo anche essere capaci di difenderci da sole da maschi ingannatori e violenti.
E invece no. Càpitano anche a noi. E gli vogliamo bene, li difendiamo, tendiamo a giustificarli, cerchiamo di comprendere le loro ragioni, ci fidiamo di loro, lasciandoli entrare nelle nostre case e nelle nostre vite, e lasciamo che scarichino la loro violenza su di noi. Non necessariamente violenza fisica che arriva al delitto. Ma la violenza di chi ti tradisce, la violenza di chi ti usa per riconquistare un'altra donna, la violenza di chi ti vuol far credere di essere diverso, sincero e migliore, la violenza di chi vorrebbe piegare i tuoi tempi e le tue scelte alle sue esigenze. Violenza subdola nei confronti della quale restiamo scoperte e indifese.
Sarà per questo che di fronte alla morte di Stefania provo gli stessi sentimenti che mi suscita un gattino stritolato dalle ruote dell'auto di un impotente che pensa di dimostrare la propria virilità tenendo l'acceleratore a tavoletta. Ci vorrei vedere lui stritolato dalle ruote di un'auto: ci vorrei vedere il bastardo che si è accanito contro un gattino inerme di nome Stefania e il suo cielo lo ha fatto diventare nero per sempre.
Magari chissà quante manifestazioni abbiamo fatto insieme, magari abbiamo fatto le stesse cose durante le manifestazioni, magari abbiamo condiviso le note di "Bella ciao" - in questa Resistenza continua contro il nuovo fascismo e contro chi ci ruba il lavoro e i diritti -, magari abbiamo cantato a squarciagola "ma il cielo è sempre più blu", perché noi ci ostiniamo a credere che il cielo possa diventare più blu. Però non me la ricordo. E mi dispiace. Ma questo non toglie una virgola al dolore e alla rabbia.
Dolore, perché quando muore una giovane donna è uno strazio contronatura; rabbia perché quando muore così, accoltellata, sgozzata da un "talebano dentro" (fosse stato afghano, marocchino, algerino o un immigrato qualunque, tutti subito avrebbero puntato il dito sulla sua religione)che si spaccia per compagno, ti verrebbe voglia di mettere da parte tutto il tuo senso civico e farlo a pezzi con le tue mani questo bastardo.
Dolore, perché quando muore una compagna è come se morisse una persona della tua famiglia, della famiglia che ti sei scelta e che nessuno ti ha imposto per vincoli di sangue; rabbia, strazio, voglia di urlare e di spaccare tutto perché a noi - a noi compagne, a noi comuniste, a noi femministe - non dovrebbe succedere. Noi conosciamo i nostri diritti, noi lottiamo per i nostri diritti, noi dovremmo anche essere capaci di difenderci da sole da maschi ingannatori e violenti.
E invece no. Càpitano anche a noi. E gli vogliamo bene, li difendiamo, tendiamo a giustificarli, cerchiamo di comprendere le loro ragioni, ci fidiamo di loro, lasciandoli entrare nelle nostre case e nelle nostre vite, e lasciamo che scarichino la loro violenza su di noi. Non necessariamente violenza fisica che arriva al delitto. Ma la violenza di chi ti tradisce, la violenza di chi ti usa per riconquistare un'altra donna, la violenza di chi ti vuol far credere di essere diverso, sincero e migliore, la violenza di chi vorrebbe piegare i tuoi tempi e le tue scelte alle sue esigenze. Violenza subdola nei confronti della quale restiamo scoperte e indifese.
Sarà per questo che di fronte alla morte di Stefania provo gli stessi sentimenti che mi suscita un gattino stritolato dalle ruote dell'auto di un impotente che pensa di dimostrare la propria virilità tenendo l'acceleratore a tavoletta. Ci vorrei vedere lui stritolato dalle ruote di un'auto: ci vorrei vedere il bastardo che si è accanito contro un gattino inerme di nome Stefania e il suo cielo lo ha fatto diventare nero per sempre.
martedì 27 dicembre 2011
I vagoni piombati di Trenitalia
Alla fine ci metteranno il cartello "vietato l'ingresso ai cani e ai meridionali". Sarebbe solo l'ultimo passo del processo di nazistizzazione di Trenitalia, dopo aver gradualmente dismesso quasi tutti i treni per la Sicilia, licenziato un migliaio fra addetti alle pulizie e cuccettisti, reso la vita impossibile a chi il treno lo usa per andare a lavorare. Ora l'ultima novità (che in realtà risale a circa un mese fa) è qualcosa di molto simile ai vagoni piombati.
In pratica, eliminate le definizioni tradizionali di prima e seconda classe (che mai comunque avevano messo in discussione la possibilità di "contaminarsi" fra frequentatori dell'una e dell'altra) e istituite quattro diverse categorie, fra Standard, Premium, Business e Executive per i Frecciarossa che portano da Milano a Roma e da Roma a Napoli, l'azienda ferroviaria ha stabilito che chi viaggia nelle carrozze economiche, le Standard - cioè, a spanne, pendolari, studenti, immigrati, pensionati -, non può avere accesso a quelle dei cosiddetti signori, le sole dotate di carrozza bar/ristorante. E, per non correre rischi ed evitare che qualcuno faccia il furbo, non solo lo hanno scritto chiaramente su un cartello ("Ai clienti del livello standard non è consentito l'accesso alle carrozze Premium, Business e Executive"), ma hanno bloccato le porte spiegando - nel solito burocratese di merda - che è stata "una scelta di marketing finalizzata a garantire livelli di servizio adeguati alle richieste": insomma il cumenda evasore in viaggio con il suo troione ingioiellato non deve correre il rischio di condividere l'aria con uno "sporco negro" puzzolente o un comunista (altrettanto sporco e puzzolente, in base al Berlusconi-pensiero: ché è notorio che i comunisti non si lavano).
E poi Trenitalia spiega che se proprio hai voglia di un caffè in quei quattro vagoni trasformati in trappole per topi c'è un carrellino bar in cui acquistare "bevande calde o fredde" (non specifica se è "di serie" o se a Napoli sale il solito venditore di caffè superlungo da pagare come al Grand Hotel). Importante è che tu stia al tuo posto. Sapesse, Contessa...
In pratica, eliminate le definizioni tradizionali di prima e seconda classe (che mai comunque avevano messo in discussione la possibilità di "contaminarsi" fra frequentatori dell'una e dell'altra) e istituite quattro diverse categorie, fra Standard, Premium, Business e Executive per i Frecciarossa che portano da Milano a Roma e da Roma a Napoli, l'azienda ferroviaria ha stabilito che chi viaggia nelle carrozze economiche, le Standard - cioè, a spanne, pendolari, studenti, immigrati, pensionati -, non può avere accesso a quelle dei cosiddetti signori, le sole dotate di carrozza bar/ristorante. E, per non correre rischi ed evitare che qualcuno faccia il furbo, non solo lo hanno scritto chiaramente su un cartello ("Ai clienti del livello standard non è consentito l'accesso alle carrozze Premium, Business e Executive"), ma hanno bloccato le porte spiegando - nel solito burocratese di merda - che è stata "una scelta di marketing finalizzata a garantire livelli di servizio adeguati alle richieste": insomma il cumenda evasore in viaggio con il suo troione ingioiellato non deve correre il rischio di condividere l'aria con uno "sporco negro" puzzolente o un comunista (altrettanto sporco e puzzolente, in base al Berlusconi-pensiero: ché è notorio che i comunisti non si lavano).
E poi Trenitalia spiega che se proprio hai voglia di un caffè in quei quattro vagoni trasformati in trappole per topi c'è un carrellino bar in cui acquistare "bevande calde o fredde" (non specifica se è "di serie" o se a Napoli sale il solito venditore di caffè superlungo da pagare come al Grand Hotel). Importante è che tu stia al tuo posto. Sapesse, Contessa...
lunedì 26 dicembre 2011
All'ergastolo per un Lcd
Siccome non mi devo candidare a nessuna elezione, non ho alcun interesse ad essere politicamente corretta e non devo captare la benevolentia di nessuno (anche perché spesso somiglia pericolosamente al leccaculismo), sapete che vi dico? Che gli italiani se lo meritano tutto questo e i siciliani e i meridionali ancora di più, perché sono delle emerite teste di cazzo. Punto.
Ora vengo e mi spiego.
Avete presente quello che gli economisti chiamano prestito al consumo? E' un modo vaselinico per dire che le finanziarie e le banche ti danno dei soldi pur di farti comprare delle cazzate di cui non hai bisogno e tu per restituirli ai loro tassi usurai ti devi vendere il culo e indebitarti per il resto della vita chiedendo altri prestiti e altri prestiti e altri prestiti...
Ebbene, in base a un sondaggio di un sito Internet che, guarda caso, si chiama prestiti.it. il 34% degli italiani ha chiesto un prestito per questa specie di feste obbligate. Soltanto un terzo lo ha fatto per farsi un viaggio mentre oltre 60 teste di cazzo su cento rischiano di impegnarsi le mutande per comprare i regali di natale e, in particolare, per soddisfare bisogni indotti: cellulare di ultima generazione, computer di ultima generazione, televisore di ultima generazione. Come se il cellulare di ultima generazione potesse come d'incanto trasformare in ch le k dei vostri sms da analfabeti, come se il computer di ultima generazione vi servisse per scaricare un trattato di filosofia e non un videopoker, come se il televisore di ultima generazione contenesse in sé un antidoto contro Minzolini, Vespa o Emilio Fede. Anzi, ho la sensazione che servano a mantenere questi tre e altri come loro.
Torniamo a noi. Di questi che chiedono il prestito, il 54% vuole almeno duemila euro e secondo lo stesso sito impiegherà più di due anni a restituirlo. Cioè 730 notti a svegliarti di soprassalto pensando a come cazzo dovrai fare a pagare la rata questo mese e nel frattempo ci sarà il natale 2012 e dovrai chiedere un altro prestito per fare i regali e ci sarà il natale 2013 e dovrai chiedere un altro prestito per fare i regali; intanto il debito del 2012 sarà arrivato al 2014 e quello del 2013 al 2015, arriverà il natale 2014 e dovrai chiedere un altro prestito da rimborsare nel 2016, arriverà il natale 2015 e dovrai chiedere un altro prestito che finirà nel 2017.... Praticamente un ergastolo.
Ma il risultato più stupefacente di questa indagine è che quelli che maggiormente fanno ricorso alle finanziarie sono i meridionali: in particolare, campani, calabresi e siciliani cioè - toh! - quelli che un paio d'anni fa il Sole24Ore definì "la cassaforte dei voti del Pdl" e, si potrebbe aggiungere, di Raffaele Lombardo, quello che si sarebbe fatto eleggere dai mafiosi, ma chiedendogli i voti uno ad uno, e dunque secondo alcuni magistrati non c'è il reato associativo.
Ora i meridionali (e gli italiani, in generale) sono nella merda, stanno morendo di fame, hanno perso il lavoro o non lo hanno mai trovato, stanno perdendo la pensione, grazie a governi nazionali o regionali che fanno gli interessi delle proprie aziende, dei Marchionne, delle banche o delle mafie, ma buttano via gli ultimi spiccioli e la serenità per alimentare lo strapotere del futile e di tutti i bastardi appena elencati. E però il sito che riporta i risultati del sondaggio dice che "sarebbe davvero sbagliato" colpevolizzare i consumatori che "per un anno fanno il filo a un oggetto del desiderio", per esempio un televisore Lcd, "e a natale se lo concedono": così sono pronti a farsi rincretinire dai telegiornali telecomandati da Berlusconi e a drogarsi di calcio. E, alla fine, a rivotare per lui.
Ora vengo e mi spiego.
Avete presente quello che gli economisti chiamano prestito al consumo? E' un modo vaselinico per dire che le finanziarie e le banche ti danno dei soldi pur di farti comprare delle cazzate di cui non hai bisogno e tu per restituirli ai loro tassi usurai ti devi vendere il culo e indebitarti per il resto della vita chiedendo altri prestiti e altri prestiti e altri prestiti...
Ebbene, in base a un sondaggio di un sito Internet che, guarda caso, si chiama prestiti.it. il 34% degli italiani ha chiesto un prestito per questa specie di feste obbligate. Soltanto un terzo lo ha fatto per farsi un viaggio mentre oltre 60 teste di cazzo su cento rischiano di impegnarsi le mutande per comprare i regali di natale e, in particolare, per soddisfare bisogni indotti: cellulare di ultima generazione, computer di ultima generazione, televisore di ultima generazione. Come se il cellulare di ultima generazione potesse come d'incanto trasformare in ch le k dei vostri sms da analfabeti, come se il computer di ultima generazione vi servisse per scaricare un trattato di filosofia e non un videopoker, come se il televisore di ultima generazione contenesse in sé un antidoto contro Minzolini, Vespa o Emilio Fede. Anzi, ho la sensazione che servano a mantenere questi tre e altri come loro.
Torniamo a noi. Di questi che chiedono il prestito, il 54% vuole almeno duemila euro e secondo lo stesso sito impiegherà più di due anni a restituirlo. Cioè 730 notti a svegliarti di soprassalto pensando a come cazzo dovrai fare a pagare la rata questo mese e nel frattempo ci sarà il natale 2012 e dovrai chiedere un altro prestito per fare i regali e ci sarà il natale 2013 e dovrai chiedere un altro prestito per fare i regali; intanto il debito del 2012 sarà arrivato al 2014 e quello del 2013 al 2015, arriverà il natale 2014 e dovrai chiedere un altro prestito da rimborsare nel 2016, arriverà il natale 2015 e dovrai chiedere un altro prestito che finirà nel 2017.... Praticamente un ergastolo.
Ma il risultato più stupefacente di questa indagine è che quelli che maggiormente fanno ricorso alle finanziarie sono i meridionali: in particolare, campani, calabresi e siciliani cioè - toh! - quelli che un paio d'anni fa il Sole24Ore definì "la cassaforte dei voti del Pdl" e, si potrebbe aggiungere, di Raffaele Lombardo, quello che si sarebbe fatto eleggere dai mafiosi, ma chiedendogli i voti uno ad uno, e dunque secondo alcuni magistrati non c'è il reato associativo.
Ora i meridionali (e gli italiani, in generale) sono nella merda, stanno morendo di fame, hanno perso il lavoro o non lo hanno mai trovato, stanno perdendo la pensione, grazie a governi nazionali o regionali che fanno gli interessi delle proprie aziende, dei Marchionne, delle banche o delle mafie, ma buttano via gli ultimi spiccioli e la serenità per alimentare lo strapotere del futile e di tutti i bastardi appena elencati. E però il sito che riporta i risultati del sondaggio dice che "sarebbe davvero sbagliato" colpevolizzare i consumatori che "per un anno fanno il filo a un oggetto del desiderio", per esempio un televisore Lcd, "e a natale se lo concedono": così sono pronti a farsi rincretinire dai telegiornali telecomandati da Berlusconi e a drogarsi di calcio. E, alla fine, a rivotare per lui.
domenica 25 dicembre 2011
Il natale è servito
Il natale è servito, sarete contenti.
Nell'Italia cattolica, apostolica, ipocrita, romana, nell'Italia dell' "oggi siamo tutti più buoni", nell'Italia dove un mercante vestito di bianco e interamente ricoperto d'oro detta legge 366 giorni l'anno, non paga le tasse di questo Stato che occupa abusivamente e il 25 dicembre se la prende con il mercato e il "lucìcchio" (sic) e la festa dei negozi, ebbene in quest'Italia delle feste comandate (e imposte), proprio a natale alla gente i coglioni girano più del solito e proprio a natale la cattiveria si scatena irrefrenabile.
Nel giro di una notte, da nord a sud, secondo quanto riportano le agenzie, ci sono stati almeno cinque episodi fra omicidi, tentativi di omicidio, aggressioni, violenza tenuta sotto vuoto ed esplosa senza rimedio.
A Genzano di Lucania, in provincia di Potenza, ieri sera un pensionato (italiano, italianissimo) ha imbracciato un fucile da caccia e ha sterminato un'intera famiglia, titolare di una lavanderia i cui fumi gli davano fastidio: morti la madre e i due figli, in prognosi riservata il padre. Giorno perfetto, per fare la festa alla Famiglia.
Nelle stesse ore, a Lipari, una signora di sessant'anni è stata assassinata nella sua casa poco prima di uscire per andare a passare il cenone dai parenti. Sembra si sia trattato di un tentativo di rapina: forse babbo natale aveva finito le scorte.
Dopo di che, proprio mentre lui scendeva dal camino, a Brescia un uomo ha ammazzato con alcuni colpi di pistola il fratello della sua ex fidanzata. Questioni di interesse, a quanto sembra: la vittima aveva acceso un mutuo usando come garanzia la busta paga della sorella. E ci mancava il giustiziere della notte (di natale).
Verso l'una di notte, in un albergo romano non lontano dalla stazione Termini, un uomo e la sua compagna incinta hanno cominciato a litigare in maniera sempre più furiosa finché lui ha tentato di buttarla dalla finestra. Lei non si è fatta molto male: è il mito della maternità e della bontà a tutti i costi che è finito in mille pezzi.
Nelle prime ore di stamane a Milano una donna di 35 anni è stata accoltellata dal marito, "al culmine di un litigio", come da fredda formula di rito. E' in ospedale, operata d'urgenza, ma non è grave. Sarà per la prossima festività.
Ma nel frattempo qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi perché: perché imporre ope legis le feste, il divertimento, il finto affiatamento, una maschera di felicità e persino "per oggi non pensiamo alla crisi" e "guardiamo con ottimismo al futuro"; perché queste manifestazioni di violenza crescono esponenzialmente proprio nei giorni in cui il bisogno del business di costringerti a spendere fa a pugni, a pistolettate, a fucilate con il bisogno materiale della gente.
Mi dispiace, ma sono costretta a smentire il ministro Andrea Riccardi, secondo il quale "L'Italia è un Paese solidale, in questi tempi di esigenze che aumentano la solidarietà sta crescendo...". L'Italia non è più un Paese solidale da tempo e più ci riducono i salari, ci levano le pensioni, ci rubano il futuro, più diventiamo cattivi, egoisti, sospettosi. Costringerci a far finta che tutta vada bene serve solo a esasperarci di più.
Nell'Italia cattolica, apostolica, ipocrita, romana, nell'Italia dell' "oggi siamo tutti più buoni", nell'Italia dove un mercante vestito di bianco e interamente ricoperto d'oro detta legge 366 giorni l'anno, non paga le tasse di questo Stato che occupa abusivamente e il 25 dicembre se la prende con il mercato e il "lucìcchio" (sic) e la festa dei negozi, ebbene in quest'Italia delle feste comandate (e imposte), proprio a natale alla gente i coglioni girano più del solito e proprio a natale la cattiveria si scatena irrefrenabile.
Nel giro di una notte, da nord a sud, secondo quanto riportano le agenzie, ci sono stati almeno cinque episodi fra omicidi, tentativi di omicidio, aggressioni, violenza tenuta sotto vuoto ed esplosa senza rimedio.
A Genzano di Lucania, in provincia di Potenza, ieri sera un pensionato (italiano, italianissimo) ha imbracciato un fucile da caccia e ha sterminato un'intera famiglia, titolare di una lavanderia i cui fumi gli davano fastidio: morti la madre e i due figli, in prognosi riservata il padre. Giorno perfetto, per fare la festa alla Famiglia.
Nelle stesse ore, a Lipari, una signora di sessant'anni è stata assassinata nella sua casa poco prima di uscire per andare a passare il cenone dai parenti. Sembra si sia trattato di un tentativo di rapina: forse babbo natale aveva finito le scorte.
Dopo di che, proprio mentre lui scendeva dal camino, a Brescia un uomo ha ammazzato con alcuni colpi di pistola il fratello della sua ex fidanzata. Questioni di interesse, a quanto sembra: la vittima aveva acceso un mutuo usando come garanzia la busta paga della sorella. E ci mancava il giustiziere della notte (di natale).
Verso l'una di notte, in un albergo romano non lontano dalla stazione Termini, un uomo e la sua compagna incinta hanno cominciato a litigare in maniera sempre più furiosa finché lui ha tentato di buttarla dalla finestra. Lei non si è fatta molto male: è il mito della maternità e della bontà a tutti i costi che è finito in mille pezzi.
Nelle prime ore di stamane a Milano una donna di 35 anni è stata accoltellata dal marito, "al culmine di un litigio", come da fredda formula di rito. E' in ospedale, operata d'urgenza, ma non è grave. Sarà per la prossima festività.
Ma nel frattempo qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi perché: perché imporre ope legis le feste, il divertimento, il finto affiatamento, una maschera di felicità e persino "per oggi non pensiamo alla crisi" e "guardiamo con ottimismo al futuro"; perché queste manifestazioni di violenza crescono esponenzialmente proprio nei giorni in cui il bisogno del business di costringerti a spendere fa a pugni, a pistolettate, a fucilate con il bisogno materiale della gente.
Mi dispiace, ma sono costretta a smentire il ministro Andrea Riccardi, secondo il quale "L'Italia è un Paese solidale, in questi tempi di esigenze che aumentano la solidarietà sta crescendo...". L'Italia non è più un Paese solidale da tempo e più ci riducono i salari, ci levano le pensioni, ci rubano il futuro, più diventiamo cattivi, egoisti, sospettosi. Costringerci a far finta che tutta vada bene serve solo a esasperarci di più.
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