E' come se Gramsci scrivesse a Gobetti, o viceversa. Da perseguitato politico a perseguitato politico.
Sentite qua questa lettera carica di commozione, compassione, condivisione. E, sono certa, non riuscirete a sottrarvi anche voi a un moto di umana partecipazione e non riuscirete a trattenere il singulto.
Si intitola "Lettera aperta a Vittorio Sgarbi (riflessioni di un sindaco siciliano)" e rappresenta un altissimo esempio di prosa deamicisiana. Roba da Nobel per la letteratura.
Eccola, dunque:
"Apprendo con rammarico la notizia delle dimissioni di Vittorio Sgarbi, da Sindaco di Salemi.
Io non so come e perché a Sgarbi sia capitato di candidarsi ed essere eletto sindaco di un comune della provincia di Trapani (io un'idea ce l'avrei: metodo Cetto Laqualunque? ndr), ma posso pensare che il personaggio, quale indubbiamente egli è, sia stato solleticato dall'idea di cimentarsi in un'impresa complessa; forse per misurare la propria forza interiore, per coltivare la passione di realizzare un modello amministrativo nuovo in una terra difficile. E' questa la lettura che io ho dato alle sue tante iniziative, che spesso sono state delle provocazioni per affermare un concetto: 'possiamo e dobbiamo cambiare'.
Probabilmente il limite di quest'impostazione è stato quello di non valutare appieno le difficoltà dell'operare in una terra dove è difficile riuscire a non calpestare le mine sparse sul territorio.
Condivido l'odierna scelta di Sgarbi, perché il coraggio non deve essere confuso con l'incoscienza.
Immagino e conosco le difficoltà che egli ogni giorno avrà incontrato nel suo percorso di Sindaco di un medio comune siciliano: impossibilità di spesa, personale in eccesso di cui non ci si può liberare, professionalità necessarie che non si possono assumere, vincoli urbanistici imposti per imbalsamare il territorio, finanziamenti mai arrivati per la tutela dell'incolumità dei cittadini, finanziamenti che per essere appaltati necessitano di anni di burocrazia, etc. etc. etc.
Quanto basta per disgustare anche i più determinati, che si ritrovano ad affrontare ogni problematica da soli, senza mai riuscire a venirne a capo.
Forse Sgarbi non aveva messo in conto tutto questo, forse si era illuso che la sua volontà di fare, di vincere una scommessa, di realizzare una vittoria personale, di poter essere sprone per altri, di metterci tutta la sua energia, gli avrebbero consentito di realizzare un sogno.
Il suo sogno si è infranto contro una realtà più grande di lui. Si è perduto in un mondo vischioso, melmoso, dove ognuno ritiene di essere unico, indispensabile.
Forse Sgarbi si illudeva di attuare una rivoluzione culturale a 360 gradi, cosa di cui ci sarebbe immenso bisogno. Ma purtroppo non ha fatto i conti con le incrostazioni profonde, 'rugginose', che permeano la società siciliana, di cui tutti possiamo responsabili, direttamente o no, e credere di potersi tirare fuori, per chiunque abbia svolto ruoli pubblici in questa difficilissima quanto bellissima terra, è un tentativo vano.
Mi dispiace che tu abbia fallito, Vittorio, ma mi rendo conto che non potevi vincere, pertanto non considerarti perdente perché hai fatto del tuo meglio. Sappi che se un giorno il tuo sogno svanito dovesse diventare realtà, quel giorno questa terra di Sicilia sarebbe la più bella che esiste al mondo.
I giovani forse realizzeranno il sogno, noi abbiamo il dovere di incoraggiarli".
sigh sigh sigh sob sob sob sob sob sigh sob....
Oh, scusate: non riuscivo a trattenere il pianto e ho dimenticato di dirvi chi è l'autore di cotanta prova letteraria. Trattasi di Firrarello Giuseppe, in arte Pino, esponente di spicco del Pdl in Sicilia e sindaco di Bronte, condannato in primo grado a due anni e sei mesi di reclusione per corruzione e turbativa d'asta con l'aggravante di "agevolazione dell'associazione mafiosa" nell'ambito del processo per lo scandalo relativo alla costruzione dell'ospedale Garibaldi di Catania (mazzette à go-go).
Però la lettera non l'ha scritta dal carcere.
mercoledì 8 febbraio 2012
martedì 7 febbraio 2012
Familismo amorale e predicatori immorali
Di lei basterebbe dire che è stata vicesindaco e assessore del comune di Catania allo Sviluppo economico, esternalizzazioni, aziende e partecipazioni comunali. Anni dal 2007 al 2008, cioè gli ultimi del saccheggio di Umberto Scapagnini. Tanto per dirne una, l'Amt - malgrado i proclami di Raffaele Stancanelli, degno successore del napoletano puttaniere - annega nei debiti. Questo giusto perché (anche se certamente il "merito" dello sfascio di Catania è frutto di un lavoro di équipe) è una docente universitaria ed è stata addirittura preside della facoltà di Economia e commercio dell'Università di Catania. Finito il mandato con Scapagnini ed avendo, evidentemente, assaporato il gusto del potere, nell'aprile del 2008 si candidò alle elezioni regionali in una delle tante liste più o meno civette, "Autonomia sud", a sostegno del candidato alla presidenza della regione poi eletto, Raffaele Lombardo.
Non fu eletta e questo forse - in questo momento di orgasmo collettivo dei professori universitari, "tecnici" di destra - spiega il suo essere venuta in soccorso del ministro Cancellieri (che, bisogna ricordarlo, quand'era a Catania fu nominata alla presidenza del Teatro Massimo proprio dal leader dell'Mpa), autrice di una delle tante frasi lanciate come bombe-carta fra le gambe dei giovani disoccupati italiani dagli esponenti del governo Monti.
Secondo la Cancellieri (che, come da copione, nel frattempo ha smentito se stessa parlando di frase "infelice") il problema sarebbe che questi ragazzi vogliono trovare il lavoro vicino a mamma e papà. Travolta da una valanga di proteste, la ministra ha ridimensionato la portata delle sue dichiarazioni, ma deve avere dimenticato di informare la Schillaci che si è premurata di darle manforte. Anche lei, aprendo la bocca e dando fiato.
E dunque, dall'alto della sua cattedra, ci ha spiegato che il ministro altro non ha fatto se non affondare il dito nella piaga, perché "rigidità sociale e familismo amorale sono le due cause dell'attaccamento dei giovani alle gonne di mamma". Dove per "rigidità sociale" presumiamo si intenda quello che il creatore del governo Monti chiama "conservatorismo", e cioè la tutela dei sacrosanti diritti dei lavoratori, mentre a darci la chiave per interpretare il resto della frase è la stessa scienziata economica con una frasetta che sembra presa pari pari da Wikipedia: "Il paradigma del familismo amorale invece descrive la tendenza secondo cui gli individui di una comunità tendono a massimizzare unicamente i vantaggi materiali e immediati della propria famiglia nucleare".
Che si riferisse alla figlia della Fornero? O al figlio di Martone? O ad uno dei tanti figli di docenti delle università siciliane addosso ai quali vengono cuciti concorsi e cattedre? Se è questo, sono d'accordo con lei.
Oppure voleva bollare con una categoria sociologica i genitori che si levano il pane di bocca per evitare che i loro figli - affamati dai governi della destra e in Sicilia da quello di ultradestra del suo referente politico - si mettano ad assaltare le banche o a spacciare droga?
Qua se c'è qualcosa di amorale o, meglio, di immorale sono tutti questi predicatori con il culo sul morbido che non scendono mai da una cattedra, non sanno che cosa succede nel mondo reale e però non resistono all'istinto di dare lezioni di vita.
Non fu eletta e questo forse - in questo momento di orgasmo collettivo dei professori universitari, "tecnici" di destra - spiega il suo essere venuta in soccorso del ministro Cancellieri (che, bisogna ricordarlo, quand'era a Catania fu nominata alla presidenza del Teatro Massimo proprio dal leader dell'Mpa), autrice di una delle tante frasi lanciate come bombe-carta fra le gambe dei giovani disoccupati italiani dagli esponenti del governo Monti.
Secondo la Cancellieri (che, come da copione, nel frattempo ha smentito se stessa parlando di frase "infelice") il problema sarebbe che questi ragazzi vogliono trovare il lavoro vicino a mamma e papà. Travolta da una valanga di proteste, la ministra ha ridimensionato la portata delle sue dichiarazioni, ma deve avere dimenticato di informare la Schillaci che si è premurata di darle manforte. Anche lei, aprendo la bocca e dando fiato.
E dunque, dall'alto della sua cattedra, ci ha spiegato che il ministro altro non ha fatto se non affondare il dito nella piaga, perché "rigidità sociale e familismo amorale sono le due cause dell'attaccamento dei giovani alle gonne di mamma". Dove per "rigidità sociale" presumiamo si intenda quello che il creatore del governo Monti chiama "conservatorismo", e cioè la tutela dei sacrosanti diritti dei lavoratori, mentre a darci la chiave per interpretare il resto della frase è la stessa scienziata economica con una frasetta che sembra presa pari pari da Wikipedia: "Il paradigma del familismo amorale invece descrive la tendenza secondo cui gli individui di una comunità tendono a massimizzare unicamente i vantaggi materiali e immediati della propria famiglia nucleare".
Che si riferisse alla figlia della Fornero? O al figlio di Martone? O ad uno dei tanti figli di docenti delle università siciliane addosso ai quali vengono cuciti concorsi e cattedre? Se è questo, sono d'accordo con lei.
Oppure voleva bollare con una categoria sociologica i genitori che si levano il pane di bocca per evitare che i loro figli - affamati dai governi della destra e in Sicilia da quello di ultradestra del suo referente politico - si mettano ad assaltare le banche o a spacciare droga?
Qua se c'è qualcosa di amorale o, meglio, di immorale sono tutti questi predicatori con il culo sul morbido che non scendono mai da una cattedra, non sanno che cosa succede nel mondo reale e però non resistono all'istinto di dare lezioni di vita.
lunedì 6 febbraio 2012
Stancanelli santo subito
Riporto da un quotidiano on-line, data 2 febbraio 2012: "Soddisfatto il sindaco Stancanelli per la conclusione nei tempi previsti, una celerità che ha consentito che la strada venisse riaperta in condizioni di massima sicurezza per i giorni della Festa di Sant'Agata: 'Sento di ringraziare pubblicamente questi nostri artigiani scalpellini che hanno lavorato con maestria e rapidità, talvolta anche con il maltempo - ha detto il sindaco Stancanelli -. La salita di San Giuliano d'altronde è un punto di snodo per il centro storico di Catania e abbiamo risolto un problema che doveva essere affrontato per salvaguardare l'incolumità di pedoni e automobilisti, a cominciare dai giorni dedicati a Sant'Agata".
Insomma, via di Sangiuliano franava pericolosamente, buche e avvallamenti erano un attentato ai semiasse delle auto e il basolato reso liscio dall'usura metteva in pericolo le caviglie dei pedoni che si trovavano a camminare praticamente su una saponetta bagnata, e così il sindaco solerte aveva deciso: lavori in somma urgenza (formuletta panacea per quando ti scappa di affidare un appalto e proprio non lo puoi trattenere), chiusura del traffico e scalpellini all'opera senza sosta, per completare tutto in una decina di giorni, in tempo per la famosa "acchianata" in mancanza della quale santaituzza - vergine e martire alla quale Quinziano fece tagliare un seno perché non gli si era concessa - il miracolo non lo fa.
E così, tre giorni prima della famosa salita di corsa in onore della patrona, la strada fu riaperta, il fercolo cominciò il tradizionale giro, i devoti scaldavano i muscoli per prendere la rincorsa ma dovettero arrestarsi ammirati davanti a un altro miracolo: in via di Sangiuliano, grazie all'intercessione del sindaco di Catania, era avvenuta la moltiplicazione delle "scaffe" e dei "purtusi".
Stancanelli santo subito, e senza nemmeno bisogno di farsi tagliare una palla.
Insomma, via di Sangiuliano franava pericolosamente, buche e avvallamenti erano un attentato ai semiasse delle auto e il basolato reso liscio dall'usura metteva in pericolo le caviglie dei pedoni che si trovavano a camminare praticamente su una saponetta bagnata, e così il sindaco solerte aveva deciso: lavori in somma urgenza (formuletta panacea per quando ti scappa di affidare un appalto e proprio non lo puoi trattenere), chiusura del traffico e scalpellini all'opera senza sosta, per completare tutto in una decina di giorni, in tempo per la famosa "acchianata" in mancanza della quale santaituzza - vergine e martire alla quale Quinziano fece tagliare un seno perché non gli si era concessa - il miracolo non lo fa.
E così, tre giorni prima della famosa salita di corsa in onore della patrona, la strada fu riaperta, il fercolo cominciò il tradizionale giro, i devoti scaldavano i muscoli per prendere la rincorsa ma dovettero arrestarsi ammirati davanti a un altro miracolo: in via di Sangiuliano, grazie all'intercessione del sindaco di Catania, era avvenuta la moltiplicazione delle "scaffe" e dei "purtusi".
Stancanelli santo subito, e senza nemmeno bisogno di farsi tagliare una palla.
domenica 5 febbraio 2012
Il venerabile puparo
Insomma Berlusconi ha confessato: il puparo è lui. Intervistato qualche giorno fa dal Financial Times - oltre alle solite minchiate sulla popolarità, sulle sue percentuali di consenso, sulle folle che lo acclamano e si stracciano le vesti quando passa, e menate simili -, ha detto che adesso il suo ruolo politico è "dietro le quinte". E, a riprova del fatto che per una volta non stava raccontando balle megagalattiche, nelle stesse ore la Camera con voto segreto (che, in parole povere, vuol dire che hanno votato galeotti di tutto l'emiciclo) ha approvato l'emendamento della Lega nord sulla responsabilità civile dei giudici. Praticamente una tanica di benzina depositata davanti alla saracinesca di ogni Tribunale.
Dopo di che oggi - come ieri aveva fatto con lui Licio Gelli - ha consegnato le tavole della sua legge (elettorale) nelle mani di uno dei giornali di sua proprietà, Libero, al quale ha confermato quanto detto ai giornalisti di Ft aggiungendo qual è il suo obiettivo primario: riformare la legge elettorale, "alzando la soglia di sbarramento". Non l'ha detto, ma immagino che pensasse di innalzarla almeno al 10%, soglia utile a liberarsi degli oppositori e a mettere in atto la sua vendetta non tanto trasversale nei confronti degli infami della Lega. E infatti: "Il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini: la sinistra radicale di Vendola, i Grillini, Di Pietro, i radicali, Fini, l'Udc di Casini, la Lega...". Ipse dixit.
E indovinate un po' con chi l'ex presidente del consiglio vorrebbe intraprendere il dialogo sulla legge elettorale? Ma con il Partito democratico, ça va sans dire! Del resto, per il Pd l'unico modo per frenare l'emorragia di voti è quello di impedire che esistano i partiti alla sua sinistra. Walter Veltroni - l'Henri Landru dei partiti comunisti - già gongola: infatti ieri si è fatto invitare da Fabio Fazio e, fra una citazione letteraria e una cinematografica (roba che a Sanremo lo avrebbero escluso per plagio), si è fatto un po' di campagna elettorale.
Quanto a Berlusconi, le sue ambizioni dittatoriali non sono nuove e queste dichiarazioni esplicitano soltanto il suo desiderio più volte ripetuto di accaparrarsi il 51% (ritenendo l'Italia una Società per Azioni e, infatti, dandosi da fare per acquistare quote azionarie di ratti, razzi, topi di fogna, o' mandolino e o' sciliputipù), ma forse è venuto il momento che qualche magistrato, prima che gli tolgano anche il diritto di indagare, apra un fascicolo non contro ignoti, ma con nome e cognome, Berlusconi Silvio, per il reato di associazione eversiva. E, se per caso è contemplato anche il concorso esterno, nel fascicolo ci potrebbe entrare anche il nome di qualcuno del Pd: c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Dopo di che oggi - come ieri aveva fatto con lui Licio Gelli - ha consegnato le tavole della sua legge (elettorale) nelle mani di uno dei giornali di sua proprietà, Libero, al quale ha confermato quanto detto ai giornalisti di Ft aggiungendo qual è il suo obiettivo primario: riformare la legge elettorale, "alzando la soglia di sbarramento". Non l'ha detto, ma immagino che pensasse di innalzarla almeno al 10%, soglia utile a liberarsi degli oppositori e a mettere in atto la sua vendetta non tanto trasversale nei confronti degli infami della Lega. E infatti: "Il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini: la sinistra radicale di Vendola, i Grillini, Di Pietro, i radicali, Fini, l'Udc di Casini, la Lega...". Ipse dixit.
E indovinate un po' con chi l'ex presidente del consiglio vorrebbe intraprendere il dialogo sulla legge elettorale? Ma con il Partito democratico, ça va sans dire! Del resto, per il Pd l'unico modo per frenare l'emorragia di voti è quello di impedire che esistano i partiti alla sua sinistra. Walter Veltroni - l'Henri Landru dei partiti comunisti - già gongola: infatti ieri si è fatto invitare da Fabio Fazio e, fra una citazione letteraria e una cinematografica (roba che a Sanremo lo avrebbero escluso per plagio), si è fatto un po' di campagna elettorale.
Quanto a Berlusconi, le sue ambizioni dittatoriali non sono nuove e queste dichiarazioni esplicitano soltanto il suo desiderio più volte ripetuto di accaparrarsi il 51% (ritenendo l'Italia una Società per Azioni e, infatti, dandosi da fare per acquistare quote azionarie di ratti, razzi, topi di fogna, o' mandolino e o' sciliputipù), ma forse è venuto il momento che qualche magistrato, prima che gli tolgano anche il diritto di indagare, apra un fascicolo non contro ignoti, ma con nome e cognome, Berlusconi Silvio, per il reato di associazione eversiva. E, se per caso è contemplato anche il concorso esterno, nel fascicolo ci potrebbe entrare anche il nome di qualcuno del Pd: c'è solo l'imbarazzo della scelta.
venerdì 3 febbraio 2012
Turi Sparaminchiati e le assunzioni all'Amt
Ci fosse stato Nanni Loy, ci avrebbe fatto un film: "Pacco, paccotto e contropaccotto".
Nella parte dei polli protagonisti: cittadini catanesi, lavoratori, aspiranti lavoratori. Deuteragonisti di una tragedia sfociata in farsa: un sindaco dall'occhio acquoso, un presidente di azienda municipalizzata, assessori, consiglieri comunali, eccetera.
Dunque, facciamo un passo indietro: a fine estate - con rullo di tamburi, grancassa, fuochi d'artificio e messaggi a reti monopolizzate - il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, rende noto il nuovo piano per il traffico all'interno del quale "brilla" il ruolo dell'Amt della cui trasformazione in SpA il primo cittadino si fa vanto. E infatti: assunzione di cento nuovi autisti, istituzione di nuove linee di autobus, acquisto di nuove vetture, installazione di paline elettroniche per informare i cittadini sui tempi di attesa dei mezzi. Immancabili - trattandosi di una carnevalata - ricchi premi e cotillons.
Allora: le nuove linee altro non erano che quelle storiche per Barriera e San Giovanni Galermo; gli autobus se li hanno comprati io non li ho visti; le paline le hanno messe tre mesi fa e ancora non funzionano a meno che il loro ruolo non fosse quello di rompere i coglioni ai pedoni che si trovano a dover fare la gimkana in marciapiedi sempre più stretti; ma quanto ai cento nuovi autisti....no, certo, di assumere li hanno assunti. Vi ricordate? Hanno fatto una cosa a rate perché avesse un impatto mediatico prolungato nel tempo, una sorta di azione retard - come quelle medicine che impiegano ore a rilasciare il principio attivo così l'effetto dura di più -, prima 26, poi 34, poi altri 30. A parte che, se la matematica non è un'opinione, fa novanta e non cento, ma facciamo finta che sia un dettaglio, ogni volta Stancanelli li ha convocati in sala giunta per consegnare loro la lettera ufficiale di assunzione.
La prima volta, lo sguardo acquoso grondante commozione, timido e modesto, l'uomo dall'occhio ceruleo si schermì, parlando con i nuovi assunti: "Non dovete ringraziare me, ma l’azione amministrativa che ha permesso di salvare un’azienda decotta che abbiamo trasformato in società per azioni". Immediatamente trasformati i protagonisti in comparse da far intervistare ad uso elettoralistico, già che c'era si faceva prendere la mano dalla retorica aggiungendo: "Voi siete l’esempio tangibile dell’azione di risanamento di una azienda che ritengo uno dei pilastri della città". E se questo è il pilastro, forse è il caso di chiamare la Protezione civile.
Comunque di assumere li ha assunti (forse, se non era una sceneggiata anche quella), peccato che qualche giorno fa il direttore generale dell'azienda abbia comunicato - secondo quanto scrive oggi il quotidiano online Siciliamediaweb - una cosa che già i sindacati temevano da mesi e cioè che gli stipendi di gennaio non saranno pagati "per mancanza di risorse finanziarie".
Una volta a Catania c'era uno che veniva chiamato con un soprannome, Turi Sparaminchiati, per il suo irresistibile bisogno di raccontare balle al cubo. Cento nuove assunzioni? No, ma perché così poche? Facciamo mille, diecimila, addirittura "un milione di posti di lavoro". Se l'avesse saputo, Nanni Loy l'avrebbe infilato nel film. E ci avrebbe messo anche un altro leggendario personaggio catanese: quel Pippo Pernacchia che faceva le pernacchie a pagamento con tanto di tariffario. Però a Stancanelli gliele avrebbe fatte gratis, perché quando uno merita...
Nella parte dei polli protagonisti: cittadini catanesi, lavoratori, aspiranti lavoratori. Deuteragonisti di una tragedia sfociata in farsa: un sindaco dall'occhio acquoso, un presidente di azienda municipalizzata, assessori, consiglieri comunali, eccetera.
Dunque, facciamo un passo indietro: a fine estate - con rullo di tamburi, grancassa, fuochi d'artificio e messaggi a reti monopolizzate - il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, rende noto il nuovo piano per il traffico all'interno del quale "brilla" il ruolo dell'Amt della cui trasformazione in SpA il primo cittadino si fa vanto. E infatti: assunzione di cento nuovi autisti, istituzione di nuove linee di autobus, acquisto di nuove vetture, installazione di paline elettroniche per informare i cittadini sui tempi di attesa dei mezzi. Immancabili - trattandosi di una carnevalata - ricchi premi e cotillons.
Allora: le nuove linee altro non erano che quelle storiche per Barriera e San Giovanni Galermo; gli autobus se li hanno comprati io non li ho visti; le paline le hanno messe tre mesi fa e ancora non funzionano a meno che il loro ruolo non fosse quello di rompere i coglioni ai pedoni che si trovano a dover fare la gimkana in marciapiedi sempre più stretti; ma quanto ai cento nuovi autisti....no, certo, di assumere li hanno assunti. Vi ricordate? Hanno fatto una cosa a rate perché avesse un impatto mediatico prolungato nel tempo, una sorta di azione retard - come quelle medicine che impiegano ore a rilasciare il principio attivo così l'effetto dura di più -, prima 26, poi 34, poi altri 30. A parte che, se la matematica non è un'opinione, fa novanta e non cento, ma facciamo finta che sia un dettaglio, ogni volta Stancanelli li ha convocati in sala giunta per consegnare loro la lettera ufficiale di assunzione.
La prima volta, lo sguardo acquoso grondante commozione, timido e modesto, l'uomo dall'occhio ceruleo si schermì, parlando con i nuovi assunti: "Non dovete ringraziare me, ma l’azione amministrativa che ha permesso di salvare un’azienda decotta che abbiamo trasformato in società per azioni". Immediatamente trasformati i protagonisti in comparse da far intervistare ad uso elettoralistico, già che c'era si faceva prendere la mano dalla retorica aggiungendo: "Voi siete l’esempio tangibile dell’azione di risanamento di una azienda che ritengo uno dei pilastri della città". E se questo è il pilastro, forse è il caso di chiamare la Protezione civile.
Comunque di assumere li ha assunti (forse, se non era una sceneggiata anche quella), peccato che qualche giorno fa il direttore generale dell'azienda abbia comunicato - secondo quanto scrive oggi il quotidiano online Siciliamediaweb - una cosa che già i sindacati temevano da mesi e cioè che gli stipendi di gennaio non saranno pagati "per mancanza di risorse finanziarie".
Una volta a Catania c'era uno che veniva chiamato con un soprannome, Turi Sparaminchiati, per il suo irresistibile bisogno di raccontare balle al cubo. Cento nuove assunzioni? No, ma perché così poche? Facciamo mille, diecimila, addirittura "un milione di posti di lavoro". Se l'avesse saputo, Nanni Loy l'avrebbe infilato nel film. E ci avrebbe messo anche un altro leggendario personaggio catanese: quel Pippo Pernacchia che faceva le pernacchie a pagamento con tanto di tariffario. Però a Stancanelli gliele avrebbe fatte gratis, perché quando uno merita...
giovedì 2 febbraio 2012
Sono conservatrice e monotona: lei è un fascista
La verità è che Mario Monti è un fascista saccente e borioso che non sa (o ha dimenticato, che è peggio) cosa significhi la fatica di vivere ed è pronto a dispensare consigli e bacchettate al caldo del suo monotono e ben retribuito posto fisso. Bravo nella sua materia, forse, ma di quelli che magari durante gli esami provano un sottile piacere nel mortificare lo studente universitario in difficoltà o eccessivamente timido, meglio se di umili origini.
E certamente l'esimio professore non ricorda che è stato proprio il suo monotono posto fisso da docente universitario - ben retribuito, regolato da contratto collettivo di lavoro e tutelato dai sindacati - a dargli la serenità mentale ed economica per approfondire ulteriormente i suoi studi, per viaggiare (senza porsi il problema di non avere i soldi per comprare un biglietto del treno e andare a un colloquio di lavoro o a un convegno), intessere rapporti proficui per nuovi e più interessanti incarichi, leggere libri, andare al cinema, recarsi nei musei e fare una serie di cose che ti elevano rispetto al livello culturale della capra; oltre che a sposarsi, fare dei figli, garantire loro una vita agiata, fare tanti regali ai nipotini, e così via.
Ma non è che lui sia stato più bravo, più intelligente, più preparato: è che oggi i giovani - anche quelli più bravi, intelligenti e preparati - non hanno le opportunità che ha avuto lui, e il posto non c'è né fisso né mobile, né per i giovani né per i meno giovani e gli italiani quella che il presidente del consiglio chiama "sfida della flessibilità" l'hanno già dovuta accettare malgrado loro, subendo la nomina a capo del governo di uno che avrebbe completato l'opera del suo predecessore e distrutto definitivamente il mondo del lavoro.
Mi perdonerà, professor Monti, se per definirla ho usato una categoria ideologica e monotona. E' che nella mia mentalità "conservatrice" - come mi definirebbe l'autore del golpe che l'ha messa lì dove sta - il ricco che odia il povero, il padrone che odia il lavoratore, si chiama in un solo modo: fascista.
E certamente l'esimio professore non ricorda che è stato proprio il suo monotono posto fisso da docente universitario - ben retribuito, regolato da contratto collettivo di lavoro e tutelato dai sindacati - a dargli la serenità mentale ed economica per approfondire ulteriormente i suoi studi, per viaggiare (senza porsi il problema di non avere i soldi per comprare un biglietto del treno e andare a un colloquio di lavoro o a un convegno), intessere rapporti proficui per nuovi e più interessanti incarichi, leggere libri, andare al cinema, recarsi nei musei e fare una serie di cose che ti elevano rispetto al livello culturale della capra; oltre che a sposarsi, fare dei figli, garantire loro una vita agiata, fare tanti regali ai nipotini, e così via.
Ma non è che lui sia stato più bravo, più intelligente, più preparato: è che oggi i giovani - anche quelli più bravi, intelligenti e preparati - non hanno le opportunità che ha avuto lui, e il posto non c'è né fisso né mobile, né per i giovani né per i meno giovani e gli italiani quella che il presidente del consiglio chiama "sfida della flessibilità" l'hanno già dovuta accettare malgrado loro, subendo la nomina a capo del governo di uno che avrebbe completato l'opera del suo predecessore e distrutto definitivamente il mondo del lavoro.
Mi perdonerà, professor Monti, se per definirla ho usato una categoria ideologica e monotona. E' che nella mia mentalità "conservatrice" - come mi definirebbe l'autore del golpe che l'ha messa lì dove sta - il ricco che odia il povero, il padrone che odia il lavoratore, si chiama in un solo modo: fascista.
mercoledì 1 febbraio 2012
E ci voleva una Commissione?
Alcuni mesi fa la Corte dei conti richiamò la regione Sicilia per i costi della formazione professionale, il governatore Raffaele Lombardo - e questa fu la cosa più divertente - cadde dal pero, si affrettò a precisare che questo non era dovuto alla gestione dell'assessore Centorrino (cosiddetto tecnico di area Pd), aggiunse che questa situazione era stata ereditata dalle passate gestioni e istituì un'apposita commissione incaricata di indagare sulla gestione del settore, presieduta da Filippo Panarello (un altro Pd).
Ora, a parte che Lombardo, notoriamente, non è che non ci fosse anche prima, quando era culo e camicia con il suo predecessore Totò Cuffaro, e a parte che comunque ormai è al governo della Sicilia da oltre tre anni e quindi avrebbe anche potuto accorgersene senza aspettare i rilievi dei giudici contabili, comunque adesso la Commissione ha finito il suo lavoro, che...no, non ha riservato alcuna sorpresa, almeno a quelli che non si sono foderati occhi, orecchie e cervello di prosciutto.
E allora vediamo: la spesa per la formazione, fra il 2004 e il 2011 (cioè fra Cuffaro e Lombardo) è aumentata notevolmente e oggi è di circa quattrocento milioni di euro, senza contare i soldi arrivati dai fondi europei. Le persone che ruotano intorno a questa macchina da soldi e da voti (l'indagine - ma va?! - parla di assunzioni pilotate da politici e burocrati soprattutto in prossimità di consultazioni elettorali) sono poco meno di novemila, cioè il 46% del totale - secondo quanto riferisce l'agenzia Ansa - "dei dipendenti attivi nel resto del Paese" e il triplo della regione Lombardia, che però ha il doppio degli abitanti della Sicilia e in percentuale circa la metà di giovani disoccupati. Fra gli "insegnanti" dei corsi di formazione c'è gente che ha fatto soltanto le scuole elementari (e, dunque, non escluderei che fosse già nel vortice dell'analfabetismo di ritorno) o al massimo si è spinto fino alla terza media (soltanto il 34% dei formatori ha un diploma di laurea). Per finire, spesso i fondi pubblici vengono assegnati ad enti fantasma o quasi, dal momento che non hanno una sede, e non vengono effettuati controlli sull'efficacia dei corsi.
Se non fosse chiaro, i commissari spiegano che "E' stato costruito un sistema fondato sulla crescita esponenziale della spesa pubblica indirizzato a creare posti di lavoro, a prescindere dalle esigenze effettive dell'utenza e dalla qualità del servizio". E ci voleva una commissione speciale per dirci che in Sicilia vige il clientelismo?
Comunque sia, adesso, per rispetto alla trasparenza e a tutti i siciliani costretti ancora ad emigrare perché qui non vale la laurea ma la capacità di mettersi ad angolo retto, sarebbe carino se i commissari ci dicessero anche se il loro lavoro ha avuto un costo e perché la Commissione - istituita all'Assemblea regionale siciliana nel giugno scorso "per la durata di mesi tre al fine di consentire al Parlamento di acquisire gli elementi necessari di conoscenza delle attività connesse alla formazione professionale" - di mesi ne abbia impiegati quasi il triplo. E che stilassero un elenco completo degli enti che hanno avuto contributi senza averne diritto, degli ignoranti chiamati a insegnare senza titolo e soprattutto dei politici che su questo sistema hanno costruito grattacieli di fortune elettorali.
Ora, a parte che Lombardo, notoriamente, non è che non ci fosse anche prima, quando era culo e camicia con il suo predecessore Totò Cuffaro, e a parte che comunque ormai è al governo della Sicilia da oltre tre anni e quindi avrebbe anche potuto accorgersene senza aspettare i rilievi dei giudici contabili, comunque adesso la Commissione ha finito il suo lavoro, che...no, non ha riservato alcuna sorpresa, almeno a quelli che non si sono foderati occhi, orecchie e cervello di prosciutto.
E allora vediamo: la spesa per la formazione, fra il 2004 e il 2011 (cioè fra Cuffaro e Lombardo) è aumentata notevolmente e oggi è di circa quattrocento milioni di euro, senza contare i soldi arrivati dai fondi europei. Le persone che ruotano intorno a questa macchina da soldi e da voti (l'indagine - ma va?! - parla di assunzioni pilotate da politici e burocrati soprattutto in prossimità di consultazioni elettorali) sono poco meno di novemila, cioè il 46% del totale - secondo quanto riferisce l'agenzia Ansa - "dei dipendenti attivi nel resto del Paese" e il triplo della regione Lombardia, che però ha il doppio degli abitanti della Sicilia e in percentuale circa la metà di giovani disoccupati. Fra gli "insegnanti" dei corsi di formazione c'è gente che ha fatto soltanto le scuole elementari (e, dunque, non escluderei che fosse già nel vortice dell'analfabetismo di ritorno) o al massimo si è spinto fino alla terza media (soltanto il 34% dei formatori ha un diploma di laurea). Per finire, spesso i fondi pubblici vengono assegnati ad enti fantasma o quasi, dal momento che non hanno una sede, e non vengono effettuati controlli sull'efficacia dei corsi.
Se non fosse chiaro, i commissari spiegano che "E' stato costruito un sistema fondato sulla crescita esponenziale della spesa pubblica indirizzato a creare posti di lavoro, a prescindere dalle esigenze effettive dell'utenza e dalla qualità del servizio". E ci voleva una commissione speciale per dirci che in Sicilia vige il clientelismo?
Comunque sia, adesso, per rispetto alla trasparenza e a tutti i siciliani costretti ancora ad emigrare perché qui non vale la laurea ma la capacità di mettersi ad angolo retto, sarebbe carino se i commissari ci dicessero anche se il loro lavoro ha avuto un costo e perché la Commissione - istituita all'Assemblea regionale siciliana nel giugno scorso "per la durata di mesi tre al fine di consentire al Parlamento di acquisire gli elementi necessari di conoscenza delle attività connesse alla formazione professionale" - di mesi ne abbia impiegati quasi il triplo. E che stilassero un elenco completo degli enti che hanno avuto contributi senza averne diritto, degli ignoranti chiamati a insegnare senza titolo e soprattutto dei politici che su questo sistema hanno costruito grattacieli di fortune elettorali.
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